coscienza

6 06 2015

Oggi ho provato con insolita forza tre cose abbastanza particolari.
Uno- mi muovo in un ambiente nel quale, nonostante la pratica pluridecennale, mi sento sempre un alieno.
Due- mi mancano l’educazione e il modo di parlare della mia terra natale.
Tre- sono parte di una famiglia molte speciale.





informativa sui cookies

6 06 2015

Come da nuova normativa si informa di quanto segue:

I cookie sono informazioni, spesso contenenti un codice identificativo unico anonimo, che vengono inviati al browser da un server web e che vengono successivamente memorizzati sul disco fisso del computer dell’Utente. I cookie vengono poi riletti e riconosciuti dal sito internet che li ha inviati in caso di successivi collegamenti. Servono principalmente per far funzionare o far funzionare meglio i siti web e per fornire informazioni commerciali e di marketing al proprietario del sito.
I cookie usati nel nostro Sito Web si basano sulle categorie stabilite dalla Camera di commercio Internazionale e, in particolare, sono:

  1. cookie strettamente necessari: sono essenziali per permetterti di navigare nel nostro sito e utilizzare le varie funzionalità. Senza questi non è possibile utilizzare nè i servizi di ricerca, comparazione e acquisto né tutti gli altri servizi disponibili sul Sito-Web.
    Questi cookie non raccolgono informazioni su di te che potrebbero essere utilizzate per fini di marketing   né tengono traccia della tua navigazione nel web. L’installazione di questi cookie è una condizione necessaria per l’utilizzo del sito, bloccarli non ne permette il funzionamento. Non è necessario fornire il consenso per questi cookie poiché sono indispensabili per assicurarti i servizi richiesti.
  2. performance cookie: raccolgono informazioni sull’uso del Sito Web, le pagine che vengono visitate ed eventuali errori che si possono verificare durante la navigazione. Usiamo, inoltre, questi cookie per riconoscere il sito di origine della tua visita sul nostro Sito Web. Questi cookie non raccolgono informazioni tali da poterti identificare. Ogni informazione, infatti, é raccolta in forma anonima e viene utilizzata per aiutarci a migliorare il funzionamento del sito web. I nostri cookie pertanto non contengono dati personali In alcuni casi, alcuni di questi cookie sono gestiti per nostro conto da terze parti, cui non è tuttavia concesso di utilizzarli per scopi differenti da quelli elencati in precedenza. L’utilizzo del nostro Sito Web equivale all’accettazione all’uso di questa tipologia di cookie. Nel caso essi venissero bloccati non possiamo garantire il corretto funzionamento dello stesso.
  3. functionality cookie: vengono usati per facilitare la navigazione nel sito web, per memorizzare le impostazioni da te scelte e fornirti funzionalità personalizzate. Costituisce accettazione all’uso di questi cookie la selezione di impostazioni e opzioni personalizzate. In alcuni casi possiamo autorizzare inserzionisti o terze parti a inserire cookie sul nostro Sito Web per offrirti contenuti e servizi personalizzati In ogni caso l’utilizzo del nostro Sito Web equivale all’accettazione all’uso di questa tipologia di cookie. Nel caso questi venissero bloccati non possiamo garantire il corretto funzionamento dello stesso.
  4. targeting cookie: sono usati per raccogliere informazioni utili a mostrarti inserzioni specifiche ai suoi interessi. Questi cookie ti permettono di condividere il nostro sito e cliccare su “Mi piace” nei siti di social network come Facebook.

I nostri cookie possono avere durata variabile. In particolare vi sono cookie di sessione: validi cioè nell’ambito di una sola sessione di ricerca o navigazione e svaniscono con la chiusura del browser e cookie permanenti di durata variabile. La durata massima di alcuni cookie di questa seconda categoria è di 5 anni.

In ragione della particolare struttura del nostro Sito Web, l’eventuale disabilitazione dei cookie non ti permetterà di navigare al suo interno e usufruire dei nostri servizi.
Ti informiamo, tuttavia, che esistono diversi modi per gestire i cookie. Modificando le impostazioni del browser, puoi disabilitare i cookie o decidere di ricevere un messaggio di avviso prima di accettarne uno.

Puoi eliminare tutti i cookie installati nella cartella dei cookie del tuo browser. Ciascun browser presenta procedure diverse per la gestione delle impostazioni. Qui di seguito puoi trovare le istruzioni specifiche per ciascun browser:

MICROSOFT WINDOWS EXPLORER: http://windows.microsoft.com/en-us/windows-vista/block-or-allow-cookies
GOOGLE CROME: https://support.google.com/chrome/answer/95647?hl=en&p=cpn_cookies
MOZILLA FIREFOX: http://support.mozilla.org/en-US/kb/enable-and-disable-cookies-website-preferences?redirectlocale=en-US&redirectslug=Enabling+and+disabling+cookies
APPLE SAFARI: http://www.apple.com/support/?path=Safari/5.0/en/9277.html Se non usi uno dei predetti browser per sapere dove trovare suddette impostazioni puoi utilizzare il tasto “Help” del browser.

 





non c’è da preoccuparsi…

28 05 2015

I ruoli importanti sono scoperti, ma il mondo è pieno di ottimi facenti finzione.





usciva dall’ombra

9 05 2015

Una visione che ho avuto sabato scorso.
Dall’autobus 160 (e non 219) ho visto un sosia di Carlo Emilio Gadda, stessa corporatura, stessi capelli bianchi, vestito come lui in un abito blu chiaro e camicia bianca. Risaliva da una trasversale verso via Veneto.
Il giorno seguente, rifacendo lo stesso tragitto sul medesimo autobus, ho potuto verificare che la strada da cui proveniva questo sosia, o fantasma, era Via dei Lombardi (sic).
E basta.





turris asian, primo paragrafo, terzo frammento.

8 05 2015

TURRIS ASIAN

CHAPTER ONE

(LONG VERSION)

PAR.1, part 5–6

Il mio percorso nel centro della Città Eterna mi condusse a sfiorare -e sicuramente ad assorbire- una quantità spropositata di simboli e scritte.
Api, gigli di Francia, chiavi pontificali, cervi con una croce tra le corna, draghi, putti, sfingi, maschere, mascheroni, fregi, capitelli… Tutto finito probabilmente in qualche sogno, per la gioia dell’intero centro di ricerca, da Francesca agli indian brothers giù giù fino al segretario professorale.
Tra detour vari, tra una digressione e l’altra, giunsi -quasi ubriaco di immagini, come sempre quando tornavo a Roma dopo tanto tempo- nella zona della mia mia destinazione.
Via Margutta è una strana strada proprio nel cuore di Roma, Piazza del Popolo è a pochi passi: un posto stranamente tranquillissimo, quasi silenzioso, ma allo stesso tempo, dal punto di vista teorico, incasinatissmo.
Dubbio l’etimo stesso, tra deliri sulla “goccia di mare” causa torrentello proveniente da monte, nomi di barbieri tristanzuoli, bruttacchioni e obesi o di famiglie ivi residenti once upon a time. Dubbio l’ordine cronologico col quale narrare le cose. Dubbia la conformazione: dopo un tratto brevissimo via Margutta fa una svolta di novanta gradi e prosegue a lungo in parallelo alla via che avrebbe dovuto servire come retrobottega, via del Babuino: quindi una via di servizio, ad ospitare il fabbro il maniscalco, i cavalli con le relative carrozze, ogni genere di artigiano che potesse essere utile a quelli che abitavano i palazzi sulla via elegante.
Gente, quella dei palazzi, che un tempo si sarebbe detta “la classe dominante”. E forse sarebbe ora si dicesse di nuovo. Tanto per prendere atto, almeno.
Tutto un rumoreggiare di martelli, seghe, zoccoli animali, zoccoli di persone, lime, nitriti, voci, richiami, versi di animali di ogni altro genere. Questo doveva essere.
Poi nell’ottocento arriva il pretone di turno -a Roma c’è sempre e c’è sempre stato un pretone di turno- al quale poi verranno intitolati istituti scolastici: il quale si compra tutto, fa bonificare, fa ristrutturare, fa costruire collegi religiosi.
Ed ecco nel tempo la via paradisiaca, fuori dal mondo al centro di Roma. La via che, forse a partire da quegli artigiani dell’origine addirittura medievale, inizia ad ospitare artisti, stranieri, pittori. Ancora, annualmente, nell’era del digitale 3D, si celebrava il rito dell’esposizione, lungo tutta la via, di quadri dipinti, materiali, su supporti fisici. Un rito che metteva insieme artisti di gran talento e imbrattatele imbarazzanti, accomunati dalla appartenenza a qualche associazione o gilda o confraternita ad hoc. Da qualche anno poi la cosa era tornata particolrmente in auge in concomitanza con la moda del vintage e dell’analogico, della “materia” in ogni campo dello scibile umano. La wave anti-ebook movement, le nuove case editrici cartacee, il rifiorire delle grafiche di copertina un po’ Art Nuveau, un po’ costruttiviste, le macchine fotografiche analogiche, gli artigiani che producono strane pellicole per le medesime.
Ma tra queste considerazioni cronachistiche mi tornavano alla mente come flash le suggestioni storiche, mitiche e immaginarie. La strada percorsa dai passi piatti, leggeri ed ed eleganti di Audrey Hepburn e di tanti altri fantasmi artistici o cinematografici, compresa la bianca Lucia, la donna col candelabro che mi mostrò nel buio dell’infanzia mia nonna materna, perché lei proprio nell’infanzia l’aveva conosciuta: modella immaginaria dell’altrettanto immaginario pittore Tagliaferri, spirito esercitante la propria attività fantasmatica in via Margutta al numero 33. A che piano, non ricordavo. Non sapevo.

In questo tripudio di suggestioni ipnagogiche, significati, riferimenti, icone inossidabili, misteri veri o immaginari, la via Margutta, dopo il suo tragitto parallelo alla strada principale faceva un’altra svolta a novanta gradi a ricongiungersi: come a completare tre lati di un rettangolo, dei quali due cortissimi e uno molto lungo.
Per facilitare le cose, per ragioni poco logiche, in questo terzo lato breve cambia nome: quindi sostanzialmente la via Margutta finisce nel nulla, finisce sulla facciata di un palazzo di quella che per motivi in apparenza misteriosi -ma certamente ben noti a filologi, topografi, storici del tessuto urbano- invece di completare la via stessa, si chiama inaspettatamente via Alibert.
Eh, il povero Giacomo d’Alibert, nato in Francia, costruttore di teatri e di pallacordodromi, in un intrico e forse intrigo di parentele e conoscenze internazionali regali, dagli Orléans ai Savoia a Cristina di Svezia (che a Roma non manca mai, lei, specie dove c’è qualche mistero). Nel settecento il figlio di Giacomo aveva piazzato un teatro anche lì, proprio in via Margutta: dovevano pur ficcarli, Giacomo e Antonio, toponomasticamente da qualche parte. E con l’uso del solo cognome, si erano presi due piccioni , due Alibert con una fava. Magari anche tre, teatro compreso.
Così la via col nome del (forse) semplice barbiere popolano e grezzo, comunque si doveva inevitabilmente schiantare contro qualche nobile: solo conte, ma amico di regnanti e cardinali potenti.
Vabbè, alla fine il barbieraccio la nomina quasi tutta e vince la partita.

Avevo scelto che il mio albergo fosse lì. Per tutti quei motivi e forse anche per altri. Già troppi luoghi di Roma erano bruciati per altre mie storie.
La luce era ancora stupefacente e scolpiva con precisione di marmista scalpellino ogni minima forma che incontravo. Ma nell’atrio dominava una fresca penombra.
Percorsi la rampa di ingresso in salita verso quello che un tempo era stato un collegio. Il sito dell’albergo non ne specificava il nome, se maschile o femminile: non si sapeva né come né quando lo fosse stato: supponevo nel periodo post-pretone intrapreneur e speculatore.
Sulle pareti di marmo grigio scorreva l’acqua con un effetto molto rilassante.
Il consierge fece finta di non vedermi, ma solo finta. E se anche non mi avesse visto per davvero, comunque sarei stato già puntato dalle microcamere di vigilanza piazzate discretamente per ogni dove. Ma ben identificabili a uno sguardo esperto. Se non fossi stato un cliente riconosciuto dai software di identificazione facciale e corporea, avrei avuto qualche agente della sicurezza addosso dopo pochi secondi.

(Sono 976 parole: nella versione precedente erano 33)





la società dei megacentri “magnasghei”*

27 04 2015

Mi si è bruciato un faro anabbagliante: siccome mi aspetta un viaggio lunghetto e con tante gallerie ho pensato di metterlo subito a posto. Non conoscendo (ormai) bene qui in Alessandria sono arrivato in uno di questi megacentri di accessori per auto, gomme e che fannno anche un minimo di installazione.

Il giovane in tuta formalissima e linda grigia e gialla mi fa portare la macchina dentro l’enorme officina. Dopo un minuto arriva e con aria grave mi dice “eh ma qui c’è da smontare tutto il fanale”. “Quindi?” “Eh c’è anche la manodopera per lo smontagio e rimontaggio.” “Sarebbe?” “Almeno quaranta euro più il costo della lampadina.” Ringrazio e me ne vado.

Raggiungo l’elettrauto che mi aveva indicato mia sorella, un posto piccolissimo in Corso Carlo Marx. Dentro ci sono due persone, presumibilmente padre e figlio. Indosssano banali tute blu stazzonate come meccanici qualunque. Sono costretti a uscire fuori (piove a dirotto), perché dentro l’officina c’è posto per una sola macchina ed è già occupato. Il padre tiene l’ombrello, il figlio infila come un contorsionista la mano nel vano motore, raggiunge il faro e dopo cinque minuti ha già cambiato la lampadina.

Costo complessivo: 15  euro.

Questo significa sicuramente qualcosa, lascio a voi l’interpretazione.

*da bambino in vacanza a Rimini conoscemmo un signore vicentino molto risparmioso: ogni volta che suo figilo ed io chiedevamo di giocare a flipper (non necessariamente a lui, spesso ai miei) lui cominciava a inveire contro le “machine magnasghei”. Il che per anni nella mia famiglia è rimasto un modo di dire che ritenevamo molto comico e da usare in tutte le diverse occasione che prevedessero l’inserimento di monete.





poi non dire che non ero stato chiaro

27 04 2015

Sogno di ieri notte.

Sono ad Acqui in via Alessandria, cammino lungo il viale. La location del sogno chiaramente dipende dal fatto che sono stato in quei posti l’altro ieri per il concerto degi Yo Yo Mundi. Avevo parcheggiato proprio lì, sotto gli alberi. Da un grande ingresso (nella realtà se ho capito bene si tratta di un ospedale) esce un Renzi incappottato col bavero rialzato e una faccia scura, e viene verso di me. Solo. (“e quello per questo è un sogno!”, cit.) Lo guardo per niente stupito. Mi passa accanto. Allora io in una manovra possibile solo in sogno non solo torno indietro ma me lo trovo di  nuovo di fronte. Osservo la faccia corrucciata, le mani infilate nelle tasche del cappotto non so se nero o blu scurissimo.  Adesso riflettendoci la cosa che qualifica maggiormente il sogno è questa aria corrucciata e nient’affatto spavalda del personaggio. In quella veste e in quella situazione mi suscita una strana sensazione di comprensione.  E’ un sogno!

Forse scambiamo due frasi forse no, non ricordo: in ogni caso il sogno finisce con me che gli dico “comunque non sono d’accordo con te su niente.”.

Dissolvenza.

Nero.








Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.704 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: