efficienza municipale

29 08 2015

Ieri sera a mezzanotte mi muovevo in auto per raggiungere Saxa Rubra.
Faccio la solita strada in zona Prati e vedo due macchine “d’aa Municipale” coi lampeggianti blu accesi all’imbocco di una via che dovevo percorrere.
Ci sono SEI agenti fuori dalle macchine che chiacchierano. Penso sia successo un incidente o quacosa di simile.
Rallento, li guardo. Alcuni di loro guardano me.
Passo e percoro tutta la suddetta via (Riboty). Che non è lunghissia ma nemmeno breve.
Quando arrivo in fondo, anzi poco prima, mi rendo conto che è chiusa da quelle bande di plastica rosse e bianche.
Odio fare lunghe retromarce perché, lo confesso, sono negato. Ma non ho altra alternativa.
Quindi la faccio, nervosamente e lentamente, pensando con affetto a quei furboni della Municipale.
Quando arrivo alla loro altezza abbasso il finestrino e col migliore aplomb piemontese che mi riesce di sfoggirare in quel frangente (ma non mi riesce la “r” mandrogna, malheuresement) dico:
“non avevo capito che era chiusa…” (traduzione educata di “perché cazzo non me l’avere segnalato?”).
“Ah già… E’ ancora chiusa…” dice uno distrattamente.
Esco dal budello e cerco di capire che percorso alternativo posso fare.

(Roma, vedo poi, è pienissima di macchine di Municipale e Polizia ferme agli angoli delle strade con i lampeggianti accesi. Ma non chiedetemi perché).





con le debite proporzioni

21 08 2015

Gli occhiali da sole stanno a me come gli ombrelli stanno a Erik Satie.

Satie in Wikipedia

Erik Satie e una stanza piena di ombrelli





debolezze personali

15 08 2015

Il mio problema è che, a differenza di altri, mi riesce molto più facile e naturale essere educato che maleducato.





mandrogni

4 07 2015

Stamattina nella mia hometown dopo essere stato in banca attraverso a un semaforo, mi ritrovo sotto i portici di piazza Garibaldi. Sento un signore coi capelli bianchi, sui settanta, che dice a un altro: “Purtroppo ho un figlio alessandrino.” Pausa. “Perché gli alessandrini come i comunisti. Mordono!”.





la guerra con altri mezzi

2 07 2015

Von Klausewitz, un militare esperto di arte della guerra, ebbe a dire che “La Guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi”.
Questa frase mi viene insistentemente in mente in questi giorni della crisi greca.
Perché un secolo fa la guerra sarebbe già scoppiata.
Non ci dai i soldi?
Veniamo a prenderceli.
E non è detto che oggi non lo sia, scoppiata.
Appunto, una “guerra con altri mezzi”.
Per mettere in ginocchio una nazione i panzer non servono più. O meglio non sono più indispensabili.
In questi giorni noto che alcuni se ne stanno rendendo conto e cominciano a fare parallelismi simili.
Ora: il fatto che la Grecia abbia avuto in passato comportamenti disinvolti è indiscutibile.
Personalmente reputo che i burocrati europei avrebbero fatto meglio a bloccarla prima di farla entrare piuttosto che assumere adesso questo atteggiamento di rigidità appunto teutonica.
E non mi si dica che i greci “avevano falsificato i conti”: i vertici dell’Europa riescono a fare i conti in tasca a tutti, sempre.
Ma quella volta NO. Che strano.
Diciamo che faceva scena avere nella comunità la patria della democrazia?
Per quanto riguarda l’attuale governo greco, non penso affatto che abbia un atteggiamento “arrogante” ma che sia lì per fare quello che gli elettori hanno chiesto.
Anche questa cosa del referendum che tanto fa inorridire, mi sembra appunto nella direzione: “ci avere chiesto certe cose, non le siamo ottenendo. Vi bene così o dobbiamo tenere il punto?”
Cercano di tenere fede ai programmi senza voltare la gabbana. Cosa assai rara di questi tempi.
C’è una fortissima antipatia per Tsipras e Varoufakis, ormai nemici pubblici numeri uno.
E penso che ci sia anche una forte componente “volpe e l’uva”. Nel senso che nessuno in questo momento riesce ad essere così volitivo. E alzare la testa davani alla Germania. Altro che rottamazione.
Purtroppo adesso la storia della Grecia vede molti passeggeri sul proprio carro, non tutti rispettabili secondo me. Ma Era una cosa inevitabile.
Quello che mi sorprende veramente è il cinismo di gran parte dei commentatori sui social network: magari forti di studi economici presso scuole neoliberiste (ormai è come esistessero solo quelle) giudicano con disprezzo la Grecia, il debito è colpa sua eccetera. Ovvio.
Nessuna pietas, nel senso latino. Nessuna comprensione, nessuna compassione per la mortalità infantile, per la mancanza di medicine, per le folle alle mense dei poveri. Ma già, perché dovremmo averne, visto che le mense sono sempre più affollate anche da noi?
Adesso mi aspetto le accuse di “buonismo”. Ma ve lo dico subito, attaccatevi al tram. Io questo sono.
Peccato che quel fiume di soldi che va alla Grecia dall’Europa e che tutti guardano con estrema riprovazione non serva quasi per niente ad alleviare la sofferenza del popolo greco ma serva soprattutto a pagare gli interessi alle banche, in gran parte TEDESCHE e FRANCESI. Perfino D’Alema (che non ha mai goduto della mia stima, è noto) l’ha spiegato bene a Rai News. Il link è in coda al post.
Le banche non si toccano.
E’ chiaro che c’è un circolo vizioso che Tsipras e Varoufakis vorrebbero spezzare.
Vedremo come andrà a finire.
La Grecia sta rischiando moltissimo, ma anche i bulli dell’Europa.
E secondo me se ne rendono conto, anche se continuano a fare gli spavaldi.
Senza contare l’incombente presenza in questa storia di Cina e Russia.
Se la Grecia desse un messaggio preciso, nella direzione prevista dal suo Governo, per l’Europa delle banche e della finanza sarebbe un colpo durissimo.
Auguri a tutti. A tutti NOI europei.

(La preoccupazione per i nostri risparmi e per quello che costerebbe a noi il crollo della Grecia è più che lecita, non discuto).

Von Clausewitz

Stiglitz su “The Guardian”

Bini su “Huffington Post”

Bauman su “Nuova Atlantide”

Stiglitz su “Social Europe”

Varoufakis su “Linkiesta”

D’Alema RaiNews24

Gli economisti che sostengono Tsipras





coscienza

6 06 2015

Oggi ho provato con insolita forza tre cose abbastanza particolari.
Uno- mi muovo in un ambiente nel quale, nonostante la pratica pluridecennale, mi sento sempre un alieno.
Due- mi mancano l’educazione e il modo di parlare della mia terra natale.
Tre- sono parte di una famiglia molte speciale.





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6 06 2015

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