Ho sempre detestato il mese di agosto.
Il caldo opprimente: non sai dove andare perché è tutto chiuso o a orari alterati. Anche l’amata libreria di fiducia.
Perfino il mio rifugio, la caffetteria del MAXXI dove vado abitualmente a scrivere, fa orario ridotto.
Per strada solo pedoni sudati vestiti da mare in modo ridicolo e automobilisti contenti per la città vuota da usare come una piccola-grande Le Mans.
Se lavori devi gestire persone magari un po’ esaurite, che si chiedono ossessivamente perché loro devono essere qui e la gran parte dei colleghi sulle spiagge a cazzeggiare.
A me non piace nemmeno il mare, invece. Mai piaciuto: il sole col caldo mi dà fastidio, non so nemmeno nuotare e, con una certa riprovazione da parte dei miei parenti campani, ho sempre preferito la neve, la montagna. Sapevo sciare bene: due stellette d’oro.
Sono rimasto a disposizione del lavoro Rai perché in passato in agosto ho almeno lavorato tanto (quindi fatturato) per via dei colleghi registi interni in ferie. Quest’anno invece ho lavorato molto molto meno della media annuale.
Se tutto va bene resta un’altra settimana e questa lagna di vuoto pneumatico sarà finita.
Amen. Alleluja.