ma io continuerò

16 10 2018

La settimana scorsa è uscito il mio e-book “Lorenzo MacEwan, Netective“.
Ho deciso di scrivere questa cosetta e non lo faccio su Facebook perché ormai è un ambiente rissoso, permaloso, polemico e non mi andrebbe di dover rispondere a scuse non richieste o replicare a qualche simpaticone che mi dica che tanto non sono un vero scrittore.
Grazie, lo so da me.
Da alcuni anni ormai su Facebook scrivo solo delle cavolatine ma mi sono sempre speso per rilanciare le iniziative di tutti i miei amici. Che fossero pubblicazioni, mostre, poesie, cd, concerti, eventi virtuali, articoli, recensioni; insomma qualunque tipo di fenomeno culturale. Senza giudicare.
La settimana scorsa (ripeto) è uscito il mio libercolo.
Capisco che si tratta SOLO di un e-book. Capisco che non si tratti di letteratura ALTA. Capisco che non si tratti di VERA arte. Capisco che per un e-book sia difficile organizzare una presentazione in libreria: e qui un’amica di network che non vedo da anni (Adele “Adeletta” Marra) invece appena letta la notizia si era proposta di organizzarne una.
A lei vanno tutta la mia gratitudine e il mio affetto.
In tutto questo volevo dir che NESSUNO dei miei amici artisti, comunicatori, scrittori, fotografi, artisti si è sentito di cliccare il tastino “condividi” come uso fare io per loro.
Non posso dire nemmeno di essere deluso, ormai ho imparato a non aspettarmi nulla dalla Rete, figurarsi da Facebook: sono passati i tempi del blog su Splinder.
Beh, sapete cosa c’è?
Io invece continuerò condividere le inizative dei miei amici, perché questa è la mia natura.

Mio padre Francesco a questo punto avrebbe detto sbrigativamente
“Arrivederci e grazie, è finita la pellicola.”

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quel che capita

15 10 2018

Ormai sono tanti anni (almeno dieci) che vado a farmi bucare all’Ospeale S.Andrea per il controllo dell’INR (densità del sangue…).
Una cosa che ho imparato da questa esperienza è che invecchiamo.
Eh sì, perché perfino l’infermiera più brava e più più carina adesso resta sempre bella ma ha qualche ruga.
Un’altra cosa che ho imparato è che se ci si mette con impegno si riesce a migliorare.
Un’inermiera che quando mi capitava anni fa mi metevo le mani nei capelli perché o mi faceva più buchi o mi faceva male recentemente non sbaglia un colpo.
Una terza cosa l’ho imparata stamattina.
E’ il mio turno. Entro nella sala prelievi.
L’infermiera più brava e più carina e un’altra bravissima di origine sarda discutono animatamente di analisi a un altro paziente, snocciolano termini tecnici che mi sono familiari ma che ora non ricordo già più.
L’infermiera pù brava e più carina mi era capitata, stamattina. Ero contento.
Ma continuando a discutre con la collega altrettano brava e non so bene quale fosse esattamente la ragione del contendere, non è riuscita a farmi il prelievo al primo colpo.
Abbiamo dovuto cambiare braccio per la prima volta in deci anni, e al secondo colpo è andata.
Ecco quel che capita quando ci si innervosisce.
Questo ho imparato stamattina.





gemelli

12 10 2018

Vivo perennemente in compagnia di due voci.

Una che afferma qualcosa e l’altra che la critica e ne nota sarcasticamente le contraddizioni.

In queste condizioni è difficile essere “proattivo”, marciare convinto, o comunque semplicemente tener botta alle critiche che gli altri avanzano in continuazione sul tuo operato, senza vacillare, a tratti cedere.





lorenzo macewan, netective

9 10 2018

9788825407020-lorenzo-macewan-netective

Questo il link all’ebook appena uscito.
Grazie a Emanuela Valentini e a Silvio Sosio che hanno creduto nel progetto MacEwan.

La copertina è un mio artwork realizzato con Photoshop nel 2000.





Espedologo

1 10 2018

Questa notte ho fatto ben due sogni brevissimi ma strani. Per fortuna solo strani, non spiacevoli.

1- Ho sognato che una delle mie colleghe fosse in realtà una scrittrice.
Mi diceva di essere stanca di lavorare per le edizioni Cortina e dover fare tutta quella strada ogni volta: io mentre correvo come ormai non posso più correre nella realtà e saltavo delle siepi (basse per la verità ) in un giardino all’italiana che pareva quello di una grande villa le dicevo “io invece qui sto benissimo! a Roma con l’aria che c’è non potrei mai fare questo!”, mentre in background pensavo di continuo “ma Cortina non è Raffaello Cortina Editore? Cosa c’entra Cortina d’Ampezzo?”

2- Un mio ex compagno di scuola di praticamente tutto il ciclo scolastico fino al liceo incluso, che non vedo da almeno venti anni e  nel sogno non compariva mai, ma veniva definito “C.B., Espedologo”. Come se vedessi una targa o un bigliettto da visita. Mi sono perfino chiesto, nel sogno, se si scrivesse “s-pedologo” (da leggere all’inglese). E niente, nella mia mente si ripeteva ossessivamente, decine di volte, “C.B. Espedologo.”
Stamattina dopo aver rischiato di dimenticare quella strana parola perché mi sono messo a fare e scrivere altre cose, sono andato a cercare su Google.
Espedologo non esiste. Ovviamente.





TG

15 09 2018

Appuntamento a tra poco col Telegiornale nella lingua dei sogni.





ore 13,46

22 08 2018

Sono seduto su una delle sedie di plasica nel cortile del MAXXI all’ombra di un albero.
Leggiucchio svogliatamente, disordinatamente, random, per l’ennesima volta le “Cool Memories” di Baudrillard che avevo portato con me per il tragitto e per le inevitabili attese all’Ospedale S.Andrea.
Le 13.46.
Un bambino di tre quatto anni con una maglietta blu e calzoncini corti è seduto sulla destra, di fronte a me, su una sedia identica alla mia, all’ombra sotto l’edificio del museo. La distanza me lo fa sembrare minuscolo. Canta a squarciagola delle filastrocche insensate che rimbombano mentre la madre guida per alcuni giri il monopattino che gli ha sottratto per fare provare alla figlia minore, una bimba davvero piccina, la sensazione del mezzo. La piccola sta sopra immobile, reggendosi al manubrio mentre la madre con l’abito svolazzante spinge.
Tutto il resto davanti e attorno al MAXXI è silenzio sbiancato dal sole cocente.
A me viene da piangere.
Mi sembra che al mondo nulla abbia senso al di fuori di quella scena.
E vorrei definitivamente scomparire.








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