reperti, anzi ruperti

15 09 2017

“E allora, come per incanto, alcune zone del Granducato si sarebbero illuminate per popolarsi di TVstars: illuminate per illuminar le più lontane genti con emissioni televisive, con programmazioni strabilianti ed insostituibili, i cui nomi tramandavansi attraverso la sacerdotale casta registico-autorale, protetti dalla SIAE , invariati (circa) da tempi immemori.
“Il Rischiarutto”, programma sul galateo e come evitare figuracce a tavola .
“Ganzonissima”, selezione della più sveglia e maggiorata squinzia della settimana.
“Supplizio Costante Show”, gente legata viva a delle poltrone strampalate e torturata da un presentatore nudo tranne che per il colletto della camicia.
“Chemmefrega chi l’ha visto?”, programma sulla felicità di famiglie nelle quali è scomparso il parente più rompicoglioni.
“Kare Oche”, un programma che dimostra come anche i volatili possano cantare (ma le Carlucci no).
“Rimbambele”, programma in cui alcuni pensionati cercano di ricordarsi l’ultimo libro che hanno letto o scritto (almeno cinquant’anni prima): qualche rara volta se ne ricordano uno, però non ricordano se l’hanno letto o invece scritto.
“Scene da un Manicomio”, in cui MengaccHeadrooom racconta una sua normale giornata.
“Il Festival di Saremo” in cui dei musicisti paragnosti scelti in base all’arretratezza della loro proposta musicale dovrebbero indovinare in anticipo il futuro e invece si indovina sempre e solo chi vincerà la manifestazione.
“Striscia la Mestizia”, in cui le mummie di Ric e Greggio recitano in alfabeto muto dei testi scritti dalla mummia di Antonio Ricci (nihil novus sub sole) .
Et altre belle et amene programmazioni.”

“Benvenuti a Cyberdarkness”, 1996.
Poi non dite che non ci vedevo lungo.

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quando ancora non ero rimbambito

15 09 2017

“Giorgio Gaber Fortunae Suae.”
Rupert, protagonista del romanzo breve (ovviamente incompiuto) “Benvenuti a Cyberdarkness”





constatazioni

12 09 2017

Posso dire ormai con certezza che l’unico autore che mi fa tornare la voglia di scrivere sia Gadda. Poi non ho la forza psicologica né la serenità e forse nemmeno il tempo. Però il Gaddus il suo dovere lo fa ogni volta che poggio gli occhi su una qualsivoglia pagina del Pasticciaccio. Amen.





intuizioni

10 03 2017

A volte scopro che la mia mente ha avuto intuizioni che poi si sono materializzate.
Un po’ come il discorso del mio personaggio Lorenzo MacEwan nato all’iniio degli anni novanta come “docente di Sociologia del Network , una disciplina che adesso, con nome leggermente diverso,  esiste veramente.
Oppure gli screengrasses (stesso periodo) poi diventati realtà con i Google Glass.

Ecco, nel 2007, riecheggiando i “messaggi speciali” alla Resistenza Francese utilizzati dai Noir Desir nella loro “L’Europe”, avevo scritto:

L’Opposizione
E’ presa per usucapione.

A furia di non fare il proprio mestiere, qualcun’altro occupa il posto.
Magari con esisti nefasti.





volare basso

9 03 2017

A volte sono tentato di scrivere del mio modo di vivere la memoria, i ricordi.
Poi penso che Proust l’ha già interpretato Proust medesimo sicuramente meglio di me, così desisto.





What If – Radio3 2002 – La Pallida Luce di Tanit

7 03 2017

What If – Radio3- La Pallida Luce di Tanit

La prima fiction radiofonica (ma sono all’antica e preferisco chiamarla gaddianamente “un radiodtramma) scritta da William Nessuno, ovvero “me stesso medesimo di persona”.
Se aprite il link ci sono tutte le informazioni del caso, ma le scrivo anche qui perché fu una squadra formidable quella che contribuì alla messa in onda.
Si tratta di una cavalcata “controfattuale” in momenti topici della storia dell’umanità in universi paralleli.

“What If” di William Nessuno
Rai Radio3 – in “Radio3 Suite”, 2001

Regia: Emma Caggiano

Interpreti:
– Vittorio Amandola è il professor Livio Foscari
– Carolina Zaccarino è P.U.P.A., Propulsore Universi Parallleli Alternativi e Tifatina
– Giorgio Locuratolo è Maarbale

Scelte musicali: Emma Caggiano con la collaborazione di William Nessuno

Capostruttura: Laura Fortini





Preveggenza

1 03 2017

Ormai ho una certa età, e più vado avanti con gli anni più mi domando come avessi fatto, da ragazzo, poco più che sedicenne, a preconizzare il segno che sarebbe stato tra i più forti della mia vita in uno dei miei primi tentativi di racconto.
S’intitolava “Storia di un Inconcludente” ed era incentrato su un personaggio che non finiva mai le cose che iniziava, le lasciava in sospeso, le riprendeva, le rimaneggiava ma chiuderle, MAI.
Ecco, è il mio ritratto.
All’epoca, del tutto inconsapevole.
Oggi penso che lì dietro si nasconda una paura della FINE tout court, non c’è bisogno che cerchi di analizzarne ulteriormente il significato, no?








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