l’isola dei faziosi

7 02 2015

Questo testo è stato scritto per divertimento personale nel 2003, in occasione della prima edizione “Isola dei Famosi”.
Non ricordo nemmeno se sia stato pubblicato nella versione su Splinder di qusto blog, creata proprio nel 2003.
Alla messa in onda della decima edizione del’Isola, può essere curioso leggerlo.

Lo ripropongo così com’era (con qualche minimo aggiustamento), frutto di molte mie esperienze TV nel mondo della TV commerciale prima del mio approdo in Rai.
Sicuramente oggi il titolo, se fosse rimasto lo stesso, mi avrebbe ispirato una presa per i fondelli di Fabio Fazio e del suo entourage…
Lo doto però di annotazioni per migiorarne la comprensione. Nel caso potessero essere utili.

Lui si chiamava Nero Desaix come chiunque altro. (1) A un certo punto della sua vita aveva dovuto decidere un mestiere. Dato che tutti I posti da scrittore erano presi per diritto dinastico e quelli da Steven Spielberg erano estremamente limitati (uno), Nero dovette accontentarsi di un mestiere qualunque, tipo autore o regista televisivo. Gente che perlopiù non conta un cazzo.
Adesso trascorreva il tempo a mimetizzarsi tra gli account pubblicitari con velleità monarchiche e gli autori famosi col cervello in pappa (questo era l’unico sistema per aver successo in TV. Molti davano la colpa del fenomeno della coca al presunto tentativo di essere più creativi, ma no, era proprio per la necessità di essere più ottusi e cattivi).

Saronna Valbene, la produttrice che l’aveva contattato, (2) l’accolse nel suo ufficio con la la famosa scrivania di cristallo, studiata meticolosamente per metterne in mostra le notevoli gambe. (3)
-Allora, Nero, mi hai portato qualche progettino?- disse suadente accavallando le armi improprie, facendo risalire la gonna manageriale e mettendo in mostra uno spicchietto del bordo nero di una calza.
-Ehm, no, non ho avuto tempo…-
-Peccato, ci contavo…- cinguettò lei.
“Per fregarmi qualche idea che poi ti rivendi come tua…” pensò torvo Nero Desaix, ormai decisamente esperto in faccende del genere. (4)
-Pazienza. -disse la Valbene senza prendersela troppo: poi lo guidò ancheggiando nella sala riunioni dove altri due autori e un regista erano in attesa.
-Allora, ragazzi!- esordì lei, che sembrava un po’ intimidita dall’assenza di cristallo nel tavolo riunioni –So che qualcuno di voi aveva disertato il seminario interno obbligatorio sui reality show…(5)
Nero fece finta di niente: si riferiva a lui…
-Comunque siamo qui per pensare a qualcosa del genere, ma nuovo… dopo il successo dell ”Isola dei Famosi” messa in onda dalla concorrenza. A proposito di quell programma… Commenti?-
I colleghi si lanciarono in deliranti analisi parasemiologiche principalmente marketing-oriented.
Invece Desaix: – Il grande vantaggio de “L’Isola” è che ha dimostrato scientificamente come una subrettina televisiva del drive-in ossigenata, ovvero Carmen Russo, sbattuta su una spiaggia possa risultare molto più signorile di una contessa cotonata naufragata in uno studio televisivo, ovvero Patrizia De Blank.- (6)
Tutti lo guardarono con disprezzo, ma la Valbene disse sorridendo: -Ora sapete perché abbiamo invitato Nero Desaix: per vedere fino a che punto si possono demolire le idee che metteremo insieme…-
Gli altri risero beffardi. Lui annuì consapevole. Del resto aveva bisogno di soldi, e per quella “preparazione” avrebbero pagato un qualcosa. (7)
-Però a gente l’ha guardato, quel programma!- disse sdegnoso l’Autore Uno.
-Sì, perchè faceva ridere.- disse Nero.
-Ridere…- ripetè la Valbene meditabonda.
-Già. Allora mi chiedo: perchè non metterci dei comici veri, al posto di Pappalardo?- gigioneggiò Nero, rincarando la dose per fare il figo.
-Comici… VERI!”- gorgheggiò la Valbene con un gridolino di piacere. –Ge-nia-le!- aggiunse al limite dell’orgasmo. I colleghi di Nero risero grassamente fino a quando non si resero conto impietriti che la Valbene faceva sul serio.
-E poi, Nero? Dove li mettiamo I comici?-
Nero inizia a cercare di arrampicarsi nell’aria in perfetto stile Wilcoyoote. –… Un teatro, direi…-
L’Autore Due colse la palla per dire almeno qualcosa di non statistico. -Sì ma così lo faceva già Costanzo in “Isolando”, e poi c’era quella roba su RaiTre dei pensionati che mettevano su uno spettacolo teatrale… Non va…- (8)
-Si potrebbe fare sempre un’isola, ma non remota… nel mediterraneo… così si scatenano gli yacht dei curiosi tutto intorno… un bene anche per l’economia nazionale… E se per caso ci naufraga una barcone di disperati clandestini si scatenerà la lotta tra le risate e il pianto.. e allora sì che vediamo chi fa più audience…- (9)
-E poi… Quali comici…- richiama all’ordine la Valbene
Si scatena la ridda di nomination.
-Quelli del Bagaglino… un nome un destino, portare con sè pochi bagagli sull’isola…
-Martufello non è un piccolo bagaglio, è una zavorra…-
La riunione viene aggiornata fino alle opinioni delle direzioni unificate di rete…


