sogni belli

10 08 2017

L’altra notte ho sognato che scendevo sciando bene (come quando ero giovane, non come l’ultima volta qualche mese fa, che non mi reggevo in piedi…) su della belllissima neve ben battuta lungo il cavalcavia di Alessandria.
Mi sono svegliato sorridendo.





non mi allineo

30 05 2017

In questi giorni va molto di moda prendere le difese di Flavio Insinna.

La motivazione “perché quelli di striscia sono degli sciacalli” la condivido.

La motivazione che lui sarebbe sempre una persona così carina ed educata, non so. 

Perché non lo conosco.

Dico solo che facendo questo mestiere televisivo (regista e autore) ho conosciuto persone adorate dal pubblico perché  “così simpatiche” che coi collaboratori erano delle iene, sgarbate e aggressive. Potrei fare dei nomi ma non li faccio. 

Non insinuo che sia anche il caso di Insinna, ho già detto che non lo conosco.

Molti sono convinti che la sua sfuriata anche volgare nei confronti di alcuni concorrenti  e chi li avrebbe scelti sia stata un caso estremo, una faccenda una tantum. Io non mi sento di esserne certo.

E penso che se qualcuno ha registrato una situazione simile potrebbe esserci essere stato un motivo.

Che Ricci e i suoi siano dei pirati poi è un altro discorso. L’ho sempre saputo. Sperimentato sulla mia pelle.





béllora, béllora

12 05 2017

Io non so bene cosa stia succedendo nel mio cervello, se sia l’età, se queste cose succedano ad altri oltre me: non so se siano patologiche o normali fatti nel funzionamento della macchina più complicata del nostro corpo.

Stavolta non parlo di stati emotivi tempestosi e cupi, ma di sorprendenti e  inspiegabili acrobazie della mia memoria.

Chi mi sta intorno sa che purtroppo ho una pesssima memoria per i fatti anche molto recenti.

Tuttavia il signor cervello -o la signora psiche- mi stanno facendo sempre più frequentemente strani scherzetti.

Qualche tempo fa, direi qualche settimana, all’improvviso ho pensato “Béllora”.

Ora, chi era Béllora? Non ho fatto fatica a ricordare chi fosse.

Béllora era un collega di mio padre quando ero bambino, ma piccolo, al quale non ho mai pensato in vita mia: probabilmente all’epoca l’ho anche conosciuto, mio padre a volte mi portava  nel suo uffico e mi presentava ai suoi colleghi.

Ma di Béllora non ho alcuna memoria visiva. Neanche il nome di battesimo, naturalmente. All’epoca i colleghi si chiamavano solo per cognome. 

Parliamo di cinquant’aanni fa. Dopo cinquant’anni mi ritorna questo cognome, senza alcuna ragione apparente. All’improvviso. 

Un nome, un suono: una parola e nulla più.

Questa notte un altro episodio analogo.

Mi viene in mente un cognome. Tricarico. Ancora una volta un nome e una persona alla quale non ho mai pensato negli ultimi trent’anni.

Stavolta mi viene in mente anche l’aspetto. Probabilmente perché quando questa persona (che avrò incontrato una decina di volte in tutto) ha attraversato la mia esistenza ero già adulto.

Era una vicina di casa quando abitavo a Milano sui Navigli. Una signora di mezz’età, bionda tintissima, capelli lunghi, gentile e sorridente, con orecchini vistosi, per diversi aspetti ambigua.

Questi nomi mi vengono di solito in mente durante il sonno.

In questo ultimo caso di questa notte, stamattina da sveglio ho dovuto faticare per ri-ricordarmi il nome.

Cerco di non preoccuparmi troppo, ma del tuttto tranquillo non sto.





burocratizzazione indesiderata

31 03 2017

Mi sono reso conto che essere tecnologico mi divertiva una decina di anni fa, quando c’era anche la possibilità di essere contemporameamente creativi: scrivere testi, elaborare immagini, creare pubblicazioni, riflettere su quel che stava accadendo.
Adesso se essere tecnologico significa burocratizzarsi ancor più l’esistenza, essere invaso da Whatsapp della qualunque e saper salvare un  biglietto di viaggio nel wallet diciamo che la cosa mi affascina molto meno. Continuo a coltivare solo il lato creativo.
Amen.





incubi prossimi venturi

11 03 2017

C’è un problema: da oggi in poi non potrò più riempire il trolley di beta gentilmente convogliati via la mia collega Paola dal centro produzione Salario e portarli al montaggio senza pensare al bellimbusto che sbraita sullo sfondo verde clorofilla.





volare basso

9 03 2017

A volte sono tentato di scrivere del mio modo di vivere la memoria, i ricordi.
Poi penso che Proust l’ha già interpretato Proust medesimo sicuramente meglio di me, così desisto.





Preveggenza

1 03 2017

Ormai ho una certa età, e più vado avanti con gli anni più mi domando come avessi fatto, da ragazzo, poco più che sedicenne, a preconizzare il segno che sarebbe stato tra i più forti della mia vita in uno dei miei primi tentativi di racconto.
S’intitolava “Storia di un Inconcludente” ed era incentrato su un personaggio che non finiva mai le cose che iniziava, le lasciava in sospeso, le riprendeva, le rimaneggiava ma chiuderle, MAI.
Ecco, è il mio ritratto.
All’epoca, del tutto inconsapevole.
Oggi penso che lì dietro si nasconda una paura della FINE tout court, non c’è bisogno che cerchi di analizzarne ulteriormente il significato, no?








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