lasuma perdi (riflessione su Facebook e su come sia stanco di polemizzare con chi non conosco)

11 07 2010

(da un commento che ho appena pubblicato sul mio Facebook)

(…) E’ che sto imparando con chi val la pena di dibattere e con chi non vale.
FB si basa sugli amici.

Se non li conosci direttamente sono già amici un po’ annacquati.

Questi amici che non conosci bene (come nella vita vera) possono avere amici che a te non piacciono affatto. Diciamo che proprio non sopporti.

Ma qui su FB sei obbligato in qualche modo ad incrociarli, nei commenti. Ecco, io sto cercando di imparare a non scatenare la mia vis polemica nei confronti di persone che

a) non conosco, non sono nemmeno mie amiche e mai lo saranno

b) che chiaramente sono presuntuose, esaltate, autoreferenziali e simili (ovviamente per loro sono io ad essere così).

E’ una questone di salute, magari dopo aver discusso fortemente con qualcuno che neanche conosco resto nervoso per un paio di ore. Non va bene. Da un lato mi sono chiesto se sia giusto (dato che da anni mi interesso alle relazioni in Rete), se non sia una sorta di discriminazione, non sia il crerare poi alla fine un habitat di soli tuoi “simili” (qualunque cosa questo voglia dire) ed escludere chi non la pensa come te. Dopo questa riflessione però (grazie Cristina Solza per avermela “estratta” come un dente) mi rendo conto che dibattere con chi non ti è amico, non è tuo “simile” oggettivamente non fa parte e non ha mai fatto parte delle finalità e delle modalità di FB, progettata per tenere in contatto gli amici, definizione già allargata rispetto alll’obiettivo principale e originario, che era semplicemette quello dei “compagni di scuola”.

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9 responses

11 07 2010
Nicoletta Lolli

esiste una forma di aggregazione umana naturale che attraversa l’intero web.
in un social network è anche più evidente…
trovo naturali perciò anche la tua reazione prima e riflessione poi. l’istinto di sopravvivenza intellettuale e fisica non ci abbandona nel mondo virtuale, e accompagna la curiosità di nuove conoscenze, di scambio e interazione con nuove persone e idee, you know?
purtroppo noto spesso che l’ansia di protagonismo limita e condiziona proprio la libertà di aggregazione naturale, ne disturba i colori e la priva di quel carattere originale e sorprendente che rende il contatto umano (chè anche sul web di questo si tratta) uno strumento prezioso e affascinante.

Facebook non si sottrae al caos dei profili, al rischio della ‘maschera virtuale’ indossata da molti per nascondere la propria realtà, al traffico di idee e agli incidenti causati da scorrettezza, dall’arroganza, dalla fretta di voler arrivare prima. certe volte ci troviamo ‘imbottigliati’ in questo traffico tanto da innervosirci a nostra volta, o ci controlliamo, o sono scintille…

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11 07 2010
tiptop

in sunto, penso sia tempo perso discutere con arroganti/ignoranti, in quanto non dispongono per natura degli strumenti per farlo, cioè un po’ di apertura mentale.
Per ignoranti non intendo chi non ha studiato, ma quelli che sono ignoranti dentro.

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14 07 2010
williamnessuno

Scusate, non mi sono colegato al blog per alcuni giorni.
Domano vi risponderò e per ora vi ringrazio per le vostre considerazioni.

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15 07 2010
williamnessuno

Nicoletta, al di là delle maschere, che ovviamente tutti portiamo volenti o noleti in rete, ho sempre dovuto constatare che la virulenza delle reazioni in rete è superiore a quella “nel mondo reale”. La facilità di cadere nella provocazione quando non sai come spiegare la tua posizione è estrema.
Io stesso, non essendo superman, casco in queste logiche. Mi sto semplicemente chiedendo perché dovrei interagire con persone che non rientrano nel mio “primo cerchio”, che non conosco e che non voglio conoscere. Evitare queste interazioni potrebbe aiutare a limitare le perdite di tempo e l’eccesso di stress.
Tiptop, personalmente mi sono sempre mosso in rete con un spirito pionieristico, secondo il quale internet debba essere un ambiente paritario, dove tutti hanno diritto alla tua attenzione e interazione. C’è stato un tempo nel quale quando mi insultavano sul blog non cancellavo nemmeno i commenti offensivi.
Facebook ha questo svantaggio/vantaggio dell’interazione immediata, a caldo; mi sento in dovere di replicare subito ed è qui che sbaglio dato che non ho il sangue freddo necessario. Nel Blog puoi vedere i commenti pesanti anche dopo due giorni. E’ a freddo a quel punto. E freddamente puoi decidere cosa fare.
Da qui, la decisione che ho preso.

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18 07 2010
Daniele

Molte persone che leggevano il Blog le ho ritrovate su “FB”.
Non li ho trovati “annacquati”: anzi, forse, questa nuova forma (per me) di dialogo si è dimostrata più veloce ed efficace del Blog.
Si dice che l’era dei siti personali sia finita e tu sai che io ho deciso, invece, di tornare a dedicarmici con più attenzione. La probabilità di trovare delle persone diciamo “poco adatte” sono alte in entrambi i casi. La facilità con cui NON ci si capisce nei vari commenti è una delle fonti scatenanti delle incomprensioni che poi sfociano nella “cancellazione” di alcune persone. Manca la fisicità, lo sguardo, la voce: tutto. Restano le parole scritte, spesso anche male. Io penso, nel mio piccolo, che un confronto civile sia alla base della comunicazione, con chiunque, e a maggior ragione con chi non si conosce “dal vivo”.
Io casso, brutalmente.
E cerco di viverla meglio che posso, questa Rete a volte così povera.

