quelli che…

23 11 2016

Mi sento di dire con sicurezza che questa storia del referendum sia andata troppo oltre.
Specie sui social, dove non si parla d’altro, quasi sempre con toni aggressivi e insultanti.
Una delle cose interessanti a livelo sociologico e psicologico è che quellì che votano no si sentono assediati da quelli che votano sì e viceversa.
A me sembra che in generale da ambo le parti si sia passato il segno.
E non oso pensare quel che succederà negli ultimi giorni che ci aspettano.
In tutto questo, tra accuse reciproche e soprattutto DISPREZZO reciproco, trovo tra le più tristi le figure di quelli che che votano sì”turandosi il naso”, per usare un’espressione di montanelliana memoria.
Tipo Cacciari, insomma. Che in tutti i dibattiti -ai qual per ragioni imperscutabili viene invitato in continuazione- non nasconde il disgusto per la riforma ma dichiara con smorfie di ogni genere che voterà sì.
Io il concetto di “porcellum” (ovvero accettare e promuovere una riforma già sapendo che fa schifo e magari è pure incostituzionale) facevo fatica già ad accettarlo da un rozzo leghista come Calderoli.
Ma da un filosofo non ce la faccio proprio.
A questo punto mi sembrano più onesti i Testimoni di Renzi.
Sono insopportabili. Ma almeno nella loro visione messianica hanno fede.





“Trump l’oeil”

17 11 2016

“Trump l’oeil” è già stato detto?





incongruenze trumpesche

10 11 2016

Comunque trovo incongruente che il vice di un multimiliardario si chiami come una manciata di monetine.





udite udite

31 10 2016

Annunciazione annunciazione. Ho inventato il mio primo hashtag.
#bastaunosticazzi





schieramenti

13 10 2016

Per il referendum costituzionale hanno parlato i leader degli schieramenti.

Renzi per il SÌ, Zagrebelsky per il NO, Cuperlo per il NON SA, NON RISPONDE.





ci sono anche io

1 10 2016

http://neweramuseum.org/words/2016/10/1/nem-hipstamatic-11-armineh-hovanesian-selection





combinato indisponente

1 10 2016

Ho seguito con una certa angoscia ieri sera il “dibattito” tra Il presidente del consiglio che ovviamente caldeggiava (a tratti coi soliti modi arroganti per non dire tracotanti) la riforma costituzionale e il professor Gustavo Zagrebelsky, uno dei più autorevoli sostenitori del NO al referendum.
Ho letto giudizidi ogni genere sui social network, tra i più sensati quelli che sostenevano l’impossibilità di far passare ragionamenti complessi (quelli di Zagrebelsky) negli stentati tempi televisivi.
Molti sostenitori del NO scrivevano traumatizzati per la piega che stavano prendendo le cose.
Da semplice “pratichino” dei media, senza crediti accademici di alcun genere, ferma restando la difficoltà di far passare in TV concetti di una certa complessità (e, vorrei anche dire, “eleganza intellettuale”) penso che alcuni errori siano stati compiuti dal professore.
A partire dal fatto che mi sorprende il professore fosse impreparato NON alla aggressività del suo interlocutore, ma alla sua abilità a buttarla in “caciara” o “ammuina”, per usare termini coloriti, assai poco accademici.
Mi sorprende che in “Libertà e Giustizia”non ci sia stato nessuno in grado di prepararlo a questa evenienza. Ma evidentemente non c’è stato.
L’errore fondamentale che mi è parso di percepire, quello, dopo convenevoli nei quali Renzi ha negato di aver mai usato  il termine “gufo” o  altri simili (in effetti a proposito di personaggi come Zagrebelsky usava il sarcastico “professoroni”…), è stato quello di non aver affrontato immediatamente il tema della riforma costituzionale nei suoi aspetti aberranti.
Il dibattito si è perso per un secolo sul famigerato “combinato disposto” tra legge elettorale e riforma costituzionale. Ovviamente Renzi ci è andato a nozze, in questa digressione inutile.
A un certo punto mi pareva lo spirito di Bersani avesse posseduto il professore.
Invece, da “pratichino”, secondo me serviva puntare dritto alla Costituzione.
In questo modo (parlando di una legge elettorale che sta nel limbo, applicata a una riforma costituzionale che non si sa se verrà approvata o bocciata) si è finito col parlare di sesso degli angeli.
Perfino Mentana (che certo non è stato di gran polso) a un certo punto si è sentito in dovere di richiamare al tema il dibattito.
In sostanza penso che il professore avrebbe potuto focalizzare il discorso (cosa che è parzialmente avvenuta nella parte finale) sulla perversione del modo di formare il Senato nella riforma. E, tema che non è praticamente stato toccato se non in un paio di frasi, la complessità demenziale del nuovo articolo 70 rispetto alla quale nemmeno i costitusionalisti di varia estrazione sanno dire con precisione a quanti iter diversi, a seconda dei casi, la nuova logorroica versione alla fine porterà. E a quanti pretesti per ricorsi alla Corte Costituzionale con conseguenti RALLENTAMENTI.
Altro che velocizzazione, altro che semplificazione.
Questo è il parere del pratichino.
Per un ragionamento molto più alto, ampio e illuminante, rimando al post/articolo di Alessandro Gilioli, perché non saprei dire meglio.
Ultima cosa.
Penso sia chiaro a tuti, anche a fronte di un ragionamento semplicissimo, che cambiamento non vuol necessariamente dire “in meglio”.
Il cambiamento in sé NON è un valore.

IL DIBATTITO

 








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