Festa dei Pirati, per una libera Rete.

22 03 2010
Pirati

Un momento di "capovolgere i luoghi comuni"

Sabato alla Festa dei Pirati ho avuto subito un colpo d’occhio interessante. Si respira immediatamente l’aria dell’evento non paludato, a differenza di quella di qualche tempo fa a Montecitorio, che non aveva meso affatto in luce i problemi della libertà in rete, come avevo scritto nel post preedente.

Non ero presente alle sessioni mattutine, dedicate alla percezione (e all’uso) della rete da parte dei politici

Alle 15 un giovanotto poco più che ventenne, Gustav Nipe, del Piratpartiet, eletto al Parlamento svedese, ci spiega che dopo azioni repressive della giustizia Svedese sui download illegali apparse a molti eccessivee, è stato fondato il Piratpartiet che ha fatto eleggere tre persone: e alle prossime elezioni si pensa possano diventare molte di più. Nipe ha davvero  l’aspetto del giovane pirata da film.

Seduti al tavolo con lui, persone di diverse età, certamente non giovani come lui. Cosa voglio dire. Che l’approccio libertario alla rete unisce sia coloro che si sono affacciati a Internet quando ancora il web nemmeno esisteva che persone giovanissime. Mi verrebbe da dire “per fortuna”. E’ proprio una questione di mentalità, e chi ha raccolto l’eredita della prima Internet (o c’era) mantiene il vecchio spirito che forse si può semplificare nelle parole “information must be free”.

Nella parte intitolata “capovolgere i luoghi comuni: virtuale è reale” si è parlato appunto di come il virtuale scende nel reale, attraverso la moblitazione (meetup, popolo viola, iniziative come quelle di Enzo di Frenna, che ha organizzato una manifestazione davanti all’Ambasciata Americana per chiedere che il Presidente Obama si possa interessare alle imitazioni imposte alla Rete in Italia, successivamente criticata da Vittorio Zambardino).

sticker ufficiale della Festa dei Pirati

Carlo Infante e successivamente Marco Scialdone del Partito Pirata ci hanno tenuto a sottolineare che poco hanno a che fare con questi discorsi coloro che bulimicamente continuano a scaricare files che poi non avranno mai il tempo di vedere o ascoltare.

Molto interessante il capitolo successivo, “La rete non è la TV”, ottimamente coordinato da Guido Scorza. Lì è venuto fuori molto bene il gioco del potere che intende sottometere la Rete in ogni modo possibile, e questo avviene paradossalmente cercando di paragonare la Rete alla TV e alla necessità di NORMARE e legiferare a più non posso sul tema. Dove -è stato evidenziato- la TV ha sempre sofferto di scarsità di spazio (frequenze) che obbligava a pensare delle regole, mentre praticamente la Rete è illimitata.

In pratica si è messo in luce un meccanismo ben preciso: il potere economico (SIAE, gruppi economici potenti che hanno degli interessi tipo Mediaset,  aziende che non gradiscono le critiche dei consumatori…) esercitano pressioni sulla politica, che sostanzialmente inizia a reprimere con legislazioni restittive.

Questa tendenza a quanto pare si fa sentire più o meno in tutta Europa.

Ma come ha fatto notare tristemente Vera Franz dell OSI, se queste politiche sono simili in altri Paesi, sospinte dalle lobbies per i diritti d’autore  che guidano lo sforzo per il controllo della Rete,  l’Italia si distingue per un soffocamento anche della libertà di espressione. Di quese politiche fa parte anche la volontà di tenere basso il numero di persone su Internet e rendere difficile l’accesso WiFi (ne parlavo nel post precedente): “se Internet dovesse nascere oggi, vista la diffidenza dei Governi, probabilmente sarebbe diversa, più vicino alla TV a pagamento” (a me viene da dire o come il celebre Minitel francese).

