Come si scrive un blog, ma soprattutto: chi lo scrive?

27 03 2010

La conferenza del 26 marzo nella cornice della “Festa del Libro” non era nè si proponeva di essere una sorta di Barcamp, con interventi aperti, iscrizioni a parlare e tutto l’apparato condiviso al quale gli operatori “professionali” e non di Internet si sono da alcuni anni abituati con soddisfazione.

Invece nel corso di questa conferenza, moderata con la consueta levità d Loredana Lipperini, esperta e cultrice della blogsfera da sempre, l’unico “vero” blogger presente era Zoro. Tutti gli altri erano giornalisti che tengono un blog per diverse ragioni, a parte anche Giovanna Cosenza: entrata da poco nella blogsfera (2008) fa un “uso consapevole” dello strumento, essendo una docente e una studiosa di media. Poi c’erano Alessandro Gilioli, Peter Gomez e Luca Sofri.

La presentazione dei singoli blog ha portato già a piccole sorprese. “il blog è già morto, adesso c’è Facebook” è stato detto, affermazione poi prontamente  contestata da Giovanna Cosenza, che ha spiegato bene come Facebook non potrà sostituirsi al blog, semmai alleggerire la blogsfera da molti personaggi che pur non avendo molto da dire sentono comunque l’esigenza di esserci, di farsi notare.

Senza generalizzare, è come se i giornalisti utilizzassero il mezzo-blog egregiamente ma senza sentirsi -ed essere, sinceramente- davvero parte della Rete. Senza saper decifrare ancora per bene le specificità delle diverse piattaforme. Il tema, per esempio, Facebook vs Blog è stato approfondito negli ultimi tempi dagli studiosi della Rete, come Maddalena Mapelli. Questo tra l’altro, non a caso, è stato il tema del primo post su questo nuovo blog.

Difficile ripercorrere tutte le cose dette nel corso dell’ora e mezza della conferenza. Cose anche banali e preistoriche come “sono insopportabili quelli che scrivono tutto con le k”. E vabbè, certo, quello fa parte come ha detto Loredana Lipperini dell’era in cui alla voce blog si leggeva “diaro adolescenziale su internet” o qualcosa di simile.

Nessuno ha fatto notare (probabilmente perché non ne ha esperienza diretta) quanto Facebook con le sue “note”, che potrebbero essere apparentemente simili ai “post” di un blog”, sia votato all’effimero, alla superficialità più estrema, al galleggiamento della “nota” stessa per pochi istanti nel maeltrom del flusso facebookiano. Zoro diceva “anche mio padre ha Facebook, scrive e viene commentato”. E non domani, ma tra cinque minuti anche per lui “è un altro giorno”.

Una delle cose più intelligenti e intense dette da Zoro è stata invece sulla “potenza” del blog sul lungo periodo, non solo come strumento da usare nell’immediato ma come “archivio della memoria”, una sorta di “come eravamo” anche commovente.

Poi ci sarebbe stato da approfondire l’aspetto di Facebook come “giardino chiuso” e del blog come luogo aperto a chiunque.

Il che ci ricollega con alcune poemiche tipiche. Sia Gilioli che Gomez hanno affrontato l’aspetto di come un giornalista debba e possa confrontarsi sul proprio blog con i commentatori insultanti (nel caso nascosti nell’anonimato o da nick ridicoli). Ci hanno spiegato che alla “Scuola di Giornalismo” hanno appreso che essere insultati fa parte del mestiere. E rimuovono solo i commento che insultano terze parti, che potrebbero provocare querele ai giornali. E’ chiaro che il loro ruolo istituzionale richiede questo. Un William Nessuno qualsiasi può decidere invece senza vincoli cosa far soppravvivere e cosa rimuovere. Personalmente non ho mai rimosso commenti anche pesanti se attinenti all’argomento in corso. WordPress mi consente di leggerli prima se provenienti da sconosciuti. Vedremo come deciderò di regolarmi.

