ore 13,46

22 08 2018

Sono seduto su una delle sedie di plasica nel cortile del MAXXI all’ombra di un albero.
Leggiucchio svogliatamente, disordinatamente, random, per l’ennesima volta le “Cool Memories” di Baudrillard che avevo portato con me per il tragitto e per le inevitabili attese all’Ospedale S.Andrea.
Le 13.46.
Un bambino di tre quatto anni con una maglietta blu e calzoncini corti è seduto sulla destra, di fronte a me, su una sedia identica alla mia, all’ombra sotto l’edificio del museo. La distanza me lo fa sembrare minuscolo. Canta a squarciagola delle filastrocche insensate che rimbombano mentre la madre guida per alcuni giri il monopattino che gli ha sottratto per fare provare alla figlia minore, una bimba davvero piccina, la sensazione del mezzo. La piccola sta sopra immobile, reggendosi al manubrio mentre la madre con l’abito svolazzante spinge.
Tutto il resto davanti e attorno al MAXXI è silenzio sbiancato dal sole cocente.
A me viene da piangere.
Mi sembra che al mondo nulla abbia senso al di fuori di quella scena.
E vorrei definitivamente scomparire.

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