two minute warning

23 02 2015

Questa volta il sogno ha a che fare con alcune persone con le quali lavorai in passato, proprio all’inizio del mio percorso televisivo.

Sto visionando del materiale: Cino Ricci (1) uscito in mare con dei pescatori in Sicilia.(2)
Il tutto si svolge nella sala montaggio di via Modestino a Milano, collocazione corretta, non di fantasia.
Evidentemente dopo 25 anni la ricordo alla perfezione.
Ci sono belle cose e io vado da Roberto e gli dico: si possono fare quattro minuti.
Lui molto sgarbatamente (3) mi dice “massimo due.”(4)

Il sogno continuava, c’era anche Amedeo, il regista: però purtroppo quella parte dopo me la ricordavo solo appena svegliato. Ora non più.

 

Cino Ricci

 

 

(1) Il famoso velista Cino Ricci, skipper di Azzurra, era un persona simpaticissima che lavorò al programma estivo di Telemontecarlo “Pianeta Mare” (versione estiva di “Pianeta Neve”), del quale coordinavo i testi (in pratica li scrivevo e venivano speakerati per alcuni servizi, oppure correggevo quelli scritti da altri).

(2) Mi pare che fossero pescatodi di perle. “E quello per questo è un sogno!” (cit.)…
Credo che questo aspetto del sogno abbia a ch fare con Zoro a Lampeusa: vedendolo ho ricordato che anche io c’ero stato proprio con Cino Ricci per Pianeta Mare, ma ovviamente all’epoca per trattare argomenti turustico/marinareschi e non sociali. Comunque spesso gli operatori andavano da soli a girare e al ritorno bisognava visionare il materiale per poi montare, cosa che in alcuni casi facevo io con un collega montatore, Alessandro, un caro amico del quale ho perso completamente le tracce. Sennò montava il regista, Amedeo, In altri casi andavo anche sul posto per impostare il servizio.

(3) Roberto, che presidiava gli uffici, era a tutti gli effetti il capo quando non c’erano Bruno o Lamberto (evito i cognomi per ovvi motivi):  era una persona estremamente educata, non si rivolgeva MAI in maniera sgarbata a nessuno. A me poi voleva bene, diceva che gli ricordavo un suo amico che non c’era più, e mi chiamava “Peppino” come lui. Lo lasciavo fare, anche se di solito mi ribellavo a diminutivi che non fossero “Beppe”.

(4) La durata dei servizi non era affatto un problema all’epoca, c’era solo da non sforare la durata della puntata, che mandavamo fatta e finita con cassetta all’emissione di TMC. E’ stato in tempi recenti, in Rai, che si è teso a limitarne la durata. L’ultimo anno nella nostra sezione del programma si era arrivati a chiedere una durata di un minuto e mezzo, entro la quale bisognava raccontare un’intera storia…
E per me era davvvero un incubo. Ho sempre sostenuto che i servizi abbiano una loro “durata vitale”, sotto la quale, taglia taglia, anche se lo spettatore non lo saprà mai, si perdono punti importanti della vicenda..

 

 

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