Vittorio Zambardino mi ha letteralmente strappato l’applauso quando ha detto che bisogna “avere una rete stupida, neutra, sulla quale ognuno può avere iniziative libere”, e successivamente che “i politici scrivono certe leggi perché sono espressione di certi ceti dirigenti”, e poi soprattutto, rivolgendosi a tutti gli hacker (altro modo per definre i Pirati) presenti, che è sbagliato partire dal presupposto “che intanto noi le restizioni e censure sappiamo come aggirarle”. Ha chiesto “Ma voi volete vivere da qui a qualche anno in una società dove ci siete voi, noi bravini che ce la caviamo e poi il parco buoi di 13 milioni di utenti di Facebook che brucano dove vuole il Governo, che fa trattative dirette coi vertici di Facebook dicendo questo sì e questo no: questa come si chiama, non si chiama censura? Se la massa non è libera, noi non siamo liberi.”

Ecco, questa è Etica Hacker, aiutarsi, collaborare, prevenire le repressioni, scherarsi anche per e con chi è meno forte e meno consapevole.

Troppe altre cose interessanti sono state dette, anche sul famigerato “anonimato” in Rete che tanto spaventa benpensanti veri e di comodo. Che di solito, pronti ad attaccare le intercettazioni telefoniche, ignorano del tutto le problematiche dell’anonimizzazione dei nostri dati personali, assemblati, comprati e venduti da poteri economici . Di questa si occupa il Progetto Winston Smith: non ho potuto assistere alla loro sessione, però qui c’è il loro Convegno e-privacy e la loro Julia, che crea software per la privacy, come Elettra.

Chiudo notando con una certa amarezza che quasi nessuno dagli studiosi  di Rete che abbiamo in questo Paese si è occupato dell’ evento, delle sue implicazioni e dei suoi significati di “alterità” di modi e contenuti rispetto al convegno di Montecitorio. Dico “quasi” solo per precauzione, dato che la ricerca su Google non mi dà alcun risultato. Aspetto di scoprire di essermi sbagliato.

Tutto l’evento si può rivedere sul sito di Radio Radicale. Ne vale la pena, anche se la suddivisione in “capitoli” è alquanto approssimativa.

Intervista a Carlo Infante.

Qui i tweet che gungevano nel corso della giornata e venivano proiettati sul megascreen
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4 responses

22 03 2010
Daniele

Beh, spero comunque di non rientrare appieno nel “…parco buoi di 13 milioni di utenti di Facebook che brucano dove vuole il Governo”.
Certo forse non ho i mezzi tecnici degli intervenuti, ma mia auguro che le opinioni siano ancora Libere.
Di certo concordo sul fatto che i Governi vogliono il controllo di questo mezzo ed a questo bisogno opporsi, senza “se” o “ma” di sorta.

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22 03 2010
williamnessuno

Nessuno di noi ha i mezzi tecnici degli hacker presenti in sala, io (se tutto va bene) potrei classificarmi tra quelli “bravini” che cita Zambardino a proposito di se stesso, ma dubito anche di questo.
Zambardino ha parlato anche di “disobbedienza civile”, se vengono attuate leggi repressive è il caso di infrangerle in massa e di proposito… Insomma bisogna essere “situazionisti”, è tutto da vedere, specie in questo nostro sfortunato paese.

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22 03 2010
Daniele

E allora diciamo, in maniera diversa, la stessa cosa.
E’ un pò, se permetti, il discorso dell’alfabetizzazione digitale: avendo i mezzi, seppur pochi e limitati, possiamo fare in modo che la partecipazione sia attiva e scevra da condizionamenti.
Sarà sopratutto un percorso morale e mentale, nonchè culturale.
Se siamo furbi ce la possiamo fare, vista la pochezza informatica (e non) dei nostri politici.

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22 03 2010
williamnessuno

Il discorso era abbastanza chiaro: non basta sapere che alcuni se la possono cavare e aggirare gli ostacoli. Bisogna lavorare affincgé gli ostacoli siano rimossi.

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