on the border

19 02 2018

Se vince la lega sono dazi amari.

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un vero stratega

15 02 2018

Negli anni settanta non sono stato comunista.

Negli anni ottanta non sono stato yuppie.

Negli anni novanta non sono stato berlusconiano.

In tempi recenti non sono stato renziano.

Poi uno si chiede perché non ha mai combinato un kaiser.





finissima citazione

30 01 2018

“Io li odio i nazareni dell’Illinois”





si è rotta la canna del cesso

25 01 2018

Quando ero bambino, nella mia città natale Alessandria, tra via Galileo Galilei (sede della scuola elementare) e Piazza Mentana (allora una bella piazzetta, divisa in due con giardini e giochi per i più piccoli tipo scivolo e altalene) già tra noi bambini di meno di dieci anni -che ci andavamo a giocare tranquillamente DA SOLI- si notava una certa differenza tra i furbetti e gli ingenuoni, categoria alla quale io appartenevo. E alla quale continuo ad appartenere ora, che sono decrepito.
Uno scherzo che i furbetti praticavano nei nostri confronti era dapprima semplice, poi per forza si doveva complicare. Iniziavano a raccontare storie mirabolanti, la tiravano alla lunga e quando chiedevi “e poi cosa è successo?” loro sghignazzando sberleffavano “SI E’ ROTTA LA CANNA DEL CESSO!”

Ecco, forse non parliamo esattamente della canna del cesso, diciamo di una più nobile, comunque una canna si à pesantemente danneggiata. Parliamo del mio cuore. Ho avuto un infarto e non si sa con precisione nemmeno quando e perché. Tempo fa.

Accusavo forti dolori alla schiena e il medico di base aveva indirzzato verso il discorso “colonna vertebrale”, “ortopedico”, “fisioterapia”.
Invece.
Per fortuna a un certo punto sono andato al pronto soccorso dell’Ospedale S. Andrea, dove in fatto di cardiochirurgia sono il meglio.
In breve. In circa due settimane ho subito due interventi in endoscopia e l’applicazione di un defibrillatore interno.
Così adesso sapete tutto.
Non cercatemi al telefonono per auguri o simili perché sono appena rientrato a casa e non mi sento di parlare.
RINGRAZIO TUTTI COLORO CHE SU FACEBOOK E PER OGNI DOVE SI SONO PREOCCUPATI, a volte ripetutamente, PER ME.
A’s vigùma.
Ancora per un po’, almeno.

UTIC





fine danno

31 12 2017

Il motivo per il quale io mi senta in dovere di scrivere qualcosa solo perché oggi è l’ultimo giorno dell’anno mi è oscuro.
Forse perché su facebook fioccano gli auguri e le celebrazioni, gli entusiasmi e gli ottimismi per quel che deve venire.
Io invece sono soprattutto malinconico, e scelgo di esserlo qui.
Del resto facebook neanche di essere me stesso, ovvero William, mi concede.
Per il prossimo anno posso anche fare dei programmi, per carità.
Ma ormai si sa che sono meri esercizi stilistici.
Per esempio ho verificato che l’ultima copia stampata in copisteria del romanzo al quale sto lavorando da eoni (Turris) è datata 2 gennaio 2017: e sicuramente mi riproponevo di avanzare baldanzosamente nel corso di questo anno che invece si chiude.
Il risultato è che ho scritto ancora sì e no un capitolo e mezzo, preso un certo numero di appunti su materiai e riferimenti da utilizzare.
Come se non bastasse mi sono reso conto che questa lentezza (dovuta sicuramete ANCHE ai tempi spezzattati disponibili per via del lavoro) mi causa un continuo resettaggio mentale. Eh sì, perché a distanza di un anno mi viene da cambiare le tematiche, i punti focali: tutto si trasforma -come me stesso, del resto- in una fabbrica del duomo instabile dal progetto che si modifica perennemente.
Poi ci sono le problematiche di salute: in questo mese ho lavorato pochissimo per la TV quindi avrei potuto essere produttivo ma…
Chissà se nel 2018 riuscirò a fare alcune cosette che mi riporpongo da mesi, tipo:
– scrivere un post sul perché mi sento così legato alla città dove sono nato e cresciuto
(un post di Andrea Di Consoli su facebook proprio oggi mi ha richiamato a questa necessità).
– scrivere un post sulla mia visione della fotografia oggi, tra iPhone e Hasselblad.
– riprendere il filo di Turris e procedere a tambur battente prima dell’ennesimo cambio di obiettivo nella trama.
Queste sono domande più che desideri.
Intanto devo portarmi avanti coi rigraziamenti.
– Phil e Ilaria che sopportano i miei cambi di umore e i miei continui malanni.
– Le mie colleghe e colleghi di Unomattina ma specialmente del Caffé di RaiUno.
Non faccio nomi perché sarebbe inelegante, ma loro sanno.
Uno per uno. Una per una.

E niente, se sarò ancora in grado di scrivere qui sopra ci leggiamo tra un anno con le stesse giaculatorie, con gi stessi propositi, con la stessa approssimazione emotiva.
Intanto voi andate avanti, mi raccomando.
Che a non combinare un tubo ci penso già io per tutti.





notiziona

27 11 2017

Anche oggi sono morto un po’. Come tutti.





la fotografia secondo william

19 11 2017







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