storiaegggeografia

29 06 2017

La tizia ventenne in pantaloncini canottiera e scarpe da ginnastica mentre compulsa lo smartphone al tizio ventenne che siede di fronte a lei allo stesso tavolino di Typo, il bar del MAXXI:

– dov’è Massacarrara?-

Lui pensandoci qualche secondo mentre sorseggia qualcosa ricoperta di ghiaccio:

– non lo so.-

Pensa se si fosse trattato di Codroipo.





volare basso

9 03 2017

A volte sono tentato di scrivere del mio modo di vivere la memoria, i ricordi.
Poi penso che Proust l’ha già interpretato Proust medesimo sicuramente meglio di me, così desisto.





What If – Radio3 2002 – La Pallida Luce di Tanit

7 03 2017

What If – Radio3- La Pallida Luce di Tanit

La prima fiction radiofonica (ma sono all’antica e preferisco chiamarla gaddianamente “un radiodtramma) scritta da William Nessuno, ovvero “me stesso medesimo di persona”.
Se aprite il link ci sono tutte le informazioni del caso, ma le scrivo anche qui perché fu una squadra formidable quella che contribuì alla messa in onda.
Si tratta di una cavalcata “controfattuale” in momenti topici della storia dell’umanità in universi paralleli.

“What If” di William Nessuno
Rai Radio3 – in “Radio3 Suite”, 2001

Regia: Emma Caggiano

Interpreti:
– Vittorio Amandola è il professor Livio Foscari
– Carolina Zaccarino è P.U.P.A., Propulsore Universi Parallleli Alternativi e Tifatina
– Giorgio Locuratolo è Maarbale

Scelte musicali: Emma Caggiano con la collaborazione di William Nessuno

Capostruttura: Laura Fortini





semplice

22 01 2017

… Se un uomo ti dice “questa è la verità”, e tu gli credi, e scopri che quello che dice non è vero, prima resti deluso e poi ti assicuri che non tradisca mai più la tua buona fede.

Harper Lee, “Va’, metti una sentinella”, Feltrinelli 2015





the scottish novel

30 01 2016

The Scottish Novel – 2005





pensieri in fuga

27 01 2016

I miei pensieri mentre cammino, mentre sono sul tram, sempre, si consumano e bruciano troppo velocemente perché riesca a metterli sulla carta.





i nuovi media uccidono la nostra potenza creativa?

21 12 2015

Prometto sempre a me stesso di rimettermi al lavoro per affrontare alcune problematiche di Rete recenti, successive ai tempi di “i blog e la visione fideistica della rete” del 2008.
Poi non lo faccio mai, prima di tutto perché non ne ho i titoli, seconda cosa perché non ne capisco più le ragioni, mi sembra di parlare al vuoto, che le mie riflessioni comunque vadano sempre contro gli entusiasmi che dominano.
Entusiasmi che poi, in tempi d renzismo, paiono obbligatori, perché adesso apprendo, dopo le giornate di Venaria Reale dove imperversava la mistica del Digital Champion, abbiano inventato anche la categoria  dei “gufi” sulle tematiche internet e non solo su quelle politiche.
Approfitto quantomeno per riportare degli stralci secondo me di qualche interesse.

Giorgio Beretta, blogger storico col nome di Stragatto, su Facebook il 16 novembre alle ore 10:48 ·notava di sentirsi limitato a scrivere su tablet con la tastiera virtuale, e si è aperto un dibattito su come la tecnologia possa influenzare  la ricchezza o povertà della nostra comunicazione, e soprattutto della scrittura.
“Che la tecnologia comporti una involuzione del pensiero, riducendo tutto a poche e banali considerazioni ?” Si chiedeva.
Ho iniziato con questo commento:

Non solo.
Secondo me, se paragono i miei scritti di 25 anni fa a quelli di adesso noto con evidenza che quelli vecchi erano molto più articolati e complessi. Più ricchi.
Magari il problema fossero le tastiere.
Temo il problema sia che ci stiamo abituando alla semplificazione e alle sintesi selvagge.
E non so mica se poi saremo in grado di tornare indietro.

Luca Spoldi osservava allora argutamente che la causa di quello che notavo non può essere semplicemente attribuita al salto tecnologico, e che comunque ormai non ci esprimiamo più con la prosa complessa di un tempo anche per via del fatto che certi strumenti social sono utilizzati soprattutto dai più giovani, che “molto prolissi non son mai stati manco ai tempi del Manzoni”.

Allora rispondevo così:

Certamente non è colpa della tecnologia.
La tecnologia è neutra, i media però no.
Per esempio delle perplessità su Twitter le ho da sempre (chi mi segue sa che praticamente non scrivo MAI direttamente lì).
Si tratta di qualcosa di più complesso che ha a che fare strettamente col linguaggio che noi giocoforza adottiamo sulla rete, per questioni di spazi (ancora Twitter) ma anche di tempi.
Le risposte in una dinamica social devono essere veloci QUINDI ( = conseguenza e non causa) brevi.
Mi capita spesso, in determinati casi, di sentire la necessità di rispondere subito, prima che lo faccia qualcun altro e si spezzi la connessione logica con quanto ha scritto il mio interlocutore e quello che ho in mente.
Il che tra l’altro mi porta a fare anche un sacco di vergognosi errori di battitura. Semmai dopo correggo…
Ultima considerazione su quanto hai appena scritto.
Manzoni a parte, quello su cui c’è da riflettere è il fatto che stando a quel che dici, noi più “maturi” ci adegueremmo anyway allo stile dei ragazzi.
Non considerando nemmeno l’eventualità di trasmettere qualcosa a loro, ma seguendoli pedissequamente nell’impoverimento.
Però, aspetta un attimo: noi mica interagiamo con dei sedicenni, nella maggior parte dei casi…
Probabilmente c’è dell’altro, no?

Credo che queste problematiche siano ben più complesse e più delicate di quanto discusso in quella sede, che in fondo era pur sempre un breve post su Facebook con una serie di commenti.
Sempre meglio di Twitter, ma insomma.

Mi aspetterei invece degli studi sociologici ma soprattutto linguistici su tali questioni e su molte altre.
Parto sempre da me stesso perché penso di sapermi osservare criticamente, almeno a grandi linee.
E ho notato che da quando passo parecchio tempo su Facebook -ma anche su altri siti- è pesantemente diminuita la mia capacità di attenzione prolungata.
E di conseguenza la mia capacità di leggere testi lunghi (anche romanzi!) è stata gravemente intaccata.
Dopo un po’ mi stufo e abbandono.
Raccontare che sia a colpa degli scrittori perché non sanno rinnovare il proprio stile secondo me è una delle tante stupidate che si dicono.

Non parliamo dell’influenza NEFASTA sulla scrittura (ripeto: parlo per me).
Se rileggo quel che scrivevo negli anni novanta noto un flusso narrativo brillante, potente, che adesso non ho più. La capacità descrittiva molto articolata e originale, la caratteristia di scrivere molte righe per far vivere una situazione con tanti dettagli e linguaggio ricco.
Non posso essere certo che questo abbassamento della mia capacità descrittiva a favore di una sintesi talvolta banale sia una mera conseguenza della pratica quotidiana dei social. Magari a discapito di letture alte.
Probabilmente non c’entra nulla.
Ci saranno alre cause, tipo l’età , la perdita di fiducia e motivazione o chissà cosa.
Però se io fossi uno studioso di comunicazione mi porrei il problema.








%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: