non mi allineo

30 05 2017

In questi giorni va molto di moda prendere le difese di Flavio Insinna.

La motivazione “perché quelli di striscia sono degli sciacalli” la condivido.

La motivazione che lui sarebbe sempre una persona così carina ed educata, non so. 

Perché non lo conosco.

Dico solo che facendo questo mestiere televisivo (regista e autore) ho conosciuto persone adorate dal pubblico perché  “così simpatiche” che coi collaboratori erano delle iene, sgarbate e aggressive. Potrei fare dei nomi ma non li faccio. 

Non insinuo che sia anche il caso di Insinna, ho già detto che non lo conosco.

Molti sono convinti che la sua sfuriata anche volgare nei confronti di alcuni concorrenti  e chi li avrebbe scelti sia stata un caso estremo, una faccenda una tantum. Io non mi sento di esserne certo.

E penso che se qualcuno ha registrato una situazione simile potrebbe esserci essere stato un motivo.

Che Ricci e i suoi siano dei pirati poi è un altro discorso. L’ho sempre saputo. Sperimentato sulla mia pelle.





burocratizzazione indesiderata

31 03 2017

Mi sono reso conto che essere tecnologico mi divertiva una decina di anni fa, quando c’era anche la possibilità di essere contemporameamente creativi: scrivere testi, elaborare immagini, creare pubblicazioni, riflettere su quel che stava accadendo.
Adesso se essere tecnologico significa burocratizzarsi ancor più l’esistenza, essere invaso da Whatsapp della qualunque e saper salvare un  biglietto di viaggio nel wallet diciamo che la cosa mi affascina molto meno. Continuo a coltivare solo il lato creativo.
Amen.





What If – Radio3 2002 – La Pallida Luce di Tanit

7 03 2017

What If – Radio3- La Pallida Luce di Tanit

La prima fiction radiofonica (ma sono all’antica e preferisco chiamarla gaddianamente “un radiodtramma) scritta da William Nessuno, ovvero “me stesso medesimo di persona”.
Se aprite il link ci sono tutte le informazioni del caso, ma le scrivo anche qui perché fu una squadra formidable quella che contribuì alla messa in onda.
Si tratta di una cavalcata “controfattuale” in momenti topici della storia dell’umanità in universi paralleli.

“What If” di William Nessuno
Rai Radio3 – in “Radio3 Suite”, 2001

Regia: Emma Caggiano

Interpreti:
– Vittorio Amandola è il professor Livio Foscari
– Carolina Zaccarino è P.U.P.A., Propulsore Universi Parallleli Alternativi e Tifatina
– Giorgio Locuratolo è Maarbale

Scelte musicali: Emma Caggiano con la collaborazione di William Nessuno

Capostruttura: Laura Fortini





evoluzioni tombali

12 02 2017

Ogni volta che qualcuno sostiene l’incriticabilità di Sanremo e accusa chi si permette di farlo in base al concetto che esso Sanremo rappresenterebbe “la società italiana”, Orwell, McLuhan, Baudrillard e molti altri che hanno studiato come i media influenzino intenzionalmente la realtà si rivoltano nella tomba.





cyberpunk all’incontrario

8 02 2017

Un vecchio strano disco dello strano Billy Idol ha un’intro il cui testo dice tra le altre cose “The Future has imploded into the Present…”.
Per me in qesto periodo sembrebbe valere esattamente il contrattio.
“The Past has imploded into the Present.”
Eh sì perché negli ultimi giorni oltre ad aver ritrovato su FB Enrica, un’amica dei tempi in cui lavoravo a Mediaset come autore, domani mi capiterà di ri-inconrare e addiritura di lavorare nei prossimi giorni con un’istituzione ricorrente del mio percorso professionale: Lino Zani.
Guida alpina, organizzatore di eventi e spedizioni polari, consulente per i media. Come mi ha detto lui stesso quando gli ho parlato al telefono dopo vent’anni: “il numero uno”.
La conoscenza e la collaborazione con Lino risale addirittura ai tempi di Telemontecarlo . Per gli amici, TMC. Fine anni ottanta inizio novanta.
Il programma Pianeta Neve, e poi Alpirod. Una bellissima gara di Cani da Slitta lungol’arco alpino. Questo video riguarda proprio l’edizione da me seguita. Mi sono emozionato vedendolo, scandendo i nomi di tutti i musher che ormai dopo quelle settimane sono figure indelebili dai miei ricordi. Molti al tempo li ho fotoragrafati, ritratti coi loro cani.
E poi, con Lino, a Mediaset il programma Mappamondo, col quale abbiamo girato posti meravigliosi: Cuba, Bali, Uzbekistan … In qualche modo senza la sua organizzazione non ci sarei mai stato in vita mia.
Lì ero autore, scrivevo i testi sul posto per una conduttrice che… Lasciamo stare.

