uno due tre…

20 10 2019

Due notti fa ho sognato molto. Il che è una buona cosa.
Due sogni ricordo bene perché sono stati estremamente vividi.

Uno.
In un bosco autunnale (rosso-giallo) vedo dei funghi uno accanto all’altro molto nitidamente: uno verde e lucido, uno rosso a pallini bianchi. La mia coscienza che vigila in background mi dice che sono velenosi ma non ho alcuna intenzione di raccoglierli. Poco più avanti sulla destra invece la mia attenzione è attratta da una trappola a tagliola nella quale un piccolo animale si lamenta. Intervengo immediatamente e sperando di non farmi male: riesco ad aprire le lame. Gli animali in trappola, mi accorgo, sono due. Quello più grande che mi pareva un piccolo mammifero è invece è una scimmietta e poi c’è un topolino. Li libero entrambi pensando come mai il topolino non sia morto preso tra le ganasce. In effetti sembra più un cartone animato che un animaletto vero. Come al solito sono consapevole che si tratta di un sogno quindi non mi faccio troppe domande.

Due.
Sono a Londra, devo prendere uno dei classici autobus a due piani per andare da un posto all’altro, forse voglio andare al Victoria and Albert. Però non ho soldi per il biglietto tranne poche sterline. (Probabilmente il sogno ha a che fare con i due giovani apparentemente britannici che ho visto nel pomeriggio a Piazzale Flaminio con un cartello scritto sul cartone nel quale chiedevano soldi per tornare a casa).
Mentre mi faccio queste domande mi trovo in un piccolo parco nel quale vedo The Cure al completo. Poi mi giro verso la fermata del bus e quando li guardo di nuovo sono diventati i Simple Minds. Ovviamente con le sembianze di metà anni ottanta, quando davvero ero stato a Londra.

Uno due tre… Via alle interpretazioni!

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modernità

6 10 2019

Non è che una sinistra moderna debba essere per forza di destra, eh!





un bar non è semplicemente un bar

29 09 2019
Oggi sono triste perché è stato l’ultimo giorno di gestione del bar del MAXXI da parte di dei ragazzi gentilissimi e capaci. Che facevano Donuts buonissimi.
Da martedì una nuova gestione: e bisognerà di nuovo capire con chi si ha a che fare, instaurare se possibile un rapporto.
In queste cose detesto i cambiamenti.
Mi ricordo quando se ne andò un anno e mezzo fa la signora Stefania, che aveva assistito alla mia scomparsa e ricomparsa con venti chili di meno e un defibrillatore. Ma ero tornato.
Il giorno in cui lasciò la sua postazione alla cassa venne e mi abbracciò commossa.
Oggi sono andato io a stringere la mano a Davide; dell’altro ragazzo e della ragazza non conosco il nome ma sono state presenze importanti e rasserenanti nella mia vita negli ultimi sei mesi.
Ora vorrei dire a chi gestisce questi aspetti al MAXXI che un buon rapporto umano è più importante del cornetto.
Cambiare le persone ogni sei mesi è una cosa PESSIMA.
Perché comunque siamo in parecchi a  frequentare il bar regolarmente.
Ci sono le signore anziane che sembrano madre e figlia, la più anziana con stampella; il signore giovane sportivo che sta sempre davanti al tablet;  il signore curvo di una certa età con tante borse che racconta aneddoti su Roma e sugli intellettuali di un tempo.
E tanti altri che ruotano.




