Preveggenza

1 03 2017

Ormai ho una certa età, e più vado avanti con gli anni più mi domando come avessi fatto, da ragazzo, poco più che sedicenne, a preconizzare il segno che sarebbe stato tra i più forti della mia vita in uno dei miei primi tentativi di racconto.
S’intitolava “Storia di un Inconcludente” ed era incentrato su un personaggio che non finiva mai le cose che iniziava, le lasciava in sospeso, le riprendeva, le rimaneggiava ma chiuderle, MAI.
Ecco, è il mio ritratto.
All’epoca, del tutto inconsapevole.
Oggi penso che lì dietro si nasconda una paura della FINE tout court, non c’è bisogno che cerchi di analizzarne ulteriormente il significato, no?





evoluzioni tombali

12 02 2017

Ogni volta che qualcuno sostiene l’incriticabilità di Sanremo e accusa chi si permette di farlo in base al concetto che esso Sanremo rappresenterebbe “la società italiana”, Orwell, McLuhan, Baudrillard e molti altri che hanno studiato come i media influenzino intenzionalmente la realtà si rivoltano nella tomba.





se non è…

13 12 2016

Non la voglio fare lunga, ma  mi capita spesso di pensare che mi resti poco da vivere.
Non so perché, è una sensazione, sicuramente infondata come quella analoga che abbi a vent’anni. E sono ancora qui.
Ci sono diverse cause per questi pensieri.
Una è sicuramente la fragilità emotiva, che cerco di tenere nascosta il più possibile, non sempre riuscendoci.
Per esempio non sono riuscito a nascondere al collega montatore che lavorava con me il mio turbamento quando ci è capitato di dover lavorare per la rubrica “XX Secolo” un filmato di Rascel che impersonava Napoleone. Uno sketch che rifaceva sempre mio padre.
Un’altra causa di questa stupida strisciante idea è che sempre più spesso riemergono dalla mia mente ricordi remotissimi.
Per esempio ieri all’improvviso mi si è aperta una voragine di ricordi a scatola cinese.
Io piccolissimo coi colleghi di mio padre che mi insegnavano modi di dire.
Uno di questi era “se non è zuppa, è pan bagnato”.
Sicuramente questi colleghi cercavano di insegnarmi la versione piemontese, lingua che da piccolo non conoscevo per nulla perché i miei mi parlavano sempre in italiano.
“S’a l’è nen supa l’è pan bagnà”
Allora dalla frase piemontese (che sicuramente i colleghi mi italianizzavano), mi era tutto chiaro: tranne cosa fosse “il pampagnà”.
E mi ricordo che mi ci sono voluti anni per ricongiungere” il pampagnà” al pan bagnà.
E niente.
Ieri mattina non so come né perché, mi è venuta in mente la parola.
Pampagnà.
Ma così, senza ragione.
Una cosa che arriva da oltre cinquant’anni fa.





incapacità

4 08 2016

Solo oggi ben due miei contatti di Facebook scrivono l’addio ai loro padri appena scomparsi, pubblcandone le foto.
Mi chiedo perché io invece non sia riucscito a farlo, in quel momento di due anni fa, né abbia mai, dopo, pubblicato su Facebook foto sue.





consapevolezza

26 07 2016

Da qualche tempo mi sono reso conto che sto morendo.
Non che sia malato, eh.
Semplicemente sto naturalmente morendo.
E’ stano quando lo realizzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





a parti sbagliate

24 06 2016

Credo che uno dei mie grandi problemi sia che in me convivono due persone.
Non il buono contro il cattivo, come nella letteratura inglese ottocentesca né l’intellettuale contro l’ignorantone superficiale come nella fiction televisiva di Corrado Guzzanti.
No.
Nel mio caso c’è un ventenne, coi suoi entusiasmi, ottimismi e la sua faciloneria.
E un ottantenne. Con la sua saggezza, la sua profondità e la sua disillusione.
Quando entra in “azione” (in quanto a pensiero) uno, e  invece servirebbe l’altro, lì scatta il disastro emotivo.
E anche pratico.





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20 04 2016

“… E alle ore venticinque e quaranta seguirà il TG nella lingua dei sogni…”








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