Personalmente ho poco apprezzato l’atteggiamento snobistico de Luca Sofri, e non soltanto per quanto riguarda la questione commenti aperti/commenti chiusi. A quanto pare il suo blog, storico, come un premiato forno “dal 2002” (o “dal 2001”, non riordo), non ha mai avuto i commenti aperti. Solo ora, da pochi giorni, è possibile commentare.  Sofri ha espresso una certa insofferenza nei confronti dell’interazione diretta, anche se ha detto che in realtà lui ha sempre avuto scambi molto intensi coi suoi lettori, ma via email e non pubblicamente. Questa è una faccenda di scelte personali, sulle quali sarebbe banale esprimere gudizi. Come ha detto lui stesso: “non mi piaccionono i blog dove uno racconta, per dire, come fa la doccia: preferirei che diceste cose diverse, ma poi ognuno libero di fare come vuole”. Appunto. Ognuno fa come vuole. Grazie, eh.

Sofri ha detto che forse lui dal blog ha preso l’uso della prima persona nella scrittura, iniziando un articolo per un importante giornale con “Sono seduto sul letto del Duce”. Beh, direi che semmai questo vezzo l0 può aver preso più che altro da una visione -tutt’altro che disdicevole, volendo- di se stesso quale scrittore, e credo che coi blog abbia veramente poco a che fare. Opinione personale, ovviamente.

Di conseguenza si aperto un capitolo sui commenti, e in particolare sono stati molto criticati (o ridicolizzati) coloro che usano dei nick dietro i quali “si nascondono”.

“Nanninanni 74 è uno che ormai ha 36 anni e farebbe bene a prendesri le sue responsabilità” E certo.

Questo post è già troppo lungo per aprire il discorso sulla scelta dei nick e degli anonimati, allora dirò solo:

– siccome questa cosa dello pseudonimo, declinata quale nick o come addirittura anonimato è spesso usata per ipotizzare registri o obblighi, sarebbe bene discuterne in una sede specifica.

– Fin dall’inizio mi sono dovuto scontrare con la perplessità rispetto alla mia volontà di usare uno pseudonimo, tra l’altro nato su Radio3 nel breve periodo in cui ebbi la fortuna di lavorarci come autore: non si capisce molto bene perché questa sia considerata una cosa disdicevole. Eppure ci sono sempre stati scrittori e giornalisti che hanno usato pseudonimi. Sulla rete NO? I blogger non possono farlo? Perché? Bisogna per forza usare il nome anagrafico? Perché? Il mio, volente o nolente, è pure registrato alla SIAE. Quindi immaginate quale “anonimato” consente. Sono certo che se andaste da qualunque blogger che mi conosce e col quale ho collaborato negli anni (premiato opificio dal 2003) parlandogli di quel tizio che si chiama (mio vero nome) vi guarderebbe con sguardo vuoto…

– L’anonimato in rete è solo presunto, in teoria se qualcuno scrive o fa cose disdicevoli o illegali è facilissimo per le autorità  identificarlo, anche se si firma Cucciolone65. A qualcuno questo starà antipatico, non lo metto in dubbio, ma è la blogsfera, bellezza.

– Bisognerebbe, per affrontare il tema in modo serio, porsi la domanda del perché le persone scelgano di aprire un blog o comunque scrivere in rete con un nick (“tenerlo nasccosto al capufficio” è un po’ limitato come approccio), capovolgendo la prospettiva non solo sulle esigenze dei “commentati” ma anche sulle ragioni di chi usa il nick. Che spesso sono molto serie. Tra parentesi secondo me avrebbe meritato anche un approfondimento il nick “Zoro”. Zorro, un idealista giustiziere mascherato. Anche se Diego Bianchi ha voltuto precisare subito che il suo “vero” nome c’è sempre stato nella testata.

Il problema semmai è vivere la Rete come comunità, non come luogo di mero sfogo isterico, anche se perfino i Troll possono alla fine avere il loro ruolo “ecologico”, come ha scritto Giovanno Boccia Artieri. Questo era l’approccio dell” Etica hacker”. La crisi di educazione e civiltà si riscontra dappertutto, è difficile capire come si possa pensare che la Rete (intesa nel suo insieme, non come comunità di elite) possa esserne esente.

