allora non sono io che sono snob

10 06 2016

Ho sempre schifato abbastanza Wired Italia, mi è sempre parso un’accozzaglia di stupidatine e advertisements.
Sono abbonato all’edizione originale americana.
Oggi, però, non sapendo cosa leggere mentre mangiavo da solo, ne ho comprata una copia, attratto anche dalla testata che mi sembrava diversa.
Bene.
Ho scopero che è diventato quadrimestrale e monotematico, ha una grafica e un’impaginazione eccezionali (cose per le quali ha vinto diversi premi, a quanto pare) e il tema di questo numero, “Time Machine”, il tempo, è trattato con grande intelligenza.
Devo leggere gli articoli ma l’impostazione dell’indice mi pare molto interessante.
Il nuovo direttore, Federico Ferrazza, ha scritto un editoriale con poche cose che metterei in dubbio, privo della fastidiosa esaltazione e della retorica di un tempo.
Bene.
Allora non ero io ad essere prevenuto.

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gentlemen take polaroids

11 02 2015

Il Festival di Sanremo è una precisa polaroid dell’Italia.
Tornata culturalmente indietro di trent’anni.
Come se non bastasse, con Siani al posto di Troisi.





presunti snobismi

22 02 2014

Ebbene sì, lo ammetto: Non guardo Sanremo.
Ebbene sì, lo ammetto,  ho visto però VOLONTARIAMENTE dei frammenti mentre cercavo altrove qualcosa di decente da guardare.
Ieri sera per esempio “Il Treno” benché l’avessi visto altre volte fin da bambino: mi ci avevano portato alle elementari, per dire. Tempi nei quali si considerava formativo far vedere un film del genere. Adesso partirebbero i distinguo, i revisionismi, i “e le foibe?” e cose simili.
Ho visto altri brandelli di Sanremo durante le pubblicità.
Purtroppo non ho mai trovato nulla per cui soffermarmi.
Carrà, Gemelle Kessler… Ieri sera a un certo punto c’era Silvan (no, dico, SILVAN!) con la Littizzetto che faceva il gioco della cassa col piedino!
Un’altra volta stavano presentanto un cantante che poi non ho ascoltato (sanno tutti cosa penso della musica leggera italiana, a parte rare eccezioni), un’altra volta Cristiano De Andrè.
L’impressone generale dai pochi frammenti che ho visto è stata di VECCHIIUME spaventoso e anche di una cappa di tristezza (specie ieri sera) dei conduttori, non so se legata agli ascolti pessimi o a cos’altro. Forse chi lo guarda ha una spiegazione migliore.
Ci sono stati anni in cui lo seguivo di più, quando ero più giovane; una volta sette otto anni fa ci sono pure stato a girare servizi per la Rai, quando lavoravo per Unomattina.
Intanto su FB proliferano i post su chi per snobismo o per spocchia “fa finta” di non guardare il Festival.
Ora, non posso mica fare finta io di essere un fan di Sanremo per non passare da snob con voi.
O dovrei?





Sostiene Ironica

10 05 2012

Sostiene Ironica

Una delle mie blogger preferite di sempre, Ironica, in Second Life Alexandra Shepherd, ha scritto del mio romanzo breve Turris Asian, edito da Avanguardua 21.





5 07 2005

ME STESSO SULLLA TERRA – 2- (William Nessuno, 2005)