Venerdi devo girare un servizio con in Val Gardena: l’impatto emotivo sarà forte.
Ancora più forte sarà l’impatto con gli sci che non uso da vent’anni…
Che il cielo me la mandi buona.





quelli che…

23 11 2016

Mi sento di dire con sicurezza che questa storia del referendum sia andata troppo oltre.
Specie sui social, dove non si parla d’altro, quasi sempre con toni aggressivi e insultanti.
Una delle cose interessanti a livelo sociologico e psicologico è che quellì che votano no si sentono assediati da quelli che votano sì e viceversa.
A me sembra che in generale da ambo le parti si sia passato il segno.
E non oso pensare quel che succederà negli ultimi giorni che ci aspettano.
In tutto questo, tra accuse reciproche e soprattutto DISPREZZO reciproco, trovo tra le più tristi le figure di quelli che che votano sì”turandosi il naso”, per usare un’espressione di montanelliana memoria.
Tipo Cacciari, insomma. Che in tutti i dibattiti -ai qual per ragioni imperscutabili viene invitato in continuazione- non nasconde il disgusto per la riforma ma dichiara con smorfie di ogni genere che voterà sì.
Io il concetto di “porcellum” (ovvero accettare e promuovere una riforma già sapendo che fa schifo e magari è pure incostituzionale) facevo fatica già ad accettarlo da un rozzo leghista come Calderoli.
Ma da un filosofo non ce la faccio proprio.
A questo punto mi sembrano più onesti i Testimoni di Renzi.
Sono insopportabili. Ma almeno nella loro visione messianica hanno fede.





combinato indisponente

1 10 2016

Ho seguito con una certa angoscia ieri sera il “dibattito” tra Il presidente del consiglio che ovviamente caldeggiava (a tratti coi soliti modi arroganti per non dire tracotanti) la riforma costituzionale e il professor Gustavo Zagrebelsky, uno dei più autorevoli sostenitori del NO al referendum.
Ho letto giudizidi ogni genere sui social network, tra i più sensati quelli che sostenevano l’impossibilità di far passare ragionamenti complessi (quelli di Zagrebelsky) negli stentati tempi televisivi.
Molti sostenitori del NO scrivevano traumatizzati per la piega che stavano prendendo le cose.
Da semplice “pratichino” dei media, senza crediti accademici di alcun genere, ferma restando la difficoltà di far passare in TV concetti di una certa complessità (e, vorrei anche dire, “eleganza intellettuale”) penso che alcuni errori siano stati compiuti dal professore.
A partire dal fatto che mi sorprende il professore fosse impreparato NON alla aggressività del suo interlocutore, ma alla sua abilità a buttarla in “caciara” o “ammuina”, per usare termini coloriti, assai poco accademici.
Mi sorprende che in “Libertà e Giustizia”non ci sia stato nessuno in grado di prepararlo a questa evenienza. Ma evidentemente non c’è stato.
L’errore fondamentale che mi è parso di percepire, quello, dopo convenevoli nei quali Renzi ha negato di aver mai usato  il termine “gufo” o  altri simili (in effetti a proposito di personaggi come Zagrebelsky usava il sarcastico “professoroni”…), è stato quello di non aver affrontato immediatamente il tema della riforma costituzionale nei suoi aspetti aberranti.
Il dibattito si è perso per un secolo sul famigerato “combinato disposto” tra legge elettorale e riforma costituzionale. Ovviamente Renzi ci è andato a nozze, in questa digressione inutile.
A un certo punto mi pareva lo spirito di Bersani avesse posseduto il professore.
Invece, da “pratichino”, secondo me serviva puntare dritto alla Costituzione.
In questo modo (parlando di una legge elettorale che sta nel limbo, applicata a una riforma costituzionale che non si sa se verrà approvata o bocciata) si è finito col parlare di sesso degli angeli.
Perfino Mentana (che certo non è stato di gran polso) a un certo punto si è sentito in dovere di richiamare al tema il dibattito.
In sostanza penso che il professore avrebbe potuto focalizzare il discorso (cosa che è parzialmente avvenuta nella parte finale) sulla perversione del modo di formare il Senato nella riforma. E, tema che non è praticamente stato toccato se non in un paio di frasi, la complessità demenziale del nuovo articolo 70 rispetto alla quale nemmeno i costitusionalisti di varia estrazione sanno dire con precisione a quanti iter diversi, a seconda dei casi, la nuova logorroica versione alla fine porterà. E a quanti pretesti per ricorsi alla Corte Costituzionale con conseguenti RALLENTAMENTI.
Altro che velocizzazione, altro che semplificazione.
Questo è il parere del pratichino.
Per un ragionamento molto più alto, ampio e illuminante, rimando al post/articolo di Alessandro Gilioli, perché non saprei dire meglio.
Ultima cosa.
Penso sia chiaro a tuti, anche a fronte di un ragionamento semplicissimo, che cambiamento non vuol necessariamente dire “in meglio”.
Il cambiamento in sé NON è un valore.

IL DIBATTITO

 








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