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26 07 2010
williamnessuno

Daniele, “Manca la fisicità, lo sguardo, la voce: tutto. Restano le parole scritte, spesso anche male” : è esattamente quello che penso e ho scritto ne “La Visione Fideistica della Rete” ormai anni fa.
Buon ritorno alla blogsfera!

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22 07 2010
Insiemistica internet « Magnethic Metablog

[…] Questo concetto di “comunità ristretta” è insito nell’identità stessa di Internet, anzi io direi all’opposto della tua osservazione, che quasi sempre ha travalicato in senso estensivo le intenzioni dei suoi creatori. Internet come è noto, è nata come rete destinata a un uso prettamente militare: se saltava un nodo le informazioni vitali pr la difesa si sarebbero diffuse attraverso un perorso diverso, ma sarebbero comunque giunte. Poi, la sua stessa potenzialità e l’intuizione di alcuni hanno fatto in modo che diventasse una rete mondiale, usata per altri fini. ESTESI. Ma fin dall’inizio, direi, con le “liste” e coi gruppi di discussione (il web non c’era ancora: via email!) favoriva l’addensamento/interazione di persone con interessi simili, e ovviamente, sotto certi aspetti, omogenee. Quando parliamo di social network, poi, questo concetto stesso fondamentalmente è legato a quello di “comunità ristretta”. Nel caso di Facebook, di nuovo sono stati superati i confini previsti dagli stessi creatori, che erano meramente quelli di favorire i contatti tra compagni di liceo. i Ning si rivolgono a e sono creati da gruppi specifici, che normalmente condividono un progetto. L’utopia di volersi relazionare con TUTTI, può anche portare a conseguenze di dissipazione del tempo e, peggio ancora, a stress emotivi assai poco utili, come racconto in questo recentissimo post. […]

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25 07 2010
cristina bove

A comprova dell’interazione webale, ho visto il nome nella lista di una amica facebook, mi ha interessato l’argomentazione in genere, ed eccomi giunta fin qui.
Sono fuori tempo, ma forse non del tutto fuori tema.
Per me la rete ha rappresentato e rappresenta quanto ho ho scritto quache tempo fa nel mio blog.
Riporto uno stralcio qui:
Sopravvissuta a tanti momenti terribili, a tanti punti cruciali, malgrado i malanni sono ancora qui.
Circa tre anni fa non lo avrei nemmeno ipotizzato, mi sentivo in un certo senso braccata dalla signora in nero.
La sfida a me stessa: apro un blog, scrivo, forse qualcuno passa e legge.
Cominciai per gioco, per distrarmi da un pensiero angosciante.
Ho avuto sorprese insperate, ho conosciuto persone meravigliose, ho pubblicato libri, ho stretto amicizie straordinarie. In tre anni.
Può darsi che aprire un pc e collegarsi sia stata e sia tuttora una terapia che va oltre ogni aspettativa. Una cura di mantenimento pari alla quantità di farmaci che assumo quotidianamente, ma che direi la migliore visti gli effetti, una panacea con effetti di sospensione a tempo indeterminato.
Talvolta ho la sensazione che se non avessi sentito la precarietà dei miei giorni, non avrei avuto l’ardire di iniziare questo cammino telematico, non avrei avuto la spinta a conoscere scrittori e poeti diventati anche amici: il fatto di sentirmi veramente sul filo del traguardo, mi ha dato anche la forza necessaria a propormi.
Mi sono resa conto che in questi tre anni ho condensato la mia vita di donna e d’artista, ho acceso qualche sentimento, espresso qualche idea, mostrato una parte essenziale di me stessa.
Ma qui viene l’assurdo: spesso mi chiedo, se la proroga continuasse a lungo, quanti di quelli che mi hanno accolta in virtù del poco tempo a me concesso, continuerebbero a considerarmi?
Non sono una psicologa, eppure penso che sia stato proprio quel senso di precarietà a farmi aprire le porte da qualcuno, seppure con riserva, e che ora, essendosi stabilizzata la mia presenza, comincia già larvatamente a mostrare segni di insofferenza, se non di rifiuto.
In altri tempi ne avrei sofferto. Oggi sorrido e chiedo scherzando, a me stessa: s’ha da muri’ pe’ campa’?…
Per fortuna alcune amicizie consolidate mi stanno sostenendo a oltranza, ed è una cosa, lasciatemelo ripetere, meravigliosa!

Grazie dell’attenzione
saluto augurando buona continuazine dell’estate
cristina bove

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26 07 2010
williamnessuno

Cristina, è molto interessante quel che ci racconti. Intanto ti ringrazio.
Il mondo del web è vasto e ricco di persone molto altruiste. E ti assicuro che negli anni 90 (quando tutto era ancora più nuovo e le persone sulla Rete erano molte, molte meno) era ancora meglio.
Nel tuo caso, solo tu puoi essere giudice della situazione, e percepire se il fatto che tu abbia messo avanti il tuo ragico destino abbia o meno influito sulle persone con le quali ti relazioni. Probabilmente sì. Ma solo tu puoi percepire QUANTO.
La domanda che ci si potrebbe porre è semplicemente: come mai hai sentito l’esigenza di richiamare l’attenzione attraverso questo futuro nefasto in agguato? Avresti potuto aprire il blog comunque, e adesso non avresti questi dubbi.
Per quanto riguarda il tema specifico del mio post, constatavo che su Facebook si crea un’ansia da commento anche quando non solo non sarebbe necessario, ma come se non bastasse pensarci, scrivere, rileggere causa anche stress e maulomori di spiacevole intesità.
Grazie per il tuoi interessante racconto.
Ti faccio i miei migiori auguri, spero di incontrarti ancora nel vasto mare del web.

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