Tante volte non si capiscono le cose che ci riguardano più da vicino. Le origini, le sorgenti.
Avevo in mente un post da intitolare "me stesso sulla terra", ma perchè? Ricordavo che il titolo arrivava da Saroyan. William.
Allora sono andato a cercare il libro, che ho qui a Roma (l’ottanta per cento del miei libri giace in scatoloni da quando abbiamo venduto la casa per via della separazione). Il fatto che sia qui, con Shakespeare, Gadda, Kandinsky, Baudrillard, Satie, Conrad e tutto quanto di più caro io abbia nella mia bibllioteca già la dice lunga. Le cose che mi sono portato dietro perché devono sempre essere pronte a soccorrermi.
Dei frammenti di Saroyan li avete forse letti nel post precedente.
Il libro io lo lessi a 13 anni, il primo libro "da adulto" (a parte "Civiltà Sepolte").
Chi mi conosce potrà facilmente capire quale formidabile imprinting -a mia assoluta insaputa- debba aver costituito.
O. Forse. Qualcuno potrebbe dirmi che il destino ha guidato la mano di mio padre e la mia nello scegliere proprio quel libro perché c’ero in qualche modo dentro. Parlava anche di me.
Non so, non sono un miistico, anche se credo che esistano cose che non sappiamo.
Anche le mie recenti polemiche sulle tendenze della blogsfera sono intrise di quei passaggi che ho distillato nel post precedente, qui sotto. Umiltà, dignità, identità, carattere, sapere tutto su come funzionano le cose ma non volersi adeguare.
Dal  giovane Saroyan mi differenzia l’età.
Lui è morto nel 1981, ancora ricordo come rimasi ad apprendere la notizia (davano ancora notizie simli, nel 1981: la morte di uno scrittore armeno americano non pubbllicato in italia da almeno 15 anni… ), e io gli ho dedicato un articolo molto intenso mentre stavo cumulando i due anni per accedere all’Ordine.
Ero molto giovane e mi identificavo molto più di adesso. Scrivevo emozionandomi esattamente come adesso. Quando lui scriveva quelle pagine -come amava dire : "su carta da poco prezzo"– aveva solo venticinque anni. Se le mie carenze matematiche non mi fregano anche stavolta.
Aveva quell’età in cui tutti sentono di potercela fare, in cui si tende ad escludere ogni altra eventualità. Anche io ero così, allora.
Cosa c’è di diverso adesso, per me. Tante cose.
Appunto, come dicevo l’età. Non sono più così giovane e speranzoso.
Nel bene, io ho ancora i miei genitori, che mi amano sempre, anche se non mi capiscono più da qualche anno a questa parte.  Ma non è colpa loro. Nè mia.
Io sono stato molto amato. Anche quell’acquisto di un libro "su carta da poco prezzo", dalla copertina vistosa e assolutamente inadatta al contenuto, con la mendace scritta "romanzo", è stato un atto di amore di mio padre. Verso di me, verso il futuro, verso se stesso, verso la cultura che a lui di certo non era stata elargita con altrettanta generosità, ma che gli avrebbe fatto comodo, dato che è sempre stato un uomo creativo e amante della poesia.
"Io ho tutti i suoi manoscritti, i suoi grandi poemi e i suoi racconti, ma sono scritti nella lingua del nostro vecchio paese che io non so leggere" (WS)
In realtà mio padre i suoi poemi li ha ancora lui, grazie a Dio.
Litigo con mia madre spesso perché lei è decisionista e instancabile e mi fa delle critiche assolutamente sensate che però io non so sopportare, per via delle ferite procurate da alcune figure femminili sempre pronte a dar consigli senza aver nessuna conoscenza dei fatti.  Non c’è niente di peggio di non saper ascoltare dopo essere sti tante volte ascoltati, di dare consigli quando servirebbe sostegno. Perché anche le donne sanno far molto male, per questo me la rido quando sento ancora fare quei discorsi vittimistici sul maschio cattivo e violento e impietoso. E li sento fare!  Me la rido ma anche ci soffro e tendo a diventare caustico e insofferente con chi me li fa. E se incontro una donna che non li fa, posso innamorarmene. Perché Pinco è Pinco, Will è Will. Punto. Una cosa facile da capire. Teoricamente.
Will è pieno di difetti, è noto. Ma tutti suoi. E li dichiara fino alla nausea. Anche troppo. Non sempre è necessario scoprirsi subito, non sempre è opportuno infierire su se stessi.

Personalmente non cerco mai di applicare i difetti di altri che ho conosciuto in passato a una persona appena conosciuta. Nonostante le facciate prese guardo al nuovo ancora con fiducia quasi ingenua. Non riesco a invecchiare. In quel senso che presuppone "saggezza". Purtroppo solo in quello.
Nel male. Il lavoro ha assunto un ruolo dominante nella mia vita e non mi piace (ma quando ti decidi a diventare grande, Will?). Cioè il lavoro mi piace, ma ho sempre questo trip che un domani potrei diventare un artista. Ho tutte le qualità tranne la fondamentale: l’intraprendenza (che nel tempo tende a dover essere sfacciataggine). Ma alla fine che importa? Le poche cose che avrò fatto -come William ma non solo- saranno state fatte con leggerezza e serenità, e (buona)fede.
Mi muovo in un  mondo attorno a me vuoto. Vivo in solitudine. A volte rasento l’autismo.  
Io non so come confrontarmi con le donne. Se stai a vedere, in tanti casi ti dicono che non trovano nessuno che vuol fare sul serio. Ma se vuoi fare sul serio scappano come lepri. Chissà, a ottant’anni troverò quella giusta, in tempo per una bella famigliola nell’aldilà.
Io detesto le parole counseling, share, proattivo, selfempowerment, cliente,  committente, sponsor, risorse umane.
Saroyan direbbe "Io non ho interesse che per l’uomo". Che non è una risorsa umana. Anche, magari, proprio volendo: ma non solo.
Detesto chi si arroga il diritto di spiegarti il vangelo della riuscita o della redenzione ad una vita schematica, del successo garantito o dell’intontimento mantrico, c’è un metodo per tutto, per imparare il francese e per scrivere algide cose che funzionino, nel rispetto del target prefissato.
"Io so esattamente…" eccetera.

Probabilmente sono troppo orgoglioso, qualunque cosa mi sembra ledere la mia integrità. Che poi per questo si potrebbe dire che io sia anche megalomane. Per quale motivo dovrei pensare di poter far meglio del resto del mondo? Questa sì che è presunzione.
Con gli altri sono molto tollerante, invece.  Sono molto comprensivo. Sono un buon incassatore di ingiustizie ai miei danni assai più che a danno del prossimo.
Di positivo c’è che tendo sempre a prendere le difese di coloro in cui credo, una specie di Don Chisciotte spesso nemmeno richiesto.
Non riesco a rassegnarmi all’idiozia dominante che ci filtra dappertutto.
Fanno ore e ore di diretta su Live8 ma poi il numero di cellulare per devolvere i soldi passa in  crawl veloce e scritto piccolissimo. Ci voleva tanto a capire che andava messo fisso, magari per dieci secondi alla volta? Ma non bisognava facilitare la cancellazione del debito? Su un altro canale vanno documentari su Paris Hilton,
Io non capisco quasi niente, mi limito a battere sui tasti del mio computer, e questo è quello che ho scritto di me stesso sulla terra pensando a Willliam Saroyan e alla mia vita, oggi.

Di Willliam Saroyan in libreria: Il Trapezio Volante, Marcos y Marcos, che contiene anche "Me stesso sulla terra" col titolo "Io sulla terra".








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