burocratizzazione indesiderata

31 03 2017

Mi sono reso conto che essere tecnologico mi divertiva una decina di anni fa, quando c’era anche la possibilità di essere contemporameamente creativi: scrivere testi, elaborare immagini, creare pubblicazioni, riflettere su quel che stava accadendo.
Adesso se essere tecnologico significa burocratizzarsi ancor più l’esistenza, essere invaso da Whatsapp della qualunque e saper salvare un  biglietto di viaggio nel wallet diciamo che la cosa mi affascina molto meno. Continuo a coltivare solo il lato creativo.
Amen.





evoluzioni tombali

12 02 2017

Ogni volta che qualcuno sostiene l’incriticabilità di Sanremo e accusa chi si permette di farlo in base al concetto che esso Sanremo rappresenterebbe “la società italiana”, Orwell, McLuhan, Baudrillard e molti altri che hanno studiato come i media influenzino intenzionalmente la realtà si rivoltano nella tomba.





quelli che…

23 11 2016

Mi sento di dire con sicurezza che questa storia del referendum sia andata troppo oltre.
Specie sui social, dove non si parla d’altro, quasi sempre con toni aggressivi e insultanti.
Una delle cose interessanti a livelo sociologico e psicologico è che quellì che votano no si sentono assediati da quelli che votano sì e viceversa.
A me sembra che in generale da ambo le parti si sia passato il segno.
E non oso pensare quel che succederà negli ultimi giorni che ci aspettano.
In tutto questo, tra accuse reciproche e soprattutto DISPREZZO reciproco, trovo tra le più tristi le figure di quelli che che votano sì”turandosi il naso”, per usare un’espressione di montanelliana memoria.
Tipo Cacciari, insomma. Che in tutti i dibattiti -ai qual per ragioni imperscutabili viene invitato in continuazione- non nasconde il disgusto per la riforma ma dichiara con smorfie di ogni genere che voterà sì.
Io il concetto di “porcellum” (ovvero accettare e promuovere una riforma già sapendo che fa schifo e magari è pure incostituzionale) facevo fatica già ad accettarlo da un rozzo leghista come Calderoli.
Ma da un filosofo non ce la faccio proprio.
A questo punto mi sembrano più onesti i Testimoni di Renzi.
Sono insopportabili. Ma almeno nella loro visione messianica hanno fede.





combinato indisponente

1 10 2016

Ho seguito con una certa angoscia ieri sera il “dibattito” tra Il presidente del consiglio che ovviamente caldeggiava (a tratti coi soliti modi arroganti per non dire tracotanti) la riforma costituzionale e il professor Gustavo Zagrebelsky, uno dei più autorevoli sostenitori del NO al referendum.
Ho letto giudizidi ogni genere sui social network, tra i più sensati quelli che sostenevano l’impossibilità di far passare ragionamenti complessi (quelli di Zagrebelsky) negli stentati tempi televisivi.
Molti sostenitori del NO scrivevano traumatizzati per la piega che stavano prendendo le cose.
Da semplice “pratichino” dei media, senza crediti accademici di alcun genere, ferma restando la difficoltà di far passare in TV concetti di una certa complessità (e, vorrei anche dire, “eleganza intellettuale”) penso che alcuni errori siano stati compiuti dal professore.
A partire dal fatto che mi sorprende il professore fosse impreparato NON alla aggressività del suo interlocutore, ma alla sua abilità a buttarla in “caciara” o “ammuina”, per usare termini coloriti, assai poco accademici.
Mi sorprende che in “Libertà e Giustizia”non ci sia stato nessuno in grado di prepararlo a questa evenienza. Ma evidentemente non c’è stato.
L’errore fondamentale che mi è parso di percepire, quello, dopo convenevoli nei quali Renzi ha negato di aver mai usato  il termine “gufo” o  altri simili (in effetti a proposito di personaggi come Zagrebelsky usava il sarcastico “professoroni”…), è stato quello di non aver affrontato immediatamente il tema della riforma costituzionale nei suoi aspetti aberranti.
Il dibattito si è perso per un secolo sul famigerato “combinato disposto” tra legge elettorale e riforma costituzionale. Ovviamente Renzi ci è andato a nozze, in questa digressione inutile.
A un certo punto mi pareva lo spirito di Bersani avesse posseduto il professore.
Invece, da “pratichino”, secondo me serviva puntare dritto alla Costituzione.
In questo modo (parlando di una legge elettorale che sta nel limbo, applicata a una riforma costituzionale che non si sa se verrà approvata o bocciata) si è finito col parlare di sesso degli angeli.
Perfino Mentana (che certo non è stato di gran polso) a un certo punto si è sentito in dovere di richiamare al tema il dibattito.
In sostanza penso che il professore avrebbe potuto focalizzare il discorso (cosa che è parzialmente avvenuta nella parte finale) sulla perversione del modo di formare il Senato nella riforma. E, tema che non è praticamente stato toccato se non in un paio di frasi, la complessità demenziale del nuovo articolo 70 rispetto alla quale nemmeno i costitusionalisti di varia estrazione sanno dire con precisione a quanti iter diversi, a seconda dei casi, la nuova logorroica versione alla fine porterà. E a quanti pretesti per ricorsi alla Corte Costituzionale con conseguenti RALLENTAMENTI.
Altro che velocizzazione, altro che semplificazione.
Questo è il parere del pratichino.
Per un ragionamento molto più alto, ampio e illuminante, rimando al post/articolo di Alessandro Gilioli, perché non saprei dire meglio.
Ultima cosa.
Penso sia chiaro a tuti, anche a fronte di un ragionamento semplicissimo, che cambiamento non vuol necessariamente dire “in meglio”.
Il cambiamento in sé NON è un valore.

