lumare le pupe

6 02 2016

Frequentare i musei d’arte e le gallerie non solo arricchisce lo spirito e la cultura, ma consente anche di lumare la quantità di pupe che si aggirano per le sale.
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così è

30 01 2016

Mi viene da piangere in media una volta al giorno.
In media.





the scottish novel

30 01 2016

The Scottish Novel – 2005





pensieri in fuga

27 01 2016

I miei pensieri mentre cammino, mentre sono sul tram, sempre, si consumano e bruciano troppo velocemente perché riesca a metterli sulla carta.





dopo tanti anni

27 01 2016

Per la prima volta dopo tantissimi anni ieri notte ho sognato la casa dove abitavo a Tromello.

In realtà non ho sognato l’interno.

L’ho vista da lontano perché, non so per quale motivo, volevo parcheggiarci  davanti per poi andare a fare altro altrove. Ho pensato “lì c’è sempre posto”.

La cosa veramente strana è che vedevo la casa non solo da lontano, ma da un punto impossibile: da una strada che non esiste, o almeno non esisteva al tempo: una strada che era un prolungamento di via Ajardi: in quel terreno c’è in realtà c’era una grossa villa. Invece nel sogno c’era sia la strada sia che una schiera di altre villette bianche.

Poi  sulla strada inesistente vedevo la signora Pina, la mia vicina dai capelli corti grigi che alll’epoca mi dava consigli di giardinaggio. Nel sogno mi diceva qualcosa distrattamente, ma non si capiva niente. Parlava e basta.

Non mi colpisce tanto il riafacciarsi di quei ricordi sepolti da più di dieci anni: mi arrovello sul possibile significato di questo sogno.

Questa strada inesistente interamente creata dalla mia mente.

Quest’idea di parcheggiare proprio là davanti. Per andare a far cosa, poi.

Nel sogno ero comunque assolutamente consapevole che quella casa intravista in distanza, davanti alla quale poi non sono mai arrivato, non mi appartiene più da tempo.





strano ma vero

22 01 2016

Ieri al forno dove vado a mangiare a pranzo ho incontrato Paolo Cecinelli, un giornalista di Telemontecarlo (ora La7) che mi è capitato di frequentare qualche volta quando lavoravo  ai programmi “Pianeta Neve” e “Pianeta Mare”.
Incredibilmente per i miei standard, sono andato a salutarlo.
Ovviamente lui non si ricordava, ma per me è stata una piccola prova.
E’ come se stessti riacquistando un poco di autoconsapevolezza di chi sono, della mia vita professionale, dopo quei due recenti anni di vuoto pneumatico e depressione.





i nuovi media uccidono la nostra potenza creativa?

21 12 2015

Prometto sempre a me stesso di rimettermi al lavoro per affrontare alcune problematiche di Rete recenti, successive ai tempi di “i blog e la visione fideistica della rete” del 2008.
Poi non lo faccio mai, prima di tutto perché non ne ho i titoli, seconda cosa perché non ne capisco più le ragioni, mi sembra di parlare al vuoto, che le mie riflessioni comunque vadano sempre contro gli entusiasmi che dominano.
Entusiasmi che poi, in tempi d renzismo, paiono obbligatori, perché adesso apprendo, dopo le giornate di Venaria Reale dove imperversava la mistica del Digital Champion, abbiano inventato anche la categoria  dei “gufi” sulle tematiche internet e non solo su quelle politiche.
Approfitto quantomeno per riportare degli stralci secondo me di qualche interesse.

