cucù

1 05 2018

In questo bailamme di forni (due), stelle (cinque), partiti del centro destra (tre) Partito Democratico (meno di uno) passo attraverso visioni allucinatorie che mi si impastano nel cervelllo.
Davide Casaleggio che convoca una conferenza stampa precettando Giggggino, Dibbba e Piero il Fichissimo (gestore di negozio di via del Corso tristemente chiuso di recente, ma molto prima del mandato esplorativo).

Mentre sono tutti accatastati lì davanti -la Gruber che dice “spettetricispettatori” in un nanosecondo, Giletti che occhieggia da tombeur de femmes pronunciando qualche vuota frase retorica random, l’Annunziata che augura “buonciorno” a chiunque le si pari davanti, Floris che le risponde “Alè!” innescando un Buoncioroalè Buonciornoalè Alèbuonciorno stile petroliniano, Formigli che dirige un’orchestra visibile solo a lui agitando una penna per aria- si presenta Grillo con una tuta che lo copre tutto, occhiali inclusi e innalza una cortina fumogena dalla quale appare il fantasma di Gianroberto Casaleggio, il quale dichiara:
“Cucù. Due rivelazioni: uno, ero il fratello segreto secchione di Robert Plant. Due, il nostro è stato tutto un esperimento mediatico finanziato dalla classe dominante del pianeta Nibiru che voleva essere certa di poter costruire a tavolino un partito che conquistasse il potere. Adesso vendiamo tutto a nibiruiani e qui sullla terra chiudiamo baracca e burattini: tanto siamo una società privata, tanto. Il movimento è sciolto, andate in pace. Cucù”,
Memorabili le facce di Giggggino, Dibbba e Piero il Fichissimo dopo l’annuncio ectoplasmatico.
Grillo borbotta qualcosa da dentro la tuta con occhiali chiusa.
Suona un po’ come “bapfanncllooo!” ma i cronisti presenti non ne sono certi.
Stranamente Renzi non ha nulla da ridire.
Dal che si sospetta che anche lui faccia parte dei nibiruiani.

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ambasciata (sogno)

29 04 2018

Sono in una sala montaggio, smanetto sul computer per rimetter mano a un lavoro già finito.

L’ambiente è molto vasto, al contrario di come sono le sale di montaggio in realtà. Cerco il progetto (nella realtà non è compito mio, il regista non mette mano sulle macchine).

Il computer va in crash, deve essere riavviato. Riavvio ma il progetto è scomparso. Mi alzo dal computer e vado in un’altra sala, altrettanto grande e molto luminosa. Lì c’è l’inviata che ha chiesto di rimettere mano al progetto per me chiuso.

Chiedo “in quale cartella hai messo il progetto?”

(non è compito del l’inviata mettere i progetti da qualche parte…)

Lei inizia un discorso fluviale che finisce con “…e hai visto, come montatore c’è suo marito, a solo tre euro di spesa in più!”

(Marito di chi, non si sa.)

Io, incazzato nero, grido (cosa che non faccio mai) “Non divagare! Ti ho chiesto dove hai messo il progetto!”

Non lo sa. Torno al computer (che è un mac) e il progetto si trova in una cartella sul desktop che si chiama “Ambasciata”. Nome che non c’entra niente col lavoro che staremmo facendo.

Poi mi sveglio.





milano, 24 aprile, esterno, notte

25 04 2018

Alle otto e mezza di sera in via Torino i tram passano in continuazione. 14, modernissimo, 2, il mio vecchio 3 giallo che prendevo per andare a casa negli anni novanta. È fondamentalmente uguale.

Stuoli di giovani a passeggio, allegri, molti parlano con accenti del sud: tantissimi alle fermate, ben vestiti, ragazze abbigliate da serata con gonne, tacchi e via dicendo. Chiaramente diretti in zona Navigli (sempre col 3).

Un sacco di gente sfreccia letteralmente in bicicletta, anche molti fattorini coi cubetti colorati sulla schiena del cibo a domicilio: si ha la sensazione che vadano molto più veloci i ciclisti dei tram e delle auto.

Girando fino praticamente a San Babila non si vede un cassonetto, un cestino traboccante, un bicchiere di carta rosso della coca cola appoggiato per terra o in posti ben più astrusi, non ci sono cumuli di bottiglie di birra… o schegge di bottiglie rotte. In Piazza Duomo due camionette dei carabinieri e una di militari in mimetica. Ghisa pochi. Anzi, non ne ricordo. Sotto i portici un tizio suona l’arpa. In mezzo alla piazza i bengalesi cercano di vendere le solite girandole volanti luminose. Una ragazza mi chiede se ho delle monete. Un po’ di turisti nordici, qualche giapponese. Un gruppo di mediorientali fotografano tre bimbe piccole sedute sul marciapiede con il duomo alle spalle.

Alle 11, mentre i tram sferragliano in continuazione come se fossero le quattro di pomeriggio, una quindicina di controllori ATM con le loro camicie azzurre e i loro blocchetti delle multe da una fermata di via Torino si disperdono a gruppetti di tre nei summenzionati tram, che continueranno (li sento dalla camera d’albergo) fino a notte fonda.

Roma, riflettici.





Dronedario

19 04 2018

Se fossi un fumettista inventerei un personaggio chiamato Drone Dario, un personaggio volante ad elica che ha una visione dall’alto sulle cose del mondo.





similitudini

15 04 2018

Gli occhiali sono per me quel che per Erik Satie erano gli ombrelli.





vulnus

7 04 2018

Il mio problema principale è che sono troppo empatico.
E con l’età non faccio che peggiorare.
Stamattina sono andato a fare l’ennesimo controllo, stavolta un ecocolordoppler per un ematoma comparso improvvisamente sul popaccio (poi si è rivelato essere solo un livido innocuo che non so come mi sia procurato).
Arrivo, vado all’accoglienza, la signorina Tiziana mi dice di attendere qualche minuto perché il dottore sta parcheggiando. In sottofondo un bambino più che piangere ulula. Fortissimo.
Mi dà molto fastidio. Molto.
Mi accomodo in sala d’attesa e il bambino urla sempre più, attorno a lui ci sono, oltre alla madre, un infermiere e un’infermiera molto carina, entrambi giovanissimi, che cercano di calmarlo. Si aggiunge un signore, in attesa pure lui, che cerca di distrarlo suonando un kazoo. Faccio tutti i soliti pensieri, i bambini viziati, maleducati, ribelli eccetera. Poi penso che probabilmente alla sua età anche io mi sono trovato in situazioni analoghe in laboratori di analisi (no, noi si andava all’Ospedaletto, l’Ospedale Infantile di Alessandria, che funzionava benissimo: fino a 12 anni sono stato cliente fisso, col Professor Gamalero che mi seguiva: ero molto cagionevole).
Beh io non ero un bambino lamentoso, ero serio serio e paziente, avevo paura ma mantenevo la calma, estriormente. Sicuramente frignavo, ci mancherebbe. Ho cominciato a vedere il bambino ululante con occhio diverso, mentre madre, infermiera e infermiere lo conducevano per quanto possibile con le buone verso la “Sala Prelievo Due”.
Il mio medico nel fratttempo arrivava, per fortuna, e mi invitava a seguirlo con un gesto amichevole e sarcastico alla Fonzie. Per fortuna, perché io avevo già gli occhi pieni di lacrime.





magnethic poem – 20

25 03 2018

 

 

dogma”

polar-lights permeated
screen
glazed nexus
spreads
anyhow explanations

“dogma”

schermo
saturo di aurora boreale
nesso sotto vetro
propaga
spiegazioni ad ogni costo








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