i nuovi media uccidono la nostra potenza creativa?

21 12 2015

Prometto sempre a me stesso di rimettermi al lavoro per affrontare alcune problematiche di Rete recenti, successive ai tempi di “i blog e la visione fideistica della rete” del 2008.
Poi non lo faccio mai, prima di tutto perché non ne ho i titoli, seconda cosa perché non ne capisco più le ragioni, mi sembra di parlare al vuoto, che le mie riflessioni comunque vadano sempre contro gli entusiasmi che dominano.
Entusiasmi che poi, in tempi d renzismo, paiono obbligatori, perché adesso apprendo, dopo le giornate di Venaria Reale dove imperversava la mistica del Digital Champion, abbiano inventato anche la categoria  dei “gufi” sulle tematiche internet e non solo su quelle politiche.
Approfitto quantomeno per riportare degli stralci secondo me di qualche interesse.

Giorgio Beretta, blogger storico col nome di Stragatto, su Facebook il 16 novembre alle ore 10:48 ·notava di sentirsi limitato a scrivere su tablet con la tastiera virtuale, e si è aperto un dibattito su come la tecnologia possa influenzare  la ricchezza o povertà della nostra comunicazione, e soprattutto della scrittura.
“Che la tecnologia comporti una involuzione del pensiero, riducendo tutto a poche e banali considerazioni ?” Si chiedeva.
Ho iniziato con questo commento:

Non solo.
Secondo me, se paragono i miei scritti di 25 anni fa a quelli di adesso noto con evidenza che quelli vecchi erano molto più articolati e complessi. Più ricchi.
Magari il problema fossero le tastiere.
Temo il problema sia che ci stiamo abituando alla semplificazione e alle sintesi selvagge.
E non so mica se poi saremo in grado di tornare indietro.

Luca Spoldi osservava allora argutamente che la causa di quello che notavo non può essere semplicemente attribuita al salto tecnologico, e che comunque ormai non ci esprimiamo più con la prosa complessa di un tempo anche per via del fatto che certi strumenti social sono utilizzati soprattutto dai più giovani, che “molto prolissi non son mai stati manco ai tempi del Manzoni”.

Allora rispondevo così:

Certamente non è colpa della tecnologia.
La tecnologia è neutra, i media però no.
Per esempio delle perplessità su Twitter le ho da sempre (chi mi segue sa che praticamente non scrivo MAI direttamente lì).
Si tratta di qualcosa di più complesso che ha a che fare strettamente col linguaggio che noi giocoforza adottiamo sulla rete, per questioni di spazi (ancora Twitter) ma anche di tempi.
Le risposte in una dinamica social devono essere veloci QUINDI ( = conseguenza e non causa) brevi.
Mi capita spesso, in determinati casi, di sentire la necessità di rispondere subito, prima che lo faccia qualcun altro e si spezzi la connessione logica con quanto ha scritto il mio interlocutore e quello che ho in mente.
Il che tra l’altro mi porta a fare anche un sacco di vergognosi errori di battitura. Semmai dopo correggo…
Ultima considerazione su quanto hai appena scritto.
Manzoni a parte, quello su cui c’è da riflettere è il fatto che stando a quel che dici, noi più “maturi” ci adegueremmo anyway allo stile dei ragazzi.
Non considerando nemmeno l’eventualità di trasmettere qualcosa a loro, ma seguendoli pedissequamente nell’impoverimento.
Però, aspetta un attimo: noi mica interagiamo con dei sedicenni, nella maggior parte dei casi…
Probabilmente c’è dell’altro, no?

Credo che queste problematiche siano ben più complesse e più delicate di quanto discusso in quella sede, che in fondo era pur sempre un breve post su Facebook con una serie di commenti.
Sempre meglio di Twitter, ma insomma.

Mi aspetterei invece degli studi sociologici ma soprattutto linguistici su tali questioni e su molte altre.
Parto sempre da me stesso perché penso di sapermi osservare criticamente, almeno a grandi linee.
E ho notato che da quando passo parecchio tempo su Facebook -ma anche su altri siti- è pesantemente diminuita la mia capacità di attenzione prolungata.
E di conseguenza la mia capacità di leggere testi lunghi (anche romanzi!) è stata gravemente intaccata.
Dopo un po’ mi stufo e abbandono.
Raccontare che sia a colpa degli scrittori perché non sanno rinnovare il proprio stile secondo me è una delle tante stupidate che si dicono.

Non parliamo dell’influenza NEFASTA sulla scrittura (ripeto: parlo per me).
Se rileggo quel che scrivevo negli anni novanta noto un flusso narrativo brillante, potente, che adesso non ho più. La capacità descrittiva molto articolata e originale, la caratteristia di scrivere molte righe per far vivere una situazione con tanti dettagli e linguaggio ricco.
Non posso essere certo che questo abbassamento della mia capacità descrittiva a favore di una sintesi talvolta banale sia una mera conseguenza della pratica quotidiana dei social. Magari a discapito di letture alte.
Probabilmente non c’entra nulla.
Ci saranno alre cause, tipo l’età , la perdita di fiducia e motivazione o chissà cosa.
Però se io fossi uno studioso di comunicazione mi porrei il problema.