I tempi non hanno permesso un “terzo giro” di approfondimento su questi temi. Non c’è stato spazio nemmeno per le domande, che per altro non erano previste dal format. Io mi ero abituato a commentare con twitt in diretta, per esempio, che danno un’idea ai miei amici di cosa si sta parlando e allo stesso tempo fungono da “traccia/appunto” personale, e di questi ho sentito la mancanza: ma all’Auditorium a parte che la copertura nelle sale è risibile, c’è proprio l’obbligo di tenere gli smartphone spenti. Pazienza.

Io vorrei aggiungere che in questi anni il “lavoro di scrittura” su un blog si è molto complicato. Un tempo sarei tornato a casa ieri sera e avrei sparato le mie dieci righe di commento puramente emozionale. Adesso pubblico il post un giorno dopo: solo ricercare tutti i link  è stato un lavoro.

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10 responses

28 03 2010
Daniele

Dammi un pò di tempo: stampo, leggo e rispondo.
Argomento che mi interessa parecchio.
(Certo, non sono una “Blogstar”, moi).

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1 04 2010
aitan

Il blog è morto, viva il blog!
E poi pure questo faccialibro c’ha i giorni contati… come tutto.

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2 04 2010
williamnessuno

Innanzitutto scusate per il ritardo con il quale rispondo, ho avuto problemi di connesione.
– Nemmeno io sono una blogstar, Daniele! Si vede anche dalla quantità esorbitante di commenti che questo post ha fatto registrare… 🙂
– Gaetano, qui non c’è ancora la percezione che la Rete (per ora) sia un magmatico luogo di evoluzione, nel quale si possono fissare solo paletti molto molto provvisori e relativi. E poi dopo tre mesi lo scenario possa essere cambiato…

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13 04 2010
tiptop

Come blogger (ma credo proprio solo autenticamente blogger) since 2005… devo dire che ne hai fatto un quadro completo, non esaustivo, perchè non si riuscirebbe mai, però hai toccato direi tutti i punti essenziali.
Un uso del nick potrebbe essere anche per difesa personale, visto che nel web ti può raggiungere chiunque… se non avessi avuto il nick mi sarei trovato un sardo (sconosciuto) innamorato venuto a nuoto da Cagliari sgocciolante sotto il portone di casa…

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13 04 2010
williamnessuno

Sì, non si può essere esaustivi su un tema del genere, e poi più scrivevo più mi rendevo conto che il post stava diventando troppo lungo…
I casi che si potrebbero citare in difesa dei nick sono senza fine; io stesso (perfettamente identificabile, come ho spiegato) avevo allentato il blog su Splinder soprattutto perché sapevo che una persona lo leggeva per controllare i miei movimenti, e non solo i miei. Questo mi toglieva la voglia e quindi l’opportunità di raccontare molte cose, così il blog languiva. E questo è solo un caso, il mio.
Ne conosco molti altri.
Grazie, Donatella! 🙂

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13 04 2010
tiptop

veramente sono Cristina… a proposito di nick…

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13 04 2010
tiptop

se vedi il mio blog ho lo stesso avatar anche in FB (lo tengo apposta)
Donatella è Tabatha4ever! vedi commento a post più sotto su FB dove c’eravamo tutte e due… comunque siamo parenti, sono la sua zia, sorella della sua mamma.

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13 04 2010
williamnessuno

Gasp! infatti non ero sicuro, ma sai, noi con questi nick… Combiniamo sempre pasticci!
😀
Allora ciao Cristina! 🙂
Vado a vedere il tuo blog e poi quello di Donatella, così non faccio più casini!

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14 04 2010
tabatha4ever

Io sono tabatha4ever!

La vera Bolgger e Tiptop, io non m’impegno più di tanto.

Donatella

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14 04 2010
williamnessuno

Sì, finalmente ho capito, mi sono visto i vostri blog… Un aspetto che non mi piace di wordpress sono queste iconcine tutte simili che attribuisce alle persone…
Ciao e grazie!

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