la grande buffonata

11 01 2013

Che io sia ingenuo è ben noto. Solo io infatti potevo illudermi che Berlusconi da Santoro potesse essere un vero e proprio evento mediatico e non una sceneggiata piuttosto penosa. Berlusconi ha fatto la sua parte, ben istruito da chissà quanti spin doctors su come dovesse comportarsi: sorridere, fare il gentile per posibilmente dissipare la pessima impressione di nervosismo e arroganza sfiggiata finora da Giletti, Annunziata, Di Mare e Gruber. Quindi un sorriso strafottente stampato in faccia quasi sempre. Santoro che recita la parte di quello che sta tranquillo, che non vorrebbe sentirsi di nuovo dire “si contenga!”. Berlusconi ancora coi compiti a casa che evidentemente gli ha fatto qualcuno. Che mi ha fatto venire in mente, quando ero ventenne, il fratello di un amico promosso alla maturità a una scuola privata. Il mio amico commentò laconico ai mie rallegramenti: “paga apposta”.

I compiti copiati consistevano in un circostanziato elenco delle “malefatte” di Marco Travaglio, il quale aveva già fatto il suo pezzo senza mordente: trovarsi di fronte chi di solito si critica aspramente a distanza evidentemente non è proprio la stessa cosa… Travaglio anche lui leggeva il temettino e quando Berlusconi lo interrompeva non gli rispondeva, si limitava a fermarsi per riprendere la recitazione delle “Nebbia agli irti colli”, come un mio parente che da piccolo pensava di recitarla benissimo e invece si cimentava in una solfa cadenzata senza alcuna espressività. Colpa evidentemente di un insegnante al quale non interessava che lui la capisse, ma solo che la sapesse snocciolare…

Insomma Berlusconi seduto al posto di Travaglio legge divertitissimo questo elenco delle condanne di Travaglio stesso. E lì la pantomima raggiunge il culmine con Santoro che si mette ad urlare, che si rifiuta di stringere la mano all’uomo dai capelli disegnati quando si alza dopo l’edificante siparietto. Travaglio abbozza, e si capisce anche perché quando Santoro accusa Berlusconi: “questa cosa non era negli accordi che abbiamo preso!”. Allora è chiaro che per Santoro, come hanno già scritto in tanti oggi, si è trattato solo di una pura e semplice operazione di audience. Il che è lecito, assolutamente lecito, ma assai poco edificante. E poi verrà difficile accettare lezioni di etica da chi ha architettato un disegno simile.

La commedia ritorna farsa quando Berlusconi spolvera con sussiego e ridacchiando, prima di prendevi posto, la sedia dove era stato seduto Travaglio, tra i fischi da stadio del pubblico. Un vero e proprio schifo.

In tutto questo personalmente salvo solo gli interventi di Luisella Costamagna e di Giulia Innocenzi, che almeno, poverette, hanno tentato di fare delle domande serie. Ma nel Circo Barnum era difficile.

Tutto il resto è da dimenticare.

Specie i voti che questa buffonata avrà fatto guadagnare all’Homo Ridens.

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