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5 responses

22 12 2015
Selene Verri

Be’, sull’effetto dei nuovi media sulla mancanza di volontà di leggere (dovuta a un rilascio di dopamina immediato, e quindi a una vera e propria dipendenza), ho postato tempo fa un articolo. Inevitabile che se questo influenza la lettura, influenzerà anche la scrittura.
Per me però è sicuramente qualcosa di più: c’è il fatto di essermi messa, a partire da un certo momento, a scrivere quasi solo news, che sono un formato abbastanza preformattato (e questo nonostante il fatto che io faccia sempre lo sforzo di non usare troppe frasi fatte, ma vabbè, se parli di un incidente, o di un attentato, i morti son morti, i feriti son feriti, e devi metterli nel lead, non si scappa, le regole son quelle); il fatto di scrivere sempre meno, e soprattutto sempre meno in italiano, usando soprattutto inglese e francese; il fatto di lavorare-parlare-scrivere-lavorare tutti i giorni in tre lingue, finendo quindi con il dimenticare tutta una serie di vocaboli ed espressioni in TUTTE le tre lingue per usare quasi sempre la stessa terminologia; e poi boh, forse c’è anche un’elasticità cerebrale inferiore, lo vedo anche in altri contesti. Quindi per quanto mi riguarda preferisco non pensare ai social media, perché lo vedrei più che altro come un alibi. Per quanto il fatto che io lavori in più lingue sia ANCHE dovuto al lavorare tanto sui social, su questo non c’è dubbio. Ma è un altro discorso rispetto a quello che fai tu.

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22 12 2015
Selene Verri

Be’, sull’effetto dei nuovi media sulla mancanza di volontà di leggere (dovuta a un rilascio di dopamina immediato, e quindi a una vera e propria dipendenza), ho postato tempo fa un articolo. Inevitabile che se questo influenza la lettura, influenzerà anche la scrittura.
Per me però è sicuramente qualcosa di più: c’è il fatto di essermi messa, a partire da un certo momento, a scrivere quasi solo news, che sono un formato abbastanza preformattato (e questo nonostante il fatto che io faccia sempre lo sforzo di non usare troppe frasi fatte, ma vabbè, se parli di un incidente, o di un attentato, i morti son morti, i feriti son feriti, e devi metterli nel lead, non si scappa, le regole son quelle); il fatto di scrivere sempre meno, e soprattutto sempre meno in italiano, usando soprattutto inglese e francese; il fatto di lavorare-parlare-scrivere-lavorare tutti i giorni in tre lingue, finendo quindi con il dimenticare tutta una serie di vocaboli ed espressioni in TUTTE le tre lingue per usare quasi sempre la stessa terminologia; e poi boh, forse c’è anche un’elasticità cerebrale inferiore, lo vedo anche in altri contesti. Quindi per quanto mi riguarda preferisco non pensare ai social media, perché lo vedrei più che altro come un alibi. Per quanto il fatto che io lavori in più lingue sia ANCHE dovuto al lavorare tanto sui social, su questo non c’è dubbio. Ma è un altro discorso rispetto a quello che fai tu nel blog.

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4 08 2016
williamnessuno

Posteresti il link al tuo vecchio articolo? Grazie. W.

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22 12 2015
dokclab

Forse il titolo è esagerato, ma i nuovi media, a mio avviso, contribuiscono fortemente all’impoverimento del linguaggio.
Mi permetto di fare un paragone con il disegno.
Alcuni anni fa (svariati in verità, sigh!), lavoravo presso una azienda e facevo progetti di interni, ed al posto dei rendering allora erano d’uso le prospettive acquerellate, in ciò ero piuttosto bravo e soprattutto veloce, ne facevo circa una al giorno.
Oggi, grazie ai nuovi mezzi, mi capita spesso di presentare i miei progetti attraverso rendering e visualizzazioni tridimensionali.
Ogni tanto però mi diverto ancora a fare qualche acquerello, ma la precisione e la velocità che avevo l’ho persa.
Credo quindi che la “disciplina” sia il problema, la mancanza di “quotidiano esercizio” su complessità maggiori ci dimezza le capacità, almeno per quanto mi riguarda.
Quindi se abitualmente scrivo cose brevi, leggo cose brevi, non appena mi ritrovo un testo più ampio non sono più abituato.
Probabilmente avendo, o dedicandogli, più tempo, saremmo in grado di ritrovare le capacità, salvo poi fare i conti, comunque, con “l’età, la perdita di fiducia e la motivazione”.
Credo!

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4 08 2016
williamnessuno

Scusa, non so perché ma Wp mi fa vedere commenti vecchissimi solo adesso…

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