livello di epicità

29 09 2019

Alla fine se ci penso posso dire di non aver combinato veramente niente nella mia vita: non so come facciano coloro che mi circondano a non essere delusi.
Carriera universitaria inconcludente, carriera professionale che non è mai decollata, anche se tante volte sarebbe sembrato. Ma poi niente. Magari è mancata anche la spregiudicatezza del chiedere, del sapere cosa dare in cambio.
Quelle due persone che hanno fatto qualcosa per me, magari in momenti difficilissimi della mia vita, l’hanno fatto solo per stima e amicizia, senza riceverne nulla in cambio. A loro va la mia gratitudine infinita, anche se non sono bravo a esternare.
Mi tengo quasi tutto dentro.
Volevo scrivere e so che ne ho le potenzialità ma non riesco a bilanciare l’esigenza di svolgere lavori redditizi (redditizi… diciamo a livello di mera sopravvivenza…) con gli spazi creativi. Quindi non finalizzo, non chiudo mai.
Non ho figli, nemmeno quello sono riuscito a fare. La fortuna mi ha portato una bambina di otto anni che, purtroppo per lei, caratterialmente mi somiglia moltissimo: non so se l’ho rovinata io o in questa somiglianza di personalità si nasconde qualche messaggio esistenziale che ancora non riesco a decifrare.
Mi sono barcamenato fin dalla mia infanzia tra malattie di ogni genere, niente di gravissimo ma che comunque hanno imposto ritmi esistenziali periodicamente spezzati.
Insomma tutto mediocre, tutto di piccolo cabotaggio.
Non sono nemmeno riuscito a essere una figura tragica.
Lo scrittore fallito che beve, conduce una vita miserabile sempre sull’orlo dell’abisso. Che farà parlare di sé per la sua fine eclatante.
Potrei descrivere me stesso come una figurina tragichetta.
Roba da B movie, al massimo.





ricordare non è così scontato

19 09 2019

Lo dico sempre, ho problemi di memoria. Chissà, un po’ per i farmaci che devo prendere (è scritto nel bugiardino) un po’ per un piccolo episodio ischemico che ebbi anni fa attestato da una tac.
Quindi questa benedetta memoria funziona un po’ come gli pare.
Ieri guardavo il tg e sullo schermo dietro il conduttore compare la foto del primo piano di un uomo dai capelli bianchi: il mio cervello dice “BUZZI” ma non so perché e nemmeno chi sia.
Il conduttore lancia un servizio dove si riporta che c’è stato un incidente un e motoscafo offshore è affondato durante la Montecarlo-Venezia.
Offshore=Telemontecarlo=Pianeta Mare.
Al posto di pilotaggio c’era Fabio Buzzi, che è morto.
Fabio Buzzi, che io rispettosamente chiamavo “ingegnere” l’avevo intervistato una vita fa quando lavoravo come giornalista appunto a Telemontecarlo (in realtà era una società esterna che si chiamava Ci.Bi Productions che consegnava il prodotto chiuso a TMC) e a Pianeta Mare (regia di Amedeo Foroni) ci occupavamo appunto anche di Offshore.
Mi è dispiaciuto sapere della sua morte, per quel che vale lo ricordo come un gentleman.
Ma mi hanno colpito due cose soprattutto.
Uno: come è stato possibile che ricordassi immediatamente il suo nome solo da una foto quando a volte faccio fatica a ricordare i nomi di colleghi che vedo attualmente e di continuo.
Due: mi sembrava già vecchio nel 1992, nella foto mi sembrava identico ad allora.

brain





sognare è gratuito

19 09 2019

In questi giorni penso che non vorrei più lavorare e avere sempre impegni che spezzano il filo dei miei pensieri.
Vorrei potermi dedicare solo allo studio e alla scrittura.

Sognare è una delle pochissime cose gratuite che restano.





questioni rilevanti

14 09 2019

Sul numero 89 di WIRED – Estate 2019 si pone una questione che recentemente incrocio di frequente sui vari media.
“Presto vivremo in un mondo specchio dove ogni cosa avrà un gemello virtuale”.
Il mio guru dei guru Jean Baudrillard aveva scritto invece (però parecchio tempo fa…) “Non c’è posto, nello stesso tempo, per il mondo e il suo doppio”, citazione con la quale si apre il mio libercolo Turris Asian e con la quale si aprirà forse la a nuova versione lunga della storia.
Io mi sto chiedendo invece, da vecchio frequentatore dei mondi virtuali: se ogni cosa reale avrà un gemello virtuale, ogni creazione virtuale avrà forse un gemello nel mondo reale?








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