La Valbene fa entrare Nero nel suo ufficio. -Desaaaaiiiiix! –cinguetta- la NOSTRA idea è piaciuta un sacco! La direzione si è così appassionata che ci ha suggerito delle soluzioni! Hanno deciso per il gruppo di attori comici più aggressivi… probabilmente perchè così nell’isola si scatena più competizione verbale… La lista è: Fo Dario, Benigni Roberto, Luttazzi Daniele, Rossi Paolo, Guzzanti Sabina, Guzzanti Corrado…- Leggendo l’elenco si irrigidè e fece una smorfia perplessa e dubbiosa. -Travaglio Marco? Biagi Enzo? Santoro Michele? Ma questi chi sarebbero? Io non li ho mai sentiti nominare… Hanno presentato Striscia la Notizia ai tempi di Pisu?- (10)
Nero ha coma una vertigine e chiede cauto: -Ehm… E la direzione ha già stabilito il meccanismo di eliminazione?-
-Eliminazione?-
-Sì, tipo: come si stabilisce chi torna indietro dall’isola per primo? –
-Nero, questo è fantastico: una soluzione così democratica non si era mai vista! Nessuno viene eliminato… Non torna indietro nessuno!
Tutti lì a fare spettacolo fino alla fine!-
-Uhm…E hanno deciso quale sarebbe l’Isola?-
-Mi pare di sì… – La Valbene legge da un foglio, alza gli occhi scintillanti e con un sorriso dice velocemente
Ventotene!-

(Visto a posteriori trovo abbastanza sorprendente il modo sarcastico col quale ho sempre guardato al mio lavoro. Cioè: non mi sono mai preso sul serio! Come fai ad aver successo con questo atteggiamento? Eh? Eh? Infatti…)

NOTE
(1) Citazione da Eriik Satie, in “Quaderni di un Mammifero” a cura di Ornella Volta, Adelphi.
Satie è sempre stato al centro delle mie attenzioni da quando scoprii che non era solo un musicista che adoravo, ma anche un uomo dalla creatività originalissima e dalla biografia stravagante.
(2) Che i produttori ti mandino a chiamare credo sia una delle invenzioni più surreali e umoristiche di questo raccontino.
Il nome “Nero Desaix” lo uso spesso per miei personaggi, perché mi piace il “colore” e la rievocazione dell’eroe napoleonico legato alla battaglia di Marengo, praticamente a casa mia.
(3) La Valbene è un personaggio -a differenza dei successivi, sempre vagamente ispirati a persone che ho conosciuto- inventato di sana pianta. Non ho mai incontrato produttrici del genere: almeno mi sarei rifatto gli occhi. Ci sono forse elementi di qualche conduttrice che ho conosciuto e il ricordo della famosa scena della Brambilla a Porta a Porta: e tante altre cose che non hanno bisogno di essere spiegate.
Col senno di poi penso di averla inventata così per via della seduttività che comunque esercita il lavoro televisivo. Ma non lanciamoci in speculazioni sul nulla.
(4) La mia carriera televisiva (se così pomposamente si può chiamare uno stentato percorso sempre a rischio sopravvivenza) è nei decenni costellata da una parola o paroletta: progetti, progettini. Qualunque rapporto con colleghi autori, produttori, registi, la prevede almeno una volta. In altri casi, la prevede molte volte. Un modo per richiamare lo stesso calvario è la parola “idea”, “un’idea”. Ti viene richiesta la creazione, o la partecipazione a una creazione collettiva. Nella speranza (tua) che poi si concretizzi in un lavoro. Ebbene, questo non succede MAI.
L’unica volta che una mia idea è stata messa in pratica è stata un furto: avevo pensato un personaggio per Drive In, che aveva a che fare con il mio appena concluso servizio militare. L’idea venne adottata, ma senza di me, senza che io ne ricavassi nulla. Il personaggio ebbe poco successo anche perché suppongo che chi scriveva i testi avesse un ricordo estremamente remoto del suo servizio militare, ammesso l’avesse mai fatto.
Quindi, anche la Valbene NON può non richiedere qualche progetto allo sfigato aspirante autore di turno.
(5) E’ esistito veramente, a Mediaset, un corso per autori di preparazione ai reality show. Io non lo seguii. Il mio solito istinto suicida.
(6) Rileggendo quei nomi suppongo di aver seguito almeno un po’ quella prima edizione: ma non ne ricordo assolutamente nulla, Era molto in voga (e lo è ancora) l’idea che chi lavora in TV deve per forza guardare i programmi nuovi per seguire l’evoluzione. Devo dir che ancora oggi tutte le volte che lo faccio me ne pento. Visto un reality, visti tutti. Visto un talent, visti tutti.
(7) Se ho scritto questa cosa della preparazione retribuita, probabilmente è perché un tempo era così. Attualmente devi considerarti fortunato se ti pagano almeno tutte le puntate che hai effettivamente realizzato.
(8) Non ricordo assolutamente se i programmi dei quali parlo qui siano davvero esistiti o me li sia inventati di sana pianta.
(9) Credo di aver qui attribuito a Desaix la realizzazione di un mio sogno segreto: andare alle riunioni e sparare cazzate più grandi di quelle degli altri.
In questo caso ovviamente le cazzate vengono prese sul serio, molto sul serio.
(10) Era l’epoca del cosiddetto Editto Bulgaro nel quale venne fatta una lista di proscrizione di personaggi televisivi da parte di Berlusconi, o immediatamente successiva. Comunque quell’episodio si riverberava, evidentemente, nella mia mente.