IL DIBATTITO

 





sono qui, sostenetemi

18 08 2016

Street Photography Awards 2016
Cliccate qui, grazie

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Scuse a tutti i commentatori

4 08 2016

Mi sono accorto solo ora  che wordpress non mi ha notificato tantissimi commenti.

Ora li ho approvati e ho risposto.

ancora scuse e grazie





i nuovi media uccidono la nostra potenza creativa?

21 12 2015

Prometto sempre a me stesso di rimettermi al lavoro per affrontare alcune problematiche di Rete recenti, successive ai tempi di “i blog e la visione fideistica della rete” del 2008.
Poi non lo faccio mai, prima di tutto perché non ne ho i titoli, seconda cosa perché non ne capisco più le ragioni, mi sembra di parlare al vuoto, che le mie riflessioni comunque vadano sempre contro gli entusiasmi che dominano.
Entusiasmi che poi, in tempi d renzismo, paiono obbligatori, perché adesso apprendo, dopo le giornate di Venaria Reale dove imperversava la mistica del Digital Champion, abbiano inventato anche la categoria  dei “gufi” sulle tematiche internet e non solo su quelle politiche.
Approfitto quantomeno per riportare degli stralci secondo me di qualche interesse.

Giorgio Beretta, blogger storico col nome di Stragatto, su Facebook il 16 novembre alle ore 10:48 ·notava di sentirsi limitato a scrivere su tablet con la tastiera virtuale, e si è aperto un dibattito su come la tecnologia possa influenzare  la ricchezza o povertà della nostra comunicazione, e soprattutto della scrittura.
“Che la tecnologia comporti una involuzione del pensiero, riducendo tutto a poche e banali considerazioni ?” Si chiedeva.
Ho iniziato con questo commento:

Non solo.
Secondo me, se paragono i miei scritti di 25 anni fa a quelli di adesso noto con evidenza che quelli vecchi erano molto più articolati e complessi. Più ricchi.
Magari il problema fossero le tastiere.
Temo il problema sia che ci stiamo abituando alla semplificazione e alle sintesi selvagge.
E non so mica se poi saremo in grado di tornare indietro.

Luca Spoldi osservava allora argutamente che la causa di quello che notavo non può essere semplicemente attribuita al salto tecnologico, e che comunque ormai non ci esprimiamo più con la prosa complessa di un tempo anche per via del fatto che certi strumenti social sono utilizzati soprattutto dai più giovani, che “molto prolissi non son mai stati manco ai tempi del Manzoni”.

Allora rispondevo così:

Certamente non è colpa della tecnologia.
La tecnologia è neutra, i media però no.
Per esempio delle perplessità su Twitter le ho da sempre (chi mi segue sa che praticamente non scrivo MAI direttamente lì).
Si tratta di qualcosa di più complesso che ha a che fare strettamente col linguaggio che noi giocoforza adottiamo sulla rete, per questioni di spazi (ancora Twitter) ma anche di tempi.
Le risposte in una dinamica social devono essere veloci QUINDI ( = conseguenza e non causa) brevi.
Mi capita spesso, in determinati casi, di sentire la necessità di rispondere subito, prima che lo faccia qualcun altro e si spezzi la connessione logica con quanto ha scritto il mio interlocutore e quello che ho in mente.
Il che tra l’altro mi porta a fare anche un sacco di vergognosi errori di battitura. Semmai dopo correggo…
Ultima considerazione su quanto hai appena scritto.
Manzoni a parte, quello su cui c’è da riflettere è il fatto che stando a quel che dici, noi più “maturi” ci adegueremmo anyway allo stile dei ragazzi.
Non considerando nemmeno l’eventualità di trasmettere qualcosa a loro, ma seguendoli pedissequamente nell’impoverimento.
Però, aspetta un attimo: noi mica interagiamo con dei sedicenni, nella maggior parte dei casi…
Probabilmente c’è dell’altro, no?

Credo che queste problematiche siano ben più complesse e più delicate di quanto discusso in quella sede, che in fondo era pur sempre un breve post su Facebook con una serie di commenti.
Sempre meglio di Twitter, ma insomma.

Mi aspetterei invece degli studi sociologici ma soprattutto linguistici su tali questioni e su molte altre.
Parto sempre da me stesso perché penso di sapermi osservare criticamente, almeno a grandi linee.
E ho notato che da quando passo parecchio tempo su Facebook -ma anche su altri siti- è pesantemente diminuita la mia capacità di attenzione prolungata.
E di conseguenza la mia capacità di leggere testi lunghi (anche romanzi!) è stata gravemente intaccata.
Dopo un po’ mi stufo e abbandono.
Raccontare che sia a colpa degli scrittori perché non sanno rinnovare il proprio stile secondo me è una delle tante stupidate che si dicono.

Non parliamo dell’influenza NEFASTA sulla scrittura (ripeto: parlo per me).
Se rileggo quel che scrivevo negli anni novanta noto un flusso narrativo brillante, potente, che adesso non ho più. La capacità descrittiva molto articolata e originale, la caratteristia di scrivere molte righe per far vivere una situazione con tanti dettagli e linguaggio ricco.
Non posso essere certo che questo abbassamento della mia capacità descrittiva a favore di una sintesi talvolta banale sia una mera conseguenza della pratica quotidiana dei social. Magari a discapito di letture alte.
Probabilmente non c’entra nulla.
Ci saranno alre cause, tipo l’età , la perdita di fiducia e motivazione o chissà cosa.
Però se io fossi uno studioso di comunicazione mi porrei il problema.








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