così vicino così lontano

20 02 2016

Non l’ho mai conosciuto di persona.
E ormai non mi capiterà.
Conosco però chi l’ha frequentato con costanza e l’ha sempre chiamato semplicemente “Umberto”, mostrando con nonchalance la propria vicinanza.
Io al massimo mi son potuto permettere di chiamarlo “il mio ilustre concittadino”.
La sua presenza ha comunque inevitabilmente pervaso la mia esistenza da giovane, quando, ventenne dedito quasi esclusivamente alla letteratura anglisassone, alla libreria Gutenberg di via Caniggia si parlava dell’uscita del suo primo romanzo, “Il nome della Rosa”. E qualcuno diceva che un conto è essere studiosi, un altro è essere scrittori.
Per dire, come gira il mondo.
Mi ha davvero sorpreso leggere che lui sia morto ad Alessandria, non sapevo che fosse tornato.*
Un tempo avrei scritto “in Alessandria”, ma noto che ormai nessuno usa più questa forma. Forse è sbagliata, forse lui stesso mi avrebbe bacchettato.
Per la nostra grigia e attualmente depressa hometown- che diverse persone in momenti diversi mi hanno descritto come “la città più brutta che io abbia mai visto”- ha sempre costituito un punto d’orgoglio.
Un raro, prezioso punto d’orgoglio.
Non abbiamo più i cappelli. Adesso non abbiamo nemmeno più Eco.

 

  • Un mio giornalista di Alessandria mi segnala che non è vero sia morto lì.
    Cosa che è stata affermata in un post.
    Infatti io avevo scritto “mi ha sorpreso”.
    Non correggo, mi limito a precisare.

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