cose che

24 03 2018

Sicuramente ci sono cose che mi piacciono e non potrò mai permettermi.

Per esempio le Volvo e le Leica.

Mi sa che devo ripassare “il sistema degli oggetti”.

A proposito, riflettevo qualche giorno fa sul fatto che a 25 anni mentre mi trovavo a Parigi leggevo Baudrillard in francese. E lo capivo.

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metamorfosi imprevite

22 03 2018

Sto passando dallo status di giovane di belle speranze, che apprendeva rispettosamente da quelli più bravi e grandi allo status di vecchio lamentoso senza alcuna autorevolezza che nessuno si fila: questo senza mai essere transitato dallo status di professionista adulto maturo stimato e rispettato. E ciao.





premonizione

19 03 2018

Raramente faccio sogni legati al lavoro. Ed è un bene.
Sabato notte però ho sognato che mi trovavo con Philoméne (che ovviamente non c’entra niente col mio lavoro) nella società di montaggio dove lavoriamo quest’anno.
Era quella società, ma non era quella.
Nel senso che dal punto di vista dei locali gli spazi erano vastissimi, invasi da una luce solare diffusa da un soffito a vetri.
Parlavo con una signorina che stava dietro a una grande scrivania appunto in un open space: era somigliante a Chiara ma non era lei.
Mi stava dicendo che il tempo del mio turno di montaggio era stato tagliato dalla produzione senza che io ne sapessi nulla. Non erano più le prime quattro ore di un turno di otto. Le seconde quattro ore non esistevano più.
Io nel sogno cominciavo a brontolare perché non ero stato avvisato di questo cambiamento, poi, come al solito, mi rassegnavo al fatto che non avrei potuto sforare nemmeno di dieci minuti, in caso di necessità.
Al risveglio domenica penso “cavolo, possibile che il lavoro invada anche i sogni, mi faccia stare preoccupato anche mentre dormo?”
Mi preparo con calma, devo essere lì domenica alle 14, però devo passare anche dalla redazione a prendere del materiale.
Chiamo un taxi a spese mie e penso che da quando non sto bene quel che guadagno me lo mangio tutto in taxi non rimborsabili. Ma l’alternativa sarebbe non fare niente, uscire dal giro del lavoro. Cosa che mi inorridisce.
Dopo i vari giri col taxi arrivo alla sede della società alle due spaccate.
Diciamo che nessuno mi può accusare di essere un tipo ritardatario.
Arrivo su, entro, e vedo il collega montatore, di solito molto amichvole e affettuso, per usare un eufemismo “incazzato come una iena”.
“Sono qui dalle 11 di stamattina!” mi dice cupo. “T. mi aveva detto che il turno iniziava alle dodici!”
T. a me aveva telefonato giorni fa, visto che lui doveva venire dopo di me mi aveva chiesto di accordarci sull’orario.
Io gli avevo detto “per me va bene iniziare alle 14, così almeno pranzo a casa”.
Ma al montatore aveva detto, il buon T. :” William viene alle 12, poi dopo vengo io”.
T. è ammalato, non viene più, è irragiungibile, però il montatore sempre più incazzato mi fa: “io comunque alle 20 vado via! Nun ve inventate niente!”
Il sogno era stato premonitore. Il tempo era stato in qualche modo tagliato.
A nulla serve cercare dove è nato l’errore, faccio una serie di sms, rompo le balle alla gente di domenica ma non si saprà mai da dove è spuntata questa cosa di iniziare a mezzogiorno, quando a me era stato confermato 14 anche da un collega della produzione che è preciso come un orologio.
Poi il fatto che il lavoro si sia rivelato molto più complicato del previsto, tra cose sul girato che avevo dimenticato (è malsano montare le cose DUE SETTIMANE dopo che sono state girate!), richieste di modifiche da me non condivise e il collega che ha lavorato tutto il pomeriggio col muso… Alla fine aveva ragione lui: ce ne siamo andati alle 20 meno 15.
E questo perché doveva essere una cosa di tutto relax…





prendo atto

17 03 2018

Uno dei capolavori del capitalismo recente è stato farci credere che essere freelance convenisse perché ci pagavano di più ed eravamo più liberi, per poi nel tempo pagarci sempre meno, eliminare ogni privilegio professionale e alla fine pagarci meno di un qualsiasi dipendente, per di più senza alcuna tutela previdenziale o garanzia pensionistica.





pantaloni scampanati

21 02 2018

Percepisco nell’aria uno sgradevole sentore di anni settanta.

E non è per via delle barbe e degli odiosi pantaloni scampanati.





on the border

19 02 2018

Se vince la lega sono dazi amari.





un vero stratega

15 02 2018

Negli anni settanta non sono stato comunista.

Negli anni ottanta non sono stato yuppie.

Negli anni novanta non sono stato berlusconiano.

In tempi recenti non sono stato renziano.

Poi uno si chiede perché non ha mai combinato un kaiser.








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