2 gennaio 2012: Roma post atomica

3 01 2012

Clima domestico. Da pianura padana. Scarnnebbia perfino, in qualche modo tutto suo, tutto romano. Pochissima gente in giro, soprattutto lavoratori stranieri. Il tram 2 è soppresso, Alemanno sta inscenando una nuova potatura degli alberi, poi farà manifesti in cui se ne vanta. Del resto quale altro successo potrebbe mai vantare? Stormi di operai-corvacci fluorescenti sui rami al suolo. Auto della “municipale” coi lampeggianti blu peggio che alle tre del mattino di capodanno. Il percorso lento e tortuoso del sostitutivo singhiozza in una slow motion esasperante. Alla fine l’altro autobus al capolinea c’è ma per ragioni misteriose è chiuso. Continua lo straniamento. Mi arrendo e mi rifugio in un bar. Il cornetto è orrendo, ma pazienza. Quello che mi piace è la luce dell’interno paragonata al buio plumbeo dell’esterno. L’autobus nel frattempo è stato aperto. Salgo. Arrivo all’auditorium Rai, e il montatore non c’è. “Mi raccomando arriva alle otto” mi avevano detto dalla redazione, probabilmente per divertirsi alle mie spalle: sono le otto e trentacinque. In due anni non ho mai trovato qualcuno prima di quest’ora. La montatrice arriverà alle nove tutta allegra, chiedendomi come mai io non sapessi del suo orario per oggi. Glisso sul simpatico disguido. O scherzo. Io ho fatto fruttare il tempo scrivendo queste righe, e in fondo in fondo penso “buon 2012”.

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