Giorgio Beretta, blogger storico col nome di Stragatto, su Facebook il 16 novembre alle ore 10:48 ·notava di sentirsi limitato a scrivere su tablet con la tastiera virtuale, e si è aperto un dibattito su come la tecnologia possa influenzare  la ricchezza o povertà della nostra comunicazione, e soprattutto della scrittura.
“Che la tecnologia comporti una involuzione del pensiero, riducendo tutto a poche e banali considerazioni ?” Si chiedeva.
Ho iniziato con questo commento:

Non solo.
Secondo me, se paragono i miei scritti di 25 anni fa a quelli di adesso noto con evidenza che quelli vecchi erano molto più articolati e complessi. Più ricchi.
Magari il problema fossero le tastiere.
Temo il problema sia che ci stiamo abituando alla semplificazione e alle sintesi selvagge.
E non so mica se poi saremo in grado di tornare indietro.

Luca Spoldi osservava allora argutamente che la causa di quello che notavo non può essere semplicemente attribuita al salto tecnologico, e che comunque ormai non ci esprimiamo più con la prosa complessa di un tempo anche per via del fatto che certi strumenti social sono utilizzati soprattutto dai più giovani, che “molto prolissi non son mai stati manco ai tempi del Manzoni”.

Allora rispondevo così:

Certamente non è colpa della tecnologia.
La tecnologia è neutra, i media però no.
Per esempio delle perplessità su Twitter le ho da sempre (chi mi segue sa che praticamente non scrivo MAI direttamente lì).
Si tratta di qualcosa di più complesso che ha a che fare strettamente col linguaggio che noi giocoforza adottiamo sulla rete, per questioni di spazi (ancora Twitter) ma anche di tempi.
Le risposte in una dinamica social devono essere veloci QUINDI ( = conseguenza e non causa) brevi.
Mi capita spesso, in determinati casi, di sentire la necessità di rispondere subito, prima che lo faccia qualcun altro e si spezzi la connessione logica con quanto ha scritto il mio interlocutore e quello che ho in mente.
Il che tra l’altro mi porta a fare anche un sacco di vergognosi errori di battitura. Semmai dopo correggo…
Ultima considerazione su quanto hai appena scritto.
Manzoni a parte, quello su cui c’è da riflettere è il fatto che stando a quel che dici, noi più “maturi” ci adegueremmo anyway allo stile dei ragazzi.
Non considerando nemmeno l’eventualità di trasmettere qualcosa a loro, ma seguendoli pedissequamente nell’impoverimento.
Però, aspetta un attimo: noi mica interagiamo con dei sedicenni, nella maggior parte dei casi…
Probabilmente c’è dell’altro, no?

Credo che queste problematiche siano ben più complesse e più delicate di quanto discusso in quella sede, che in fondo era pur sempre un breve post su Facebook con una serie di commenti.
Sempre meglio di Twitter, ma insomma.

Mi aspetterei invece degli studi sociologici ma soprattutto linguistici su tali questioni e su molte altre.
Parto sempre da me stesso perché penso di sapermi osservare criticamente, almeno a grandi linee.
E ho notato che da quando passo parecchio tempo su Facebook -ma anche su altri siti- è pesantemente diminuita la mia capacità di attenzione prolungata.
E di conseguenza la mia capacità di leggere testi lunghi (anche romanzi!) è stata gravemente intaccata.
Dopo un po’ mi stufo e abbandono.
Raccontare che sia a colpa degli scrittori perché non sanno rinnovare il proprio stile secondo me è una delle tante stupidate che si dicono.

Non parliamo dell’influenza NEFASTA sulla scrittura (ripeto: parlo per me).
Se rileggo quel che scrivevo negli anni novanta noto un flusso narrativo brillante, potente, che adesso non ho più. La capacità descrittiva molto articolata e originale, la caratteristia di scrivere molte righe per far vivere una situazione con tanti dettagli e linguaggio ricco.
Non posso essere certo che questo abbassamento della mia capacità descrittiva a favore di una sintesi talvolta banale sia una mera conseguenza della pratica quotidiana dei social. Magari a discapito di letture alte.
Probabilmente non c’entra nulla.
Ci saranno alre cause, tipo l’età , la perdita di fiducia e motivazione o chissà cosa.
Però se io fossi uno studioso di comunicazione mi porrei il problema.








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