 





République Boréale -1-

11 11 2014

“Più a nord dell’Islanda, a est della grande Groenlandia, ad ovest delle Spitzbergen, la Repubblica Boreale emerge dalle acque gelide dell’oceano artico come una fortezza mimetizzata in bianco sotto un cielo che spesso si spegne del tutto nell’oscurità polare, annullando il significato delle parole “giorno” e “notte”.

Da “Miti e leggende boreali”, 1993, inedito.





reperti – 2

19 09 2013

(titolo per qualcosa)

I DERVISCIDI

(Roma, 5 settembre 2001)





MacEwan Indaga: da Web Days 2004 a WordPress 2012

29 01 2012

MacEwan Indaga: da Web Days 2004 a WordPress 2012.





Toponomastica

27 11 2011

Comprendo la difficoltà di definire in quale giorno festeggiare l’onomastico di Topolino.
Ma dedicare alla faccenda un’intera disciplina mi pare un po’ esagerato.





avviso

14 09 2010

Non riconosco alcun debito letterario, non avendone mai ricevuta regolare fattura.





brio viola

25 04 2010

Una Paola Cortellesi più in forma che mai dà la faccia (anzi, la doppia faccia) a uno dei numerosi pasticci che il rutilante mondo della pubblicità non manca mai di regalarci. La nascita della contraddizione in termini: l’acqua minerale Brio Blu Rossa.

“Ok. BrioBlu è leggermente frizzante. Ne dobbiamo fare una frizzantissima. Cosa ci possiamo mai inventare? (pacca sulla fonte inutilmente spaziosa del creativo) Ma certo! BrioBlu (ta-taaaaaa)… Rossa!”

Paola Cortellesi si sdoppia in una ipotetica sfilata di moda: a impersonare le acque si alternano un personaggio in tailleur di velluto Blu , con una parrucca a caschetto blu “elettrico”che fa tanto Enki Bilal; un altro con corsetto con le stecche rosso, coda di cavallo rossa da dominatrice e orrendi sandaloni con la zeppa. Nella mente del pubblicitario rappresentano sicuramente la moderazione e l’eccesso.

Negli spot brevi i personaggi si caratterizzano ancora maggiormente: la Blu è sobria ma ogni tanto altezzosa, la Rossa si suppone possa essere in lista per un reality show tanto ocheggia e dice stupidaggino a go-go.

Video

L’esito finale è che nessuno dei personaggi risulta simpatico (almeno a me), e con ciò scatta la domanda: renderà in termini di vendita -poiché quello è lo scopo- un messaggio del genere?

Ho sempre trovato Paola Cortellesi piuttosto elegante, ma la pubblicità non ha forse il compito di travisare tutto? Il sorriso della protagonista -almeno quello- però è salvo.

E’ la confusione cromatica che mi si incunea nel cervello: immagino come possa essere il gouache che sortisce da BrioBlu Rossa: un violaceo da far invidia ai più moderni attivisti politici.

Questa confusione cromatica mi ha colpito perché nei messaggi pubblicitari non è nuova: qui sotto un mio vecchio post.

PER SOMMI CAPI (28 dicembre 2004)
Incantato dall’Omino Bianco Colori.
Ossimoro perfetto.
Ma mica tanto.
Il bianco come luce contiene tutte le frequenze del colore. Tutti i colori. Dal punto di vista luminoso.
La differenza tra Omino Bianco e Omino Bianco Colori è la stessa che passa tra Game Boy e Game Boy Color? Ed esiste Omino Bianco Advanced? Ed esiste Omino Bianco retroilluminato?
Ed esiste Omino Bianco per capi Neri?
(prego figurarsi il Capo Nero che mette in pentola l’Omino Bianco… Ma tutto questo non è vagamente razzista?)
E Omino Bianco per Sommi Capi?
(prego immaginarsi la lavanderia Papale)
E la somma di Capi che si possono colorare con Omino Bianco Colori o sbiancare con Omino Bianco e Basta?
E come prende tutto questo la nonnina di Ace?
“Non c’è strappp”, si suppone.
La cara vecchina non è mica Mastella.
Anche se si immagina che utilizzi un mastello per le sue abluzioni candegginiche.
Incantato dall’Omino Bianco Colori.








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