non mi allineo

30 05 2017

In questi giorni va molto di moda prendere le difese di Flavio Insinna.

La motivazione “perché quelli di striscia sono degli sciacalli” la condivido.

La motivazione che lui sarebbe sempre una persona così carina ed educata, non so. 

Perché non lo conosco.

Dico solo che facendo questo mestiere televisivo (regista e autore) ho conosciuto persone adorate dal pubblico perché  “così simpatiche” che coi collaboratori erano delle iene, sgarbate e aggressive. Potrei fare dei nomi ma non li faccio. 

Non insinuo che sia anche il caso di Insinna, ho già detto che non lo conosco.

Molti sono convinti che la sua sfuriata anche volgare nei confronti di alcuni concorrenti  e chi li avrebbe scelti sia stata un caso estremo, una faccenda una tantum. Io non mi sento di esserne certo.

E penso che se qualcuno ha registrato una situazione simile potrebbe esserci essere stato un motivo.

Che Ricci e i suoi siano dei pirati poi è un altro discorso. L’ho sempre saputo. Sperimentato sulla mia pelle.

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momenti rimarchevoli al salone del libro

22 05 2017

Siamo stati sabato 20 a girare al Salone del Libro per “Il Caffè di RaiUno” con la splendida, bravissima collega Barbara Tomasino.
I momenti topici della giornata. Per me, naturalmente.
Visione estremamente soggettiva, in ordine cronologico
1) appena entrati tra un mare di gente incrocio Loredana Lipperini, “Ciao Will!” mi dice, al volo ci salutiamo e scambiamo due baci. Non la rivedrò più per tutto il giorno, purtroppo.
2) Il mio operatore si chama Andrea ed è  mio conterraneo, di Casale Monferrato. Un ragazzone colossale (corporatura adatta a portarsi una telecamera addosso tutto il giorno…) barbuto, col quale ci capiamo subito.
C’è un momento nel quale stiamo facendo delle riprese in uno spazio enorme allestito a libreria per bambini. Perdo Barbara di vista e quando la rivediamo mi rivolgo ai colleghi (senza nemmeno pensarci); ” ‘nduma!”
Andrea dice “che bello sentir dire ‘nduma!”.
Lo so che per la maggior parte di chi legge questo fatto non significherà nulla, ma a me ha reso felice.
3) Persi di vista per l’ennesima volta sia Barbara che Andrea (sì, lo ammetto, il mestiere di regista consiste soprattutto nel tenere sott’occhio i colleghi della troupe… Per il resto non serve a una beata mazza! hahaha!) corro affannosamente nella direzione che hanno preso tutti quanti e sento chiamare all’improvviso “William! William!”.
O caspita, William sono io!
Mi giro e vedo lo stand di d editore, com Emmanuele e Massimiliano.
Eh sì, io sono Will (al massimo J) per le cose che contano.
Per tutto il resto c’è Beppe. (Facebook, anatema su di te!)
Mi fermo e compro un coloratissimo libro per bambini, “Il coccodrillo che voleva essere drago” che mi era piaciuto fin dal crowfunding per la pubblicazione, oltre a “La specie artificiale”, che tratta temi molto interessanti dal punto di vista di Lorenzo MacEwan.
I lati insoddisfacenti della giornata sono che non sono assolutamente riuscito a incontrare altri amici autori, come Alessandro Del Gaudio o Milvia Comastri.
Ma quando si trotta per lavoro, di solito è così.
Bisogna accontentarsi.
Un successo, il Salone del Libro di quest’anno: molti di noi hanno sogghignato vedendo le velleità di Milano scornarsi contro una realtà così potente.
Come direbbe un personaggio della saga dei Peanuts: “Cicca! Cicca! Cicca!”
Anatema anche sullo stand della Bompiani con degli addetti alle vendite del tutto impreparati che non mi hanno saputo indicare il romanzo di Nanni Delbecchi che sto cercando da un po’.
E anche quest’anno è andata.
Alleluja sorelle e fratelli, alleluja.

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incubi prossimi venturi

11 03 2017

C’è un problema: da oggi in poi non potrò più riempire il trolley di beta gentilmente convogliati via la mia collega Paola dal centro produzione Salario e portarli al montaggio senza pensare al bellimbusto che sbraita sullo sfondo verde clorofilla.





evoluzioni tombali

12 02 2017

Ogni volta che qualcuno sostiene l’incriticabilità di Sanremo e accusa chi si permette di farlo in base al concetto che esso Sanremo rappresenterebbe “la società italiana”, Orwell, McLuhan, Baudrillard e molti altri che hanno studiato come i media influenzino intenzionalmente la realtà si rivoltano nella tomba.





cyberpunk all’incontrario

8 02 2017

Un vecchio strano disco dello strano Billy Idol ha un’intro il cui testo dice tra le altre cose “The Future has imploded into the Present…”.
Per me in qesto periodo sembrebbe valere esattamente il contrattio.
“The Past has imploded into the Present.”
Eh sì perché negli ultimi giorni oltre ad aver ritrovato su FB Enrica, un’amica dei tempi in cui lavoravo a Mediaset come autore, domani mi capiterà di ri-inconrare e addiritura di lavorare nei prossimi giorni con un’istituzione ricorrente del mio percorso professionale: Lino Zani.
Guida alpina, organizzatore di eventi e spedizioni polari, consulente per i media. Come mi ha detto lui stesso quando gli ho parlato al telefono dopo vent’anni: “il numero uno”.
La conoscenza e la collaborazione con Lino risale addirittura ai tempi di Telemontecarlo . Per gli amici, TMC. Fine anni ottanta inizio novanta.
Il programma Pianeta Neve, e poi Alpirod. Una bellissima gara di Cani da Slitta lungol’arco alpino. Questo video riguarda proprio l’edizione da me seguita. Mi sono emozionato vedendolo, scandendo i nomi di tutti i musher che ormai dopo quelle settimane sono figure indelebili dai miei ricordi. Molti al tempo li ho fotoragrafati, ritratti coi loro cani.
E poi, con Lino, a Mediaset il programma Mappamondo, col quale abbiamo girato posti meravigliosi: Cuba, Bali, Uzbekistan … In qualche modo senza la sua organizzazione non ci sarei mai stato in vita mia.
Lì ero autore, scrivevo i testi sul posto per una conduttrice che… Lasciamo stare.

Venerdi devo girare un servizio con in Val Gardena: l’impatto emotivo sarà forte.
Ancora più forte sarà l’impatto con gli sci che non uso da vent’anni…
Che il cielo me la mandi buona.





combinato indisponente

1 10 2016

Ho seguito con una certa angoscia ieri sera il “dibattito” tra Il presidente del consiglio che ovviamente caldeggiava (a tratti coi soliti modi arroganti per non dire tracotanti) la riforma costituzionale e il professor Gustavo Zagrebelsky, uno dei più autorevoli sostenitori del NO al referendum.
Ho letto giudizidi ogni genere sui social network, tra i più sensati quelli che sostenevano l’impossibilità di far passare ragionamenti complessi (quelli di Zagrebelsky) negli stentati tempi televisivi.
Molti sostenitori del NO scrivevano traumatizzati per la piega che stavano prendendo le cose.
Da semplice “pratichino” dei media, senza crediti accademici di alcun genere, ferma restando la difficoltà di far passare in TV concetti di una certa complessità (e, vorrei anche dire, “eleganza intellettuale”) penso che alcuni errori siano stati compiuti dal professore.
A partire dal fatto che mi sorprende il professore fosse impreparato NON alla aggressività del suo interlocutore, ma alla sua abilità a buttarla in “caciara” o “ammuina”, per usare termini coloriti, assai poco accademici.
Mi sorprende che in “Libertà e Giustizia”non ci sia stato nessuno in grado di prepararlo a questa evenienza. Ma evidentemente non c’è stato.
L’errore fondamentale che mi è parso di percepire, quello, dopo convenevoli nei quali Renzi ha negato di aver mai usato  il termine “gufo” o  altri simili (in effetti a proposito di personaggi come Zagrebelsky usava il sarcastico “professoroni”…), è stato quello di non aver affrontato immediatamente il tema della riforma costituzionale nei suoi aspetti aberranti.
Il dibattito si è perso per un secolo sul famigerato “combinato disposto” tra legge elettorale e riforma costituzionale. Ovviamente Renzi ci è andato a nozze, in questa digressione inutile.
A un certo punto mi pareva lo spirito di Bersani avesse posseduto il professore.
Invece, da “pratichino”, secondo me serviva puntare dritto alla Costituzione.
In questo modo (parlando di una legge elettorale che sta nel limbo, applicata a una riforma costituzionale che non si sa se verrà approvata o bocciata) si è finito col parlare di sesso degli angeli.
Perfino Mentana (che certo non è stato di gran polso) a un certo punto si è sentito in dovere di richiamare al tema il dibattito.
In sostanza penso che il professore avrebbe potuto focalizzare il discorso (cosa che è parzialmente avvenuta nella parte finale) sulla perversione del modo di formare il Senato nella riforma. E, tema che non è praticamente stato toccato se non in un paio di frasi, la complessità demenziale del nuovo articolo 70 rispetto alla quale nemmeno i costitusionalisti di varia estrazione sanno dire con precisione a quanti iter diversi, a seconda dei casi, la nuova logorroica versione alla fine porterà. E a quanti pretesti per ricorsi alla Corte Costituzionale con conseguenti RALLENTAMENTI.
Altro che velocizzazione, altro che semplificazione.
Questo è il parere del pratichino.
Per un ragionamento molto più alto, ampio e illuminante, rimando al post/articolo di Alessandro Gilioli, perché non saprei dire meglio.
Ultima cosa.
Penso sia chiaro a tuti, anche a fronte di un ragionamento semplicissimo, che cambiamento non vuol necessariamente dire “in meglio”.
Il cambiamento in sé NON è un valore.

IL DIBATTITO

 





senso di colpa, non senso, ossessione

24 09 2016

Seguendo (anche dal’interno…) in questi giorni l’ossessiva riproposizione, il continuo ripercorrere la vicenda dell’ultimo terremoto – che è occasione anche per ricordarne altri precedenti o addirittura distanti nel tempo- che sta su tutti i media, con l’invenzione anche “dell’anniversario”, il compi-mese del terremoto, io mi chiedo quali siano le ragioni profonde di questa overdose.
Sarebbe banale parlare di distrazione di massa da altri problemi, sarebbe probabilmente superficiale parlare di cannibalizzazione, di inseguimento degli ascolti.
O di emulazione: Rete 205 fa una diretta fiume, vuoi che io di Emittente A non ci sia?
Comincio a  chiedermi se non si tratti invece di un rito collettivo di espiazione per non essere stati coinvolti direttamente.
Una specie di giustificazione del tipo “io non c’ero però dimostro di essere solidale e il più partecipe possibile.”
Ci trovo qualcosa di innaturale, comunque.
Di sicuro, limite mio.








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