quando ancora non ero rimbambito

15 09 2017

“Giorgio Gaber Fortunae Suae.”
Rupert, protagonista del romanzo breve (ovviamente incompiuto) “Benvenuti a Cyberdarkness”

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volare basso

9 03 2017

A volte sono tentato di scrivere del mio modo di vivere la memoria, i ricordi.
Poi penso che Proust l’ha già interpretato Proust medesimo sicuramente meglio di me, così desisto.





Preveggenza

1 03 2017

Ormai ho una certa età, e più vado avanti con gli anni più mi domando come avessi fatto, da ragazzo, poco più che sedicenne, a preconizzare il segno che sarebbe stato tra i più forti della mia vita in uno dei miei primi tentativi di racconto.
S’intitolava “Storia di un Inconcludente” ed era incentrato su un personaggio che non finiva mai le cose che iniziava, le lasciava in sospeso, le riprendeva, le rimaneggiava ma chiuderle, MAI.
Ecco, è il mio ritratto.
All’epoca, del tutto inconsapevole.
Oggi penso che lì dietro si nasconda una paura della FINE tout court, non c’è bisogno che cerchi di analizzarne ulteriormente il significato, no?





romans

10 04 2016

Passano in via Flaminia sotto un bellissimo sole i primi (questo lo capirò solo dopo) partecipanti alla maratona di Roma.

Ai lati della strada un  signore asciutto e in buona forma sui sessant’anni, camminando indifferente in altra direzione, con tono astioso:
“Diciassettemila stronzi che corrono e bloccano ‘na città.”

Due secondi dopo, un signore più basso e rotondetto alla moglie:
“Che poi i trattori saranno contentissimi, che col blocco del traffico nun ce andrà nessuno.”

Lungo il percorso una signora sui quaranta coi capelli corti ma a postissimo, in perfetta tenuta da corsa sta ferma e dice a voce alta, ma senza gridare (che stile) a un maratoneta spilungone in canottiera nera: “Non mollare!”

Lui stentoreo e retorico senza variare il passo :
“Mai mollare!”

Dopo arriva la fiumana, il grosso dei partecipanti.





the scottish novel

30 01 2016

The Scottish Novel – 2005





poi non dire che non ero stato chiaro

27 04 2015

Sogno di ieri notte.

Sono ad Acqui in via Alessandria, cammino lungo il viale. La location del sogno chiaramente dipende dal fatto che sono stato in quei posti l’altro ieri per il concerto degi Yo Yo Mundi. Avevo parcheggiato proprio lì, sotto gli alberi. Da un grande ingresso (nella realtà se ho capito bene si tratta di un ospedale) esce un Renzi incappottato col bavero rialzato e una faccia scura, e viene verso di me. Solo. (“e quello per questo è un sogno!”, cit.) Lo guardo per niente stupito. Mi passa accanto. Allora io in una manovra possibile solo in sogno non solo torno indietro ma me lo trovo di  nuovo di fronte. Osservo la faccia corrucciata, le mani infilate nelle tasche del cappotto non so se nero o blu scurissimo.  Adesso riflettendoci la cosa che qualifica maggiormente il sogno è questa aria corrucciata e nient’affatto spavalda del personaggio. In quella veste e in quella situazione mi suscita una strana sensazione di comprensione.  E’ un sogno!

Forse scambiamo due frasi forse no, non ricordo: in ogni caso il sogno finisce con me che gli dico “comunque non sono d’accordo con te su niente.”.

Dissolvenza.

Nero.





cypraecassis rufa

18 02 2015

Il sogno questa volta si svolge su una spiaggia sabbiosa ma tipo oceanico- normandia, perché la zona verso terra è irregolare e cespugliosa.
Ci sono due tizi vestiti di bianco, lui è la fotocopia di Orfini del PD, lei è una tizia piccoletta paffutella e coi capelli a caschetto scuri. So che sono una coppia.
Entrambi sono vestiti di bianco, tipo lino, garza.
Siamo in parecchi in riva al mare, (1) a un certo punto lei annuncia a lui -e allo stesso tempo lo racconta a tutti- di avere un tumore.  (2)
Tutti affranti.
A quel punto io dico mestamente qualcosa tipo “però adesso andiamo”.
I due si avviano come per risalire la spiaggia e io li seguo.
Quasi subito sento che gli altri rumoreggiano, e mi rendo conto che i due hanno bisogno di stare da soli.
Quindi cambio direzione e vado verso gli altri, ma prima di voltarmi vedo la cosa più strana di tutto il sogno.
C’è una specie di scultura di sabbia di  almeno due metri  messa inclinata che incastona numerose conchiglie Cypraecassis Rufa (3) e la sabbia nel suo complesso forma propio una conchiglia gigante dello stesso tipo. Ho la sensazione che ci siano altre sculture di sabbia identiche più avanti, ma appunto sto tornando indietro.
Sento uno degli altri tizi sulla spiaggia che dice -coglione!- al mio indirizzo e io immagino sia perché non ho capito subito che dovevo lasciare sola la sfortunata coppia.

(1) Sono quasi sicuro che la cosa della spiaggia abbia a che fare con gli sgozzamenti recenti degli egiziani copti a opera di quei folli che non nomino.

(2) L’immagine della coppia con lei malata di tumore invece molto probabilmente ha a che fare con la biografia di Philip K. Dick,  con la parte che stavo leggendo proprio ieri sera su una delle ultime compagne dello scrittore: malata di tumore, tra l’altro descritta fisicamente esattamente come la donna del sogno.

(3) Da ragazzino sono stato collezionista di conchiglie, di molte conoscevo i nomi scientifici che apprendevo sui libri appositamente comprati: non è stato difficile, frugando nella memoria, ricordare il nome di quella specie. Prima mi veniva in mente “Spondylus Barbatus” ma poi il nome giusto è riemerso. Ho cercato si google immagini, e così era. Magari se invece mi chiedete cosa ho mangiato ieri a pranzo non riesco a ricordare…








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