storiaegggeografia

29 06 2017

La tizia ventenne in pantaloncini canottiera e scarpe da ginnastica mentre compulsa lo smartphone al tizio ventenne che siede di fronte a lei allo stesso tavolino di Typo, il bar del MAXXI:

– dov’è Massacarrara?-

Lui pensandoci qualche secondo mentre sorseggia qualcosa ricoperta di ghiaccio:

– non lo so.-

Pensa se si fosse trattato di Codroipo.

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tanto di cappello

16 06 2017

Trovo la nuova pubblicità della Kinder Brioss di una rara poesia e di un raro garbo. Senza alcuna retorica riesce a commuovere.

Certo, il fine  è sempre quello di vendere un prodotto. 

La consapevolezza di questo comunque non abbassa l’impatto emotivo che, per tante ragioni, ha su di me.

https://youtu.be/9aXjDsBNrmk





nonsense

15 06 2017

L’operazione che stanno mettendo in piedi Bersani e i suoi alleandosi  con Pisapia non ha alcun senso.





non mi allineo

30 05 2017

In questi giorni va molto di moda prendere le difese di Flavio Insinna.

La motivazione “perché quelli di striscia sono degli sciacalli” la condivido.

La motivazione che lui sarebbe sempre una persona così carina ed educata, non so. 

Perché non lo conosco.

Dico solo che facendo questo mestiere televisivo (regista e autore) ho conosciuto persone adorate dal pubblico perché  “così simpatiche” che coi collaboratori erano delle iene, sgarbate e aggressive. Potrei fare dei nomi ma non li faccio. 

Non insinuo che sia anche il caso di Insinna, ho già detto che non lo conosco.

Molti sono convinti che la sua sfuriata anche volgare nei confronti di alcuni concorrenti  e chi li avrebbe scelti sia stata un caso estremo, una faccenda una tantum. Io non mi sento di esserne certo.

E penso che se qualcuno ha registrato una situazione simile potrebbe esserci essere stato un motivo.

Che Ricci e i suoi siano dei pirati poi è un altro discorso. L’ho sempre saputo. Sperimentato sulla mia pelle.





provincia e metropoli

29 05 2017

In Alessandria se senti una sirena sai che qualcosa è succeso, qualcuno si è sentito male, un incidente e cose simili.
A Roma puoi sentire anche tre o quattro sirene consecutivamente ed essere consapevole che molto probabilmente non è successo un beato cazzo.





momenti rimarchevoli al salone del libro

22 05 2017

Siamo stati sabato 20 a girare al Salone del Libro per “Il Caffè di RaiUno” con la splendida, bravissima collega Barbara Tomasino.
I momenti topici della giornata. Per me, naturalmente.
Visione estremamente soggettiva, in ordine cronologico
1) appena entrati tra un mare di gente incrocio Loredana Lipperini, “Ciao Will!” mi dice, al volo ci salutiamo e scambiamo due baci. Non la rivedrò più per tutto il giorno, purtroppo.
2) Il mio operatore si chama Andrea ed è  mio conterraneo, di Casale Monferrato. Un ragazzone colossale (corporatura adatta a portarsi una telecamera addosso tutto il giorno…) barbuto, col quale ci capiamo subito.
C’è un momento nel quale stiamo facendo delle riprese in uno spazio enorme allestito a libreria per bambini. Perdo Barbara di vista e quando la rivediamo mi rivolgo ai colleghi (senza nemmeno pensarci); ” ‘nduma!”
Andrea dice “che bello sentir dire ‘nduma!”.
Lo so che per la maggior parte di chi legge questo fatto non significherà nulla, ma a me ha reso felice.
3) Persi di vista per l’ennesima volta sia Barbara che Andrea (sì, lo ammetto, il mestiere di regista consiste soprattutto nel tenere sott’occhio i colleghi della troupe… Per il resto non serve a una beata mazza! hahaha!) corro affannosamente nella direzione che hanno preso tutti quanti e sento chiamare all’improvviso “William! William!”.
O caspita, William sono io!
Mi giro e vedo lo stand di d editore, com Emmanuele e Massimiliano.
Eh sì, io sono Will (al massimo J) per le cose che contano.
Per tutto il resto c’è Beppe. (Facebook, anatema su di te!)
Mi fermo e compro un coloratissimo libro per bambini, “Il coccodrillo che voleva essere drago” che mi era piaciuto fin dal crowfunding per la pubblicazione, oltre a “La specie artificiale”, che tratta temi molto interessanti dal punto di vista di Lorenzo MacEwan.
I lati insoddisfacenti della giornata sono che non sono assolutamente riuscito a incontrare altri amici autori, come Alessandro Del Gaudio o Milvia Comastri.
Ma quando si trotta per lavoro, di solito è così.
Bisogna accontentarsi.
Un successo, il Salone del Libro di quest’anno: molti di noi hanno sogghignato vedendo le velleità di Milano scornarsi contro una realtà così potente.
Come direbbe un personaggio della saga dei Peanuts: “Cicca! Cicca! Cicca!”
Anatema anche sullo stand della Bompiani con degli addetti alle vendite del tutto impreparati che non mi hanno saputo indicare il romanzo di Nanni Delbecchi che sto cercando da un po’.
E anche quest’anno è andata.
Alleluja sorelle e fratelli, alleluja.

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béllora, béllora

12 05 2017

Io non so bene cosa stia succedendo nel mio cervello, se sia l’età, se queste cose succedano ad altri oltre me: non so se siano patologiche o normali fatti nel funzionamento della macchina più complicata del nostro corpo.

Stavolta non parlo di stati emotivi tempestosi e cupi, ma di sorprendenti e  inspiegabili acrobazie della mia memoria.

Chi mi sta intorno sa che purtroppo ho una pesssima memoria per i fatti anche molto recenti.

Tuttavia il signor cervello -o la signora psiche- mi stanno facendo sempre più frequentemente strani scherzetti.

Qualche tempo fa, direi qualche settimana, all’improvviso ho pensato “Béllora”.

Ora, chi era Béllora? Non ho fatto fatica a ricordare chi fosse.

Béllora era un collega di mio padre quando ero bambino, ma piccolo, al quale non ho mai pensato in vita mia: probabilmente all’epoca l’ho anche conosciuto, mio padre a volte mi portava  nel suo uffico e mi presentava ai suoi colleghi.

Ma di Béllora non ho alcuna memoria visiva. Neanche il nome di battesimo, naturalmente. All’epoca i colleghi si chiamavano solo per cognome. 

Parliamo di cinquant’aanni fa. Dopo cinquant’anni mi ritorna questo cognome, senza alcuna ragione apparente. All’improvviso. 

Un nome, un suono: una parola e nulla più.

Questa notte un altro episodio analogo.

Mi viene in mente un cognome. Tricarico. Ancora una volta un nome e una persona alla quale non ho mai pensato negli ultimi trent’anni.

Stavolta mi viene in mente anche l’aspetto. Probabilmente perché quando questa persona (che avrò incontrato una decina di volte in tutto) ha attraversato la mia esistenza ero già adulto.

Era una vicina di casa quando abitavo a Milano sui Navigli. Una signora di mezz’età, bionda tintissima, capelli lunghi, gentile e sorridente, con orecchini vistosi, per diversi aspetti ambigua.

Questi nomi mi vengono di solito in mente durante il sonno.

In questo ultimo caso di questa notte, stamattina da sveglio ho dovuto faticare per ri-ricordarmi il nome.

Cerco di non preoccuparmi troppo, ma del tuttto tranquillo non sto.








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