consapevolezza

26 07 2016

Da qualche tempo mi sono reso conto che sto morendo.
Non che sia malato, eh.
Semplicemente sto naturalmente morendo.
E’ stano quando lo realizzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





Non è vero ma ci credo

7 07 2016

La cosa è cominciata da parecchio tempo, ma me ne so reso conto solo quando, il giorno del mio compleanno, mi è passata per la mente l’idea di sostituire la mia immagine di profilo su Facebook non con un’altra foto mia oppure con l’evergreen Luther Blissett (che sta un po’ alla base, tra le altre cose, delle mia scelta di pseudonimo).

No. Mi è venuta istintivamente l’idea di sostituirla con una foto del nostro gatto Amos.

Che però è appena morto.

     
Tante cose si sono allineate, quando ho ragionato su questo insensato pensiero.

Le crisi di pianto accuratamente nascoste, le commozioni per futili motivi, l’esigenza di vedere appena possibile i miei pochissimi amici, l’insofferenza per le guerriglie emotive, la voglia sempre maggiore di amore anche fisico, guardare le donne con occhi diversi, vedere improvvisamente le occasioni perdute, ricordare fatti e persone dell’infanzia come se fosse ieri, nomi all’improvviso senza alcun motivo, le citazioni mentali di modi di dire partenopei di mio padre (che in realtà non saprei nemmeno pronunciare), l’accresciuta angoscia nel vedere persone che soffrono.

Tutto dice: pensieri di morte.

Il mio amico Gino, quando eravamo poco più che ventenni, usava dire con accenti melodrammatici “la fine è vicina”.

Ovviamente grazie al cielo so che è vivo e vegeta ancora, l’ho sentito da poco. Quindi non era vero.

Vista la situazione quindi magari questa cosa potrebbe avere anche un valore scaramantico. Peccato che io in queste cose di scaramanzia, malocchio, gesti apotropaici, divinazioni, rituali vari, previsioni di lunga o breve gittata non abbia mai creduto.

Quindi mi limito a scrivere, ufficialmente: quando morirò

– non voglio manifesti

– voglio essere cremato

Poi probabilmente sono tutte inutili paranoie.

Ma la cosa andava scritta.





a parti sbagliate

24 06 2016

Credo che uno dei mie grandi problemi sia che in me convivono due persone.
Non il buono contro il cattivo, come nella letteratura inglese ottocentesca né l’intellettuale contro l’ignorantone superficiale come nella fiction televisiva di Corrado Guzzanti.
No.
Nel mio caso c’è un ventenne, coi suoi entusiasmi, ottimismi e la sua faciloneria.
E un ottantenne. Con la sua saggezza, la sua profondità e la sua disillusione.
Quando entra in “azione” (in quanto a pensiero) uno, e  invece servirebbe l’altro, lì scatta il disastro emotivo.
E anche pratico.





i ristoranti furono pieni

22 06 2016

Allora, a quanto pare questo mito della narrazione, dello storytelling, delle balle belle e buone, dell’ottimismo forzato, parrebbe finalmente essere alle corde.

Forse potremo tornare a essere realisti senza essere tacciati di comunismo (prima) o di gufismo (poi).

Il timore vero però è che allo storytelling si sostituisca una metodologia ancor più studiata a tavolino marketing e  fondata su una struttura nata da un progetto sperimentale pilotato, un po’ malato e un po’folle.

Dalle mie parti di dice “Speruma ben”.





libro cuore

19 06 2016

Renzi: dalle Appendino all’andi.





allora non sono io che sono snob

10 06 2016

Ho sempre schifato abbastanza Wired Italia, mi è sempre parso un’accozzaglia di stupidatine e advertisements.
Sono abbonato all’edizione originale americana.
Oggi, però, non sapendo cosa leggere mentre mangiavo da solo, ne ho comprata una copia, attratto anche dalla testata che mi sembrava diversa.
Bene.
Ho scopero che è diventato quadrimestrale e monotematico, ha una grafica e un’impaginazione eccezionali (cose per le quali ha vinto diversi premi, a quanto pare) e il tema di questo numero, “Time Machine”, il tempo, è trattato con grande intelligenza.
Devo leggere gli articoli ma l’impostazione dell’indice mi pare molto interessante.
Il nuovo direttore, Federico Ferrazza, ha scritto un editoriale con poche cose che metterei in dubbio, privo della fastidiosa esaltazione e della retorica di un tempo.
Bene.
Allora non ero io ad essere prevenuto.





time

4 06 2016

Piango guardando su Sky Arte i Pink Floyd che suonano Time mentre sento mia figlia nell’altra stanza ridere: probabilmente sta guardando un anime su internet.

E niente, alla fine la vita